Un pianeta può essere intelligente?

di Edwige Pezzulli
  • Obiettivo Primario: 12 - Consumo e produzioni responsabili

Dalle prime tracce di fotosintesi all’attuale crisi climatica, l'evoluzione della biosfera ha plasmato in maniera sostanziale il nostro pianeta. E se la biosfera fosse anche dotata di intelligenza? Cosa succederebbe se anziché su quella individuale, ci concentrassimo sull’intelligenza collettiva di un sistema? Domande di questo tipo potrebbero aiutarci a comprendere meglio i limiti della nostra esistenza e a cercare ipotetiche civiltà oltre i confini del sistema solare.

 
L’attività collettiva della biosfera terrestre ha la capacità di cambiare radicalmente l’aspetto del nostro pianeta: le piante per esempio, come anche alcuni batteri, hanno sviluppato la fotosintesi, rilasciando grandi quantità di ossigeno nell’atmosfera e causando una vera e propria estinzione di massa di tutte le forme di vita per le quali l’ossigeno non solo non era indispensabile, ma risultava addirittura letale [link all’articolo].

Quando parliamo di intelligenza ci viene subito in mente quella individuale, eppure molti studi pongono sempre più l’accento sull’esistenza di un’intelligenza collettiva: dagli insetti eusociali, che prendono decisioni comunitarie, alle muffe, capaci di individuare il percorso più breve in un labirinto, passando per noi, animali umani, la cui intelligenza si esprime soprattutto in virtù del nostro essere sociali. Se alcune attività collettive della vita possono cambiare il mondo, un’intelligenza che operi su scala planetaria potrebbe fare altrettanto? È possibile considerare a tutti gli effetti l’intelligenza come una proprietà della biosfera? Per rispondere a queste domande, dobbiamo prima di tutto comprendere lo stato attuale dell’intelligenza sulla Terra e in che modo i sistemi viventi e tecnologici possano integrarsi su scala globale.

 

Intelligenza planetaria

Il concetto di intelligenza planetaria è stato introdotto dagli astrofisici statunitensi Adam Frank, David Grinspoon e dalla fisica Sara Walker, in uno studio nel quale essa viene definita come l’acquisizione e l’applicazione di una conoscenza collettiva che opera su scala planetaria. Attraverso una definizione in termini di attività cognitiva e di conoscenze che compaiono solo a livello globale, il gruppo di ricerca ha ampliato naturalmente il concetto di intelligenza oltre le specie che possono ragionare o costruire strumenti in senso tradizionale.

Questa forma di intelligenza globale rappresenta un vero e proprio sistema complesso con due attributi fondamentali: l’auto-mantenimento e il mostrare dei comportamenti emergenti [link articolo], proprietà, quest’ultima, che impedisce di prevedere quali caratteristiche si manifesteranno effettivamente nel sistema.

Sul nostro pianeta, questo tipo di cognizione potrebbe essere intravisto nella risposta umana alla crisi globale dovuta alla riduzione dell’ozonosfera o ai cambiamenti climatici, accenni di una nascente intelligenza planetaria nella quale le decisioni rispetto al problema globale sono state prese e coordinate però solamente a livello locale. Un’intelligenza planetaria dovrebbe invece essere più grande della somma delle attività su scale più piccole, esistere cioè a livello della biosfera o della cosiddetta tecnosfera (ossia l’aggregato delle attività tecnologiche planetarie). Oltre alla scala, poi, abbiamo costruito un insieme di sistemi e tecnologie che influenzano direttamente il pianeta ma che non hanno la capacità di auto-mantenersi: la maggior parte del nostro consumo energetico, per esempio, coinvolge l'uso di combustibili fossili, che degradano l’ambiente. Le tecnologie e le energie che utilizziamo per sopravvivere stanno distruggendo l’equilibrio della biosfera, il che a sua volta distruggerà buona parte della biosfera stessa. La vera chiave di un’intelligenza globale, quindi, è la costruzione di attività collettive della vita capaci di tutelare il sistema vivente.

 

Immaturi

Frank, Grinspoon e Walker ipotizzano quattro possibili fasi della Terra, o di un qualsiasi pianeta in grado di ospitare vita e civiltà tecnologiche capaci di sostenersi.

Una prima fase è quella della biosfera immatura, simile a ciò che la Terra ha vissuto miliardi di anni fa, durante l’Archeano, quando i feedback tra sistemi geofisici e organismi viventi erano insufficienti per permettere una co-evoluzione tra le parti.

Un feedback importante sullo stato geofisico di un pianeta è esercitato dalla biosfera nella fase matura, che sulla Terra è occorsa dopo il Proterozoico: in questa fase si sono formati continenti stabili, si è sviluppata vegetazione e fotosintesi, l’ossigeno si è accumulato nell’atmosfera.

Attualmente ci troviamo nella fase di tecnosfera immatura: i vari sistemi tecnologici interconnessi, come quelli di comunicazione, trasporto o tecnologia che abbiamo costruito, producono una grande forzatura sugli altri sistemi geofisici, dall’atmosfera all’idrosfera, ma senza essere in grado di sopperire al continuo fabbisogno di risorse richieste per il loro mantenimento. La nostra tecnosfera, insomma, sta lavorando contro sé stessa. Su di un pianeta con tecnosfera matura, invece, il feedback tra attività tecnologica e sistema bio-geofisico verrebbe modificato intenzionalmente per garantire la massima stabilità della struttura. I sistemi tecnologici, quindi, dovrebbero essere in grado di creare benefici per l'intero pianeta e consentirebbero sia alla tecnosfera che alla biosfera di prosperare.

Così come miliardi di anni fa la biosfera si è stabilizzata in modo autonomo, permettendo alla vita stessa di esistere, così potrebbe costituirsi una tecnosfera capace di auto-mantenersi. La vera domanda è capire come sia fatta e cosa significhi nella pratica, per noi, un’intelligenza planetaria, per delinearne i contorni e comprendere i passi necessari per avviare una transizione verso la maturità - almeno in linea teorica.

Se ancora non si conosce la risposta, però, l’importanza della domanda è chiara nelle sue molteplici sfumature. Da un lato, sollevare la questione permette di ottenere informazioni preziose sulla sopravvivenza della vita sulla Terra nel passato, nel presente e nel prossimo futuro. Dall’altro, aiuterà la ricerca di forme di vita al di fuori del sistema solare: le uniche civiltà tecnologiche con le quali potremo mai entrare in contatto, infatti, sono quelle che non si sono distrutte per un po’ di tempo, formate cioè da esseri capaci di costruire l’unica forma di intelligenza in grado di perdurare, in forma collettiva e planetaria.

 

Scheda docente

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  • Frank, Adam; Grinspoon, David; Walker, Sara. "Intelligence as a Planetary Scale Process." International Journal of Astrobiology, 2022 [link]

  • Wolpert, David H.; Kagan, Temores. "An Introduction to Collective Intelligence." Tech Report: NASA-ARC-IC-99-63, 1999 [link]

  • Malone, Thomas; Bernstein, Mark S. "Handbook of Collective Intelligence." Cambridge, MA: MIT Press, 2015

  • Mallon, Emily; Pratt, Stephen; Franks, Nigel. "Individual and Collective Decision making During Nest Site Selection by the Ant Leptothorax albipennis." Behavioral Ecology and Sociobiology, 2001, 50: 352–359

  • Reid, Chris R.; Latty, Tanya. "Collective Behaviour and Swarm Intelligence in Slime Moulds." FEMS Microbiology Reviews, 2016, 40: 798–806

  • Planetary Intelligence: A Thought Experiment - University of Rochester Newscenter