Il fascismo e la scuola

Gli obiettivi


Il fascismo tenne costantemente in alta considerazione la scuola e l’educazione, nella prospettiva di farne il cuore pulsante del regime e formare l’«uomo nuovo» voluto da Mussolini. In una prima fase, il duce si affidò al ministro dell’Istruzione Gentile, che però elaborò una riforma più di impostazione liberal-conservatrice che aderente agli ideali del fascismo. Per renderla compatibile con le finalità della dittatura, fu perciò avviata un’opera di fascistizzazione degli insegnanti e degli apparati scolastici. Dopo il 1929 – visti i modesti risultati raccolti – si passò a una seconda fase: il perseguimento della scuola fascista vera e propria (e non solo fascistizzata), affiancata dalle opere educative del regime (l’Opera Nazionale Balilla fondata nel 1926 e poi dal 1937 la Gioventù Italiana del Littorio).

Si parlerà di:

  • Mussolini e l’«uomo nuovo del fascismo» (il duce ambì a modellare gli italiani attraverso la scuola e le opere educative del regime in vista di un «uomo nuovo», disciplinato, consapevole di far parte di una grande Nazione, guerriero, leale al regime: il modello ispiratore era lo squadrista della prima ora).

  • La riforma scolastica del 1923 elaborata da Gentile nel suo tradizionalismo élitario rifletteva più gli ideali neoidealisti del filosofo che quelli del fascismo. Soltanto propagandistica la frase attribuita a Mussolini che si trattasse della più fascista delle riforme avviate dal regime.

  • La scuola fu rapidamente, sul piano esteriore, indiscutibilmente fascistizzata e poi fascista a tutto tondo. Ma gli insegnanti – dalla scuola elementare all’istruzione secondaria – furono spesso sotto traccia dei resistenti passivi che nel chiuso della loro aula perseguivano finalità educative non di rado indipendenti. Ricorrenti furono le lagnanze dei gerarchi per la scarsa affidabilità dei docenti.

  • Fu perciò necessario integrare l’opera della scuola con le istituzioni educative direttamente dipendenti dal regime come l’Opera Nazionale Balilla e in seguito la Gioventù Italiana del Littorio, in vista anche del potenziamento dell’educazione fisica sollecitato gli avversari di Gentile, che lo accusavano di aver predisposto una riforma troppo basata sul sapere intellettuale.

  • Fu il ministro Bottai a impostare il progetto della scuola fascista delineato nella Carta della Scuola del 1938, progetto tuttavia restato incompleto per lo scoppio della guerra.



Relatore


Giorgio Chiosso è professore emerito di Storia della Pedagogia nell’Università di Torino. Ha insegnato anche nelle Università Cattolica di Brescia, di Lecce e di Padova. Ha al suo attivo numerose ricerche sull’educazione in Italia tra Otto e Novecento, confluite nei volumi L’educazione nazionale da Giolitti al primo dopoguerra (1983), La stampa scolastica in Italia dal 1920 al 1943 (1997), i due volumi sull’editoria per l‘educazione e la scuola (Teseo, 2003 e Teseo 900, 2008) e il Dizionario Biografico dell’Educazione (2013), realizzato in collaborazione con il prof. Roberto Sani. Per Mondadori Education dirige la collana «I saperi dell’educazione» (oltre 50 titoli di argomento pedagogico, didattico, psicologico, sociologico e giuridico). Ha appena pubblicato il volume Il fascismo e i maestri (Mondadori Università)

 

Moderatore


Duccio Canestri, Docente e consulente editoriale, Mondadori Education.