Scritture di gente comune. Fonti storiografiche, risorse didattiche

Di Fabio Caffarena

Fabio Caffarena, che insegna Storia contemporanea e Didattica della Storia all’Università di Genova, illustra le caratteristiche di una fonte non ancora del tutto esplorata dalla ricerca storiografica: le cosiddette «scritture popolari», ovvero testi (di varia natura e scopo) scritti da persone «semicolte». Quindi passa in rassegna gli istituti nati con la finalità di raccogliere, archiviare e mettere a disposizione questi materiali per la ricerca, e gli usi didattici che ne sono stati fatti.

«la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla»
Gabriel García Márquez, Vivere per raccontarla, 2002

 

Le «scritture popolari» e la storiografia

In un saggio del 1978, L’histoire et la longue durée (tradotto in italiano nel 1980) lo storico francese Michel Vovelle (1933-2018) sostiene che ogni epoca fornisce alla ricerca le fonti idonee a rappresentarla: tra queste, l’epoca contemporanea mette a disposizione le cosiddette «scritture popolari», ovvero le testimonianze scritte della «gente comune», di soggetti semicolti – secondo una definizione proveniente dagli studi linguistici – che non usano la scrittura in modo professionale, ma sono autori di testi utilizzabili per dare profondità critica e interpretativa a processi e singoli eventi.

L’affermazione dello Stato moderno, organizzato burocraticamente, costrinse i cittadini ad affiancare la comunicazione orale con quella su carta: la scrittura – appresa almeno in forma rudimentale nella scuola pubblica – diventò così una pratica che facilitò il controllo sociale da parte delle istituzioni e il bisogno di relazionarsi con il potere favorì anche il moltiplicarsi di testi spontanei, nella forma di suppliche o rivendicazioni, che rappresentano un atto di cittadinanza. L’utilizzo di carta e penna fra i «ceti popolari» – peraltro categoria alquanto sfuggevole – va analizzato sul lungo periodo e in epoca contemporanea l’esplosione della scrittura fu una questione di scala, non solo per la diffusione della scolarizzazione, ma perché tale epoca fornì molte occasioni collettive per scrivere. Migrazioni e guerre spezzarono infatti le strutture sociali consuete, ampliando la dimensione mentale di individui fino ad allora confinati all’orizzonte della comunità di appartenenza. Ne seguì l’attivazione di pratiche scrittorie trasversali dal punto di vista sociale e di genere, capaci di illuminare almeno uno scorcio – ricco di dettagli e sfumature – dei complessi mutamenti in corso, di quel rimescolamento di ruoli sociali innescato da eventi separatori di massa.

Suppliche, carteggi, diari, memorie e autobiografie, nell’ambito della ricerca storico-sociale e culturale, costituiscono un campo d’indagine non ancora del tutto esplorato. Questi materiali, soprattutto negli ultimi decenni, sono stati utilizzati come fonti per comprendere dall’interno dei vissuti individuali le mentalità, i processi di autopercezione, di affermazione dell’identità e delle esperienze soggettive connessi soprattutto all’avvento della società di massa. Contestualmente, sono emerse significative istanze metodologiche sul loro utilizzo.

Le scritture personali sono strumenti, ma anche oggetti di riflessione storiografica: l’utilizzo di tali testimonianze consente di leggere la storia con una lente costituita dalle esperienze di singoli individui, di muoversi tra le righe intersecanti di percorsi soggettivi e collettivi. Si tratta quindi di cimentarsi in una paziente opera di tessitura, di incrociare piani generali e particolari, per restituire ai grandi eventi sfumature di storie reali – minime, ma non per questo irrilevanti – in grado di coglierne la complessità.

Sono pratiche, testi, utili insomma per «comprendere gli altri», come ha scritto lo studioso polacco Witold Kula (1916-1988) nelle sue Riflessioni sulla storia (1959) riferendosi al «compito che lo storico deve prefiggersi», convinto che «non è facile averne uno più difficile. È difficile averne uno più bello».

 

Archivi di scrittura popolare: Pieve Santo Stefano, Trento e Genova

Il manifesto programmatico Per un Archivio interregionale della scrittura popolare, elaborato dallo storico Antonio Gibelli e pubblicato nel 1986 su varie riviste scientifiche, rappresenta l’atto di nascita della rete di archivi di scrittura popolare in Italia, il cui iniziale scopo era «coordinare ricerche locali e iniziative sparse già esistenti, – si legge nel documento – cominciando ad allestire un catalogo unificato dei materiali inediti reperiti e utilizzati da singoli studiosi e da gruppi, e tentando in tal modo di correggere la dispersione propria al recupero di fonti di questo genere, analogamente a quanto è stato fatto nel campo delle fonti orali».

Al di là dell’imprescindibile attività di raccolta e conservazione, l’attenzione alle scritture popolari segnava una rottura con la storiografica tradizionale, ponendo le basi per esperienze di ricerca e didattiche finalizzate a ricostruire e raccontare la storia con nuovi individui-narratori scelti tra contadini, operai, donne, bambini, soldati e migranti.

Nel 1984 lo scrittore e giornalista Saverio Tutino (1923-2011) aveva fondato a Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, l’Archivio Diaristico Nazionale (ADN), inteso come «vivaio della memoria» dove raccogliere scritti autobiografici di gente comune: un progetto per certi aspetti visionario, ma coerente con la parabola politica, militante di sinistra e professionale di Tutino, interessato a valorizzare le memorie personali non tanto per finalità di ricerca, ma come forma di impegno civile.

In Trentino, a partire dalla fine degli anni Settanta, carteggi, diari, memorie e autobiografie iniziarono a essere raccolti da ricercatori e docenti legati alla rivista «Materiali di Lavoro» (1978-1992) nell’ambito dei corsi di diritto allo studio rivolti a studenti-lavoratori: un’attività condotta in un territorio culturale di confine, caratterizzato da estese zone grigie di alfabetizzazione precaria, all’interno del quale trovare le chiavi di accesso per comprendere le mentalità, i processi di autopercezione, di affermazione dell’identità e delle esperienze soggettive connessi all’avvento della società di massa fra Otto e Novecento. Partendo da tali precisi intenti storiografici nel 1987 venne così fondato l’Archivio della Scrittura Popolare di Trento (ASP) all’interno del Museo del Risorgimento e della Lotta per la Libertà, oggi Fondazione Museo Storico del Trentino.

Nel medesimo periodo, all’Università di Genova, un filone di ricerca dedicato all’impatto dei grandi eventi sul vissuto soggettivo, legato soprattutto a tematiche di storia dei processi migratori e della Prima guerra mondiale, fu sviluppato da Antonio Gibelli nell’ambito dell’insegnamento di Storia Contemporanea nell’allora Istituto di Storia Moderna e Contemporanea: tramite seminari e laboratori gli studenti furono attivamente coinvolti nell’acquisizione e nello studio di nuove testimonianze in un territorio ampio, ben oltre i confini regionali, sulle quali, non di rado, discutere la propria tesi di laurea. Le carte reperite e riprodotte attraverso questo virtuoso canale, catalogate e talvolta trascritte, costituirono il primo nucleo dell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare (ALSP), dal 2017 laboratorio di ricerca del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Genova. Decine di diari, memorie, autobiografie, ma soprattutto migliaia di lettere custodite dall’ALSP – circa 70.000 documenti (in originale o copia digitale) – dal 2023 fanno parte del patrimonio culturale dell’Ateneo ligure insieme al cospicuo numero di quaderni scolastici (circa 2000) risalenti soprattutto al ventennio fascista. L’ALSP possiede inoltre un consistente fondo fotografico comprendente oltre 7000 immagini provenienti in gran parte dai campi di battaglia della Grande guerra e dagli archivi familiari dei migranti. Le testimonianze più antiche risalgono alla prima metà dell’Ottocento, le più recenti ai primi anni Duemila (i messaggi lasciati in piazza Alimonda per Carlo Giuliani, il manifestante ucciso durante le proteste contro il G8 di Genova del 2001).

 

Connessioni nazionali e internazionali

Queste istituzioni, in continua espansione grazie a un ininterrotto flusso di donazioni documentali, rappresentano un argine alla dispersione della memoria, nella consapevolezza che vicende personali in apparenza simili a tante altre rappresentino invece tessere irrinunciabili di vissuto collettivo: se dopo circa quarant’anni di attività è possibile affermare che la missione conservativa, di analisi e di presidio culturale sul territorio abbia funzionato, l’idea di elaborare un catalogo unificato dei materiali – legato alla creazione della Federazione Nazionale degli Archivi di Scrittura Popolare – è rimasta invece allo stato embrionale, a causa delle specificità istituzionali e culturali dei principali archivi coinvolti.

Tali archivi sono stati invece in grado di stabilire virtuose sinergie scientifiche e reti a livello internazionale: tra le collaborazioni più proficue quella con il gruppo di ricerca spagnolo dell’Università di Alcalá, attualmente coordinato da Antonio Castillo Gomez e Verónica Sierra Blas, che nel 2004 ha istituito il Seminario Interdisciplinar de Estudios sobre Cultura Escrita (SIECE) mettendo a frutto un’esperienza didattica e di ricerca iniziata alla metà degli anni Novanta e ha contribuito a fondare la Red de Archivos e Investigadores de la Escritura Popular (RedAIEP).

Ai centri di Pieve Santo Stefano, Trento e Genova, si sono aggiunti nel 2019 Ammentos – Archivio Memorialistico della Sardegna, legato scientificamente all’Università di Sassari, e l’Archivio Siciliano di Scritture Popolari (ASSP), istituito nel Centro di studi filologici e linguistici siciliani dai Dipartimenti di Scienze Umanistiche delle Università di Palermo, Catania e Messina in collaborazione con altre istituzioni culturali regionali.

 

Centri di un racconto collettivo

Da un punto di vista formale i centri di raccolta di testimonianze scritte di gente comune non possono essere definiti archivi – intesi come complessi organici di documenti espressione dell’attività di un ente o di un soggetto – ma collezioni documentali: nonostante ciò i vissuti custoditi nelle lettere, nei diari e nelle memorie autobiografiche danno vita a una particolare forma di archivio, a un racconto collettivo costituito da tante tessere di un unico – seppur sfaccettato – mosaico esperienziale, da percorsi esistenziali intrecciabili per ricostruire un quadro sociale più ampio. Sono «chili e chili di ricordi, – ha scritto il drammaturgo e attore Mario Perrotta ne Il paese dei diari (2009) – raccolti in milioni di pagine, assemblate in migliaia di diari, lettere e memorie» che rappresentano il «tentativo tenace di opporre resistenza alla dimenticanza, in una battaglia impari tra poche migliaia di sopravvissuti contro milioni di esistenze di cui non sapremo mai nulla».

 

Risorse didattiche

Gli archivi di scrittura popolare – non più intesi esclusivamente come luoghi di conservazione, consultazione e ricerca – sono diventati nel corso degli anni spazi di apprendimento e formazione che hanno visto il moltiplicarsi di esperienze didattiche che dalla scuola primaria arrivano fino agli insegnamenti universitari. Si tratta di proposte e iniziative caratterizzate dal bisogno di introdurre nella comunicazione della storia un approccio legato alla narrazione, all’history telling: un compito svolto per esempio dall’ASP attraverso varie iniziative didattiche come l’History Lab, progetto della Fondazione Museo Storico del Trentino mirato alla divulgazione storica attraverso supporti audiovisivi, mentre il Piccolo museo del diario di Pieve Santo Stefano ha creato un percorso interattivo e multisensoriale per raccontare l’ADN anche attraverso appositi laboratori didattici.

La necessità di raccontare la storia attraverso le storie nasce inoltre dal presupposto che i docenti, per poter soddisfare i bisogni formativi delle nuove generazioni, non possano più far uso delle sole modalità di insegnamento tradizionali basate sulla mera trasmissione del sapere – seppur queste vadano conservate per la loro validità intrinseca – bensì debbano ripensare alla tematica da proporre utilizzando fonti sulle quali creare e sperimentare nuovi approcci mantenendo i canoni di affidabilità della ricerca scientifica, nel contesto di una didattica e di una disseminazione della storia sempre più improntate a un approccio attivo e laboratoriale.

A tale scopo l’ALSP partecipa dal 2021 allo sviluppo del Sistema Museale d’Ateneo dell’Università di Genova (SMA), concepito per condividere con la collettività il proprio patrimonio culturale (libri, documenti archivistici e reperti museali) e i risultati della ricerca: in particolare l’ALSP ha messo a disposizione sulla Piattaforma DOGE Percorsi digitali parte del cospicuo fondo di testimonianze dei migranti che ha trovato applicazioni didattiche in diverse scuole. A partire dal 2023 l’ALSP ha stabilito inoltre rapporti di collaborazione con l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE) per lo sviluppo di iniziative congiunte di valorizzazione archivistica e progettazione di attività di modellizzazione a uso didattico delle fonti di scrittura popolare, attraverso il coinvolgimento di insegnanti, istituzioni educative, scientifiche e sociali che hanno visto la prima applicazione nel progetto Memorie Familiari Migranti (MEFAM), finalizzato a educare al fenomeno migratorio attraverso storie personali, testimonianze dirette e riflessioni critiche sui fenomeni migratori del passato e contemporanei: il progetto ha coinvolto studenti di quattro scuole italiane, che hanno realizzato un lavoro di ricerca e dialogo con le comunità attraverso video e podcast su storie migranti.

 

Laboratori didattici in grado di produrre lavoro intellettuale

Tali progetti evidenziano la necessità di promuovere l’attivazione di «attrezzati laboratori» didattici per produrre «lavoro intellettuale», come auspicato già nel 1979 dal critico letterario e poeta Edoardo Sanguineti (1930-2010) negli Appunti di didattica letteraria: laboratori in funzione negli archivi di scrittura popolare, nei quali – al fine di evitare banalizzazioni e abusi divulgativi dei documenti – i precetti metodologici della ricerca storica funzionano da imprescindibili supporti per un’innovativa fruizione didattica dei patrimoni documentali conservati.

Marzo 2026

Immagine di copertina: l’ingresso del Piccolo museo del diario, presso l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo.

 

Per approfondire

La citazione in esergo è l’esergo di Gabriel García Márquez, Vivere per raccontarla, trad. di Angelo Morino, Mondadori, Milano 2002 (l’edizione più recente è quella nella collana Oscar Mondadori-Bestsellers, 2004).

Il saggio di Michel Vovelle apparve in una raccolta che doveva presentare i più recenti orientamenti della scuola storiografica francese raccolta intorno alla rivista «Annales» e all’École des Hautes Études en Sciences Sociales: La nuova storia, a cura di Jacques Le Goff, trad. di Tukery Capra, Mondadori, Milano 1980 (seconda ed. 1990; il saggio di Vovelle, Storia e lunga durata, alle pp. 47-80).

La traduzione italiana del saggio di Witold Kula è: Riflessioni sulla storia, a cura di Marta Herling, introduzione di Bronisław Baczko, Marsilio, Venezia 1990.

Su Saverio Tutino si può vedere la voce del Dizionario biografico degli italiani (2020) firmata da Alessandro Casellato.

Il saggio Appunti di didattica letteraria si legge in Edoardo Sanguineti, La missione del critico, Marietti, Genova 1987.

Il libro di Mario Perrotta, Il paese dei diari, è stato pubblicato dall’editore Terre di Mezzo (Milano) nel 2009.

Per ulteriori informazioni sugli istituti e sui progetti, si può partire dai rispettivi siti web:

Archivio Diaristico Nazionale (ADN) e i laboratori didattici del Piccolo museo del diario

Archivio della Scrittura Popolare di Trento (ASP) e il progetto History Lab

Archivio Ligure della Scrittura Popolare (ALSP) e i percorsi digitali sulla piattaforma DOGE

Ammentos – Archivio Memorialistico della Sardegna

Archivio Siciliano di Scritture Popolari (ASSP)

Seminario Interdisciplinar de Estudios sobre Cultura Escrita (SIECE)

In questo stesso spazio online, si può leggere una pagina del diario di Ada Prospero Gobetti (ripresa in occasione del centenario della morte del marito Piero) presentata da Tommaso Munari, con alcune considerazioni sul diario come fonte.

 

Bibliografia essenziale

Archivi di scrittura popolare

Antonio Gibelli, Per un archivio interregionale della scrittura popolare, «Materiali di lavoro», 1-2 (1986), pp. 223-227.

Quinto Antonelli, Scritture di confine. Guida all’Archivio della scrittura popolare, Museo Storico in Trento, Trento 1999.

Storie di gente comune nell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare, a cura di Piero Conti, Giuliana Franchini, Antonio Gibelli, Editrice Impressioni Grafiche, Acqui Terme 2002.

«Revista de Historiografía», 37 (2022), numero monografico La storia e i soggetti. La «gente comune», il dibattito storiografico e gli archivi in Italia, a cura di Patrizia Gabrielli, disponibile online.

Camillo Brezzi, Patrizia Gabrielli, La forza delle memorie. L’Archivio dei Diari di Pieve Santo Stefano, Il Mulino, Bologna 2023.

 

Fonti storiografiche

Daniele Marchesini, Il bisogno di scrivere. Usi della scrittura nell’Italia moderna, Laterza, Roma-Bari 1992.

Vite di carta, a cura di Quinto Antonelli, Anna Iuso, L’ancora del Mediterraneo, Napoli 2000.

La conquista del alfabeto. Escritura y clases populares, a cura di Antonio Castillo Gómez, Sendoa, Oiartzun 2001.

El legado de Mnemosyne. Las escrituras del yo a traves del tiempo, a cura di Antonio Castillo Gómez, Verónica Sierra Blas, Trea, Gijon 2007.

Martin Lyons, The Writing Culture of Ordinary People in Europe, c.1860-c.1920, Cambridge University Press, Cambridge 2012.

Fabio Caffarena, Scritture non comuni. Una fonte per la storia contemporanea, Unicopli, Milano 2016.

Scritture popolari. Una memoria sommersa, a cura di Gavina Cherchi, Quaderni di Ammentos. Archivio memorialistico della Sardegna, Nardini, Firenze 2024.

 

Per gli aspetti linguistici

Tullio De Mauro, Storia linguistica dell’Italia unita, Laterza, Bari 1970.

Attilio Bartoli Langeli, La scrittura dell’italiano, Il Mulino, Bologna 2000.

Enrico Testa, L’italiano nascosto. Una storia linguistica e culturale, Einaudi, Torino 2014.

Italiano dei semicolti, italiano popolare: ieri, oggi, domani, a cura di Sara Sorrentino, Franco Cesati Editore, Firenze 2025.

 

Risorse didattiche

Un filo tra due mondi. Percorsi didattici sulla storia dell'emigrazione, a cura di Umberto Baldocchi, Marinella Mazzanti, Maria Rosaria Ostuni, Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca 2004.

Anna Antoniazzi, Fabio Caffarena et al., L’Archivio Ligure della Scrittura Popolare. Percorsi tra patrimonio, ricerca, didattica, dossier di Storia dell’educazione. Collana dell’Archivio storico INDIRE, 3 (2023), disponibile online.

Fabio Caffarena, Chiara Patuano, Dall’archivio alla scuola. Scritture migranti per un modello didattico, Genova University Press, Genova 2023, disponibile online.

 

L’autore

Fabio Caffarena insegna Storia contemporanea, Storia del territorio e Didattica della storia all’Università di Genova (Dipartimento di Scienze della Formazione). Fa parte del gruppo di lavoro dell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare (ALSP). Tra i suoi interessi di ricerca, la storia d’impresa, la storia del volo, la storia della Prima guerra mondiale e dell’emigrazione italiana. Tra le sue pubblicazioni, oltre ai volumi citati nella bibliografia, ricordiamo: Lettere dalla grande guerra. Scritture del quotidiano, monumenti della memoria, fonti per la storia: il caso italiano, presentazione di Antonio Gibelli, UNICOPLI, Milano 2005; Dal fango al vento. Gli aviatori italiani dalle origini alla grande guerra, Einaudi, Torino 2010; Spazio aereo Piaggio. Un secolo di cultura industriale nella città del volo, Il Mulino, Bologna 2020. Sul tema delle scritture popolari ricordiamo ancora la curatela, insieme a Carlo Stiaccini, del libro Fragili, resistenti. I messaggi di piazza Alimonda e la nascita di un luogo di identità collettiva, Terre di Mezzo, Milano 2005.