ONE HEALTH: una visione olistica per una salute unica

di Nicole Ticchi

  • Materie coinvolte: Biologia

ONE HEALTH: una visione olistica per una salute unica

Diamo alla pandemia da Covid-19 il merito di averci aperto gli occhi su tante cose che riguardano il nostro modo di stare nel mondo che ci circonda e di interagire con tutte le forme di vita che lo abitano. I salti di specie e la grande facilità con cui virus e microrganismi si diffondono non è più un mistero e diversi esperti ci hanno spiegato in tante occasioni che è necessaria una visione più ampia e meno settoriale quando si tratta di salute, sia per prevenire che per curare. Un approccio di questo tipo, per quanto giovane a livello di consapevolezza, esiste da tempo e concepisce la salute come unica e indivisibile. Potremmo addirittura scomodare il famoso filosofo greco Aristotele che, ormai più di due millenni fa, sosteneva che non è possibile scindere la salute umana da ciò che la circonda e che c’è un legame indissolubile tra tutte le variabili che riguardano ambiente, umani e animali.

Agli inizi degli anni 2000 (d.C.), con maggiori conoscenze scientifiche e un bagaglio di esperienza alle spalle molto significativo, la comunità scientifica è arrivata alla stessa conclusione e ha dato un nome preciso a questo approccio. One Health, letteralmente “una sola salute”, esprime alla perfezione questa visione olistica e globale che riconosce l’interconnessione degli ecosistemi e la necessità di integrazione tra tutte le discipline che riguardano salute e benessere di animali, ambiente e umani.

Gli è stato dato un nome da relativamente pochi anni, ma questo approccio ha già un compleanno e tante persone nel mondo che sono ben contente di festeggiarlo. Il 3 novembre si celebra, da 8 anni a questa parte, il One Health Day, un’occasione per sensibilizzare cittadini, policy makers e scienziati sull’importanza che le azioni e le politiche umane rivestono nell’influenzare la salute degli animali e dell’ambiente.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, sottolinea da anni la necessità di aumentare l’impegno politico e l’azione per investire nell’approccio “One Health” per prevenire e affrontare insieme le minacce per la salute e il benessere degli esseri umani, degli animali, delle piante e dell’ambiente.

 

Un mondo interconnesso, nel bene e nel male

L’impatto della crisi climatica e del riscaldamento globale sta portando a importanti cambiamenti anche per la salute e, allo stesso tempo, anche l’evoluzione della società e i cambiamenti demografici e sociali pongono importanti sfide in termini di equilibrio tra questi tre comparti. La globalizzazione, inoltre, mai stata nella storia dell’umanità così consistente, ha fatto sì che i movimenti delle persone e la trasmissione di specie animali e di microrganismi diventassero difficile da contenere. La distruzione e la frammentazione degli habitat, l’inquinamento ambientale e il cambiamento climatico, infatti, hanno un effetto confermato sulla presenza e sulla distribuzione geografica degli agenti infettivi. Esempi recenti di epidemie o zoonosi particolarmente distruttive (influenza aviaria, coronavirus, Ebola, chikungunya, dengue e Zika) indicano che questa diffusione è stata in molti casi assistita da cambiamenti globali. Alterando la ripartizione degli agenti patogeni, dei loro vettori e dei loro serbatoi, il riscaldamento globale è responsabile, per esempio, della comparsa di nuove malattie nelle latitudini settentrionali che prima non erano mai state colpite.

L’epidemia di Ebola in Africa occidentale del 2018 ricorda, inoltre, che le epidemie non si limitano solo alla circolazione dei virus o alla conoscenza dei principi di contaminazione, ma sono anche fortemente influenzate dalla storia, dai contesti politici, dalle disuguaglianze economiche e fenomeni culturali, nonché dagli strumenti a disposizione per prevenirne la diffusione massiva.

Nella stessa ottica, la globalizzazione del commercio e degli scambi e l’industrializzazione dell’agricoltura, dell’acquacoltura e dell’agroalimentare si sono verificati in un periodo di tempo molto breve, se visualizzati sulla scala evolutiva. Queste tendenze sono responsabili dell’aumento dei movimenti di esseri umani, piante e animali con i relativi agenti infettivi, che sono stati in grado di colonizzare nuovi territori. L’industrializzazione che ha favorito l’allevamento intensivo e le pratiche agricole, ha anche generato stress negli organismi, che a loro volta hanno creato un ambiente favorevole alla diffusione e attecchimento degli agenti infettivi. Inoltre, questo ha portato ad un uso diffuso e spesso abusivo di pesticidi, fertilizzanti e antibiotici, che da un lato hanno selezionato resistenza agli insetticidi nelle zanzare che trasmettono agenti patogeni, come la malaria, e dall'altro la resistenza agli antibiotici nei batteri.

 

Come e perché nasce l’approccio One Health?

Negli ultimi anni, alcune zoonosi, come l’influenza aviaria o le epidemie virali di Ebola e Zika, hanno illustrato questo fatto al mondo intero dimostrando l’interdipendenza tra salute umana, salute animale e salute dell’ecosistema. Si partiva dal concetto “One Medicine”, che sostiene la necessità di una combinazione tra la medicina umana e la medicina veterinaria in risposta alle zoonosi, ma si è arrivati al concetto più ampio di “One World – One Health”, creato appunto nel 2004. Si parla, finalmente, di salute dell'ecosistema, compreso quello della fauna selvatica, e si tratta di una strategia globale che evidenzia la necessità di un approccio olistico e transdisciplinare che incorpora competenze multisettoriali nella gestione della salute dell’uomo, degli animali e degli ecosistemi.

Quando si considerano i molteplici fattori in gioco e la complessità delle questioni di salute, è palese che questo approccio non può essere disgiunto dalla salute ecologica, “Eco Health”: la salute e il benessere della popolazione umana e animale saranno sempre più difficili da mantenere in un pianeta inquinato, affetto da instabilità sociale e politica e da risorse in continua diminuzione. Ecco perché i policy makers responsabili della sanità e dell'ambiente hanno dichiarato che “l’autorità pubblica condivide la responsabilità comune di salvaguardare l’ambiente globale e di promuovere e proteggere la salute umana da tutti i rischi ambientali in tutto il mondo”.

 

One Health, Eco Health e resistenza antimicrobica

Uno degli obiettivi dell’approccio One Health è la necessità di stabilire una visione meno antropocentrica e di ridurre la pressione umana sull’ambiente. In un’ottica anche di salute ecologica, la resistenza antimicrobica rappresenta un esempio molto calzante e rappresenta un enorme problema a livello globale. La diffusione di batteri e geni resistenti negli animali e nell’ambiente è oggi pervasiva e significa non avere armi a disposizione per combattere infezioni batteriche anche piuttosto semplici, soprattutto nei contesti sanitari come gli ospedali dove le infezioni date da batteri resistenti oggi mietono numerose vittime. Come per altri settori, la selezione di ceppi resistenti agli antibiotici è avvenuta anche nel campo sanitario: sia attraverso un uso poco ponderato e un abuso degli antibiotici per la salute umana, sia per le condizioni di produzione industriale che in alcuni paesi asiatici hanno creato vere e proprie emergenze sociosanitarie. La regione indiana del Telangana, per esempio, ha vissuto un importante impatto legato all’accumulo di antibiotici tale da vivere attualmente una “pandemia silente” con importanti ripercussioni non solo ambientali ma anche sociali ed economiche per le popolazioni di quella zona.

L’OMS ha stimato che circa 4,9 milioni di decessi ogni anno sono associati alla resistenza antimicrobica (AMR) ed entro il 2050, l’ONU stima che fino a 10 milioni di decessi potrebbero essere causati da superbatteri e forme associate di resistenza antimicrobica, pari al bilancio annuale delle vittime globali del cancro. E’ un’emergenza che, esattamente come nel caso di One Health, richiede una sensibilizzazione a tutti i livelli: nella settimana tra il 18 e il 24 novembre, infatti, si celebra la World AMR Awareness Week, dedicata a iniziative di informazione e alle buone pratiche che ognuno di noi può mettere in campo per ridurre l’impatto della resistenza agli antimicrobici.

Una grande preoccupazione emersa proprio perché il problema è globale, è il rischio di un peggioramento delle disuguaglianze, poiché le reti One Health sono in gran parte situate e dotate di risorse nei paesi ad alto reddito. L’attuale struttura di One Health, fatta di istituzioni, processi, quadri normativi e strumenti giuridici, ha infatti portato a una condizione globale di sicurezza sanitaria che risulta però frammentata e puntiforme. È necessario quindi un approccio più egualitario, e soprattutto non paternalistico o colonialista nel dire ai paesi a basso e medio reddito cosa dovrebbero fare con un approccio dall’alto. Questo spinge ancora di più nel sottolineare che per una salute globale si deve agire in un’ottica di sostenibilità globale, a livello economico, sociale e ambientale, integrando le competenze a livello di formazione, ricerca e politica con una visione a lungo termine.

 

Attività per la classe

Sei parte del dipartimento di comunicazione di un ente istituzionale molto importante per la salute e devi gestire una campagna di awareness (consapevolezza) sui temi legati a One Health e alla resistenza antimicrobica. Servono contenuti innovativi, capaci di informare ma anche di spronare all’azione cittadini, scienziati e policy makers.

Suggerimento per lo svolgimento a gruppi (può essere svolto anche singolarmente):

  • Dividi la classe in gruppi e assegna ad ognuno un argomento tra One Health o AMR

  • Chiedi ad ogni gruppo di scegliere un format: post social, video, infografica, breve articolo

  • Chiedi ad ogni gruppo di individuare un target cui rivolgere il proprio contenuto: post social, video, infografica

  • Chiedi alla classe di esprimere un parere sulla capacità comunicativa degli elaborati


 

 

Bibliografia