«Distrutta in due minuti la felicità di undici anni». Una lettera di Gaetano Salvemini del 1909

A cura di Tommaso Munari

Un sopravvissuto alla catastrofe che gli ha portato via la famiglia si sfoga con un amico. La catastrofe è il terremoto di Messina del 1908, il padre che ha perso i figli è lo storico Gaetano Salvemini, l’amico che riceve la sua lettera il filosofo Giovanni Gentile.

 

Macerie d’Italia

Forse perché sfuggono alla volontà dell’uomo, i terremoti trovano scarso spazio nei manuali scolastici, come se fossero fenomeni al di fuori dalla storia. Non è così, poiché, oltre a causare perdite umane, danni materiali e traumi psicologici, si ripercuotono per lungo tempo sulla società e sull’economia del Paese in cui avvengono. La ricostruzione delle aree danneggiate richiede anni e se da un lato può rappresentare un’opportunità di crescita, dall’altro può esasperare le disuguaglianze sociali. Collocata in una zona di collisione fra la placca tettonica africana e quella euroasiatica, l’Italia è un Paese a rischio medio-alto. Nell’ultimo millennio sul suo territorio si sono verificati almeno quaranta eventi sismici di magnitudo – la grandezza che esprime la forza dei terremoti – superiore a 6,5 gradi, di cui sette nel XX secolo. Il più catastrofico si registrò a Messina alle 5 e venti di mattina del 28 dicembre 1908. La magnitudo stimata fu 7,1. La città siciliana (e con essa Reggio Calabria) fu rasa al suolo e 95.000 persone morirono sotto le macerie.

Non è solo per le sue dimensioni che il terremoto di Messina è uno dei pochi che i manuali di storia ricordano. Esso segnò una svolta nella legislazione italiana sui vincoli antisismici per l’edilizia e al tempo stesso diede origine a un vortice speculativo che ritardò di anni la ricostruzione. Fra le vittime, inoltre, ci furono la sorella, la moglie e i cinque figli dello storico Gaetano Salvemini (1873-1957), uno degli intellettuali più noti dell’età giolittiana.

 

Gaetano Salvemini: storico e politico

Nato e cresciuto a Molfetta in una famiglia piccolo-borghese, Salvemini si era laureato a Firenze nel 1894 con una tesi sulla dignità cavalleresca nel Comune fiorentino. Se da quel momento la storia divenne la sua professione, la sua vocazione si confermò la politica, alla quale si era avvicinato da giovane grazie alla scoperta del socialismo. Nonostante la precoce adesione al Partito socialista, fondato a Genova nel 1892, il suo ruolo in esso rimase sempre marginale a causa del suo massimalismo, che lo condannò all’eterno ruolo di oppositore interno. Ma l’intransigenza morale rappresentò la cifra di tutta la sua vita, che lo vide impegnato in una perpetua battaglia in nome di un’idea: prima del meridionalismo, poi dell’interventismo, quindi dell’antifascismo. Nei primi anni del Novecento dedicò particolari energie ai problemi della scuola, stringendo amicizia con il filosofo e pedagogista Giovanni Gentile e promuovendo la fondazione della Federazione nazionale insegnanti scuola media, avvenuta nel 1901. Nello stesso anno ottenne la cattedra di storia moderna all’Università di Messina, dove si stabilì con tutta la famiglia.

 

«Mi feci male ma non mi uccisi»

Per giorni, dopo il terremoto, circolò la voce che Salvemini fosse morto sotto le macerie, finché l’8 gennaio 1909 fu lui stesso a smentirla con un’intervista al «Nuovo Giornale» di Firenze: «Ero in letto allorquando sentii che tutto barcollava intorno a me e un rumore sinistro che giungeva dal di fuori. In camicia, come ero, balzai dal letto e con uno slancio fui alla finestra per vedere cosa accadeva. Feci appena in tempo a spalancarla che la casa precipitò come in un vortice, si inabissò, e tutto disparve in un nebbione denso, traversato da rumori come di valanga e da urla di gente che precipitando moriva. Tutto disparve tranne il muro maestro ove si trovava la finestra alla cui tenda m’ero avvinghiato con la frenesia della disperazione. Sotto di me – si deve pensare che ero al quarto piano – le macerie avevano fatto un cumulo tale che il mio urto fu meno forte di quanto potevo aspettarmi. Mi feci male ma non mi uccisi». Nei giorni successivi scavò senza sosta nella speranza che i suoi familiari fossero ancora vivi, ma invano. Pur sopravvivendo al terremoto, Salvemini – come scrisse a Gentile nella lettera pubblicata di seguito – vide la sua vita spezzarsi.

 

Il documento

A tre mesi dalla catastrofe, Salvemini si sfoga con l’amico Giovanni Gentile in una lettera spedita da Firenze, dove era tornato a vivere, il 1° aprile 1909.

 

Caro Gentile,

se io avessi dovuto una volta immaginare una sciagura orribile che mi colpisse, non avrei mai pensato a quel che è avvenuto. Me ne fosse rimasto almeno uno di quei bei figliuoli, di cui io dicevo per burla e un po’ sul serio che sarebbero stati il bastone della mia vecchiaia. Mi fosse rimasto, almeno Filippetto!

Io vado avanti, lavoro, faccio discorsi, preparo conferenze, tiro sassate a chi mi pare non sia onesto e sincero. Insomma vivo. E la gente mi crede un forte, perché continuo a fare meccanicamente ciò che facevo quando ero forte. In realtà sono un povero disgraziato, senza tetto e senza focolare, che ha visto distrutta in due minuti la felicità di undici anni.

Ho qui nel mio tavolo un po’ di lettere della mia povera moglie, della mia sorella, dei bambini. Me le vado leggendo a poco a poco. Mi sembrano le loro voci. E dopo averne letta qualcuna, devo smettere, perché un gran pianto disperato mi prende, e vorrei morire.

Addio, caro Gentile. Ricordami alla tua signora, e al Nudi[1].

Bacia i tuoi topolini e credimi tuo di cuore.

Salvemini

 

(Gaetano Salvemini, Carteggio 1907-1909, a cura di Sergio Bucchi, Lacaita, Manduria 2001, p. 289)

[1] Giovanni Nudi: oltre a essere un amico di Salvemini, accorso a Messina per aiutarlo a cercare i corpi dei suoi familiari, era il cugino della moglie di Gentile, Erminia Nudi.

 

«Insomma vivo»

Malgrado la tragedia, Salvemini tornò a insegnare, a fare politica e – per riprendere le sue parole – a tirare «sassate» a chi non gli pareva «onesto» e «sincero». Primo fra tutti, Giovanni Giolitti di cui denunciò con veemenza il metodo di governo nel saggio Il ministro della mala vita (1910) e in vari articoli pubblicati sul settimanale «L’Unità», da lui fondato nel 1911. Egli utilizzò questa rivista anche per condurre una campagna contro la guerra coloniale che l’Italia aveva intrapreso in quell’anno, invadendo la Libia. Agli esordi della Prima guerra mondiale, nel 1914-15, fu al contrario un «interventista democratico».

Nonostante il comune passato socialista, dopo la Marcia su Roma Salvemini divenne uno dei più strenui oppositori di Benito Mussolini. Il suo precoce antifascismo gli sarebbe costato alcune settimane di carcere e vent’anni di esilio, prima tra Parigi e Londra, poi negli Stati Uniti, dove dal 1933 insegnò Storia della civiltà italiana alla Harvard University. Attraverso conferenze, articoli e libri, continuò la sua battaglia contro il fascismo anche dall’altro lato dell’Atlantico. Sarebbe rientrato in Italia solo nel 1949, dove visse l’ultimo scorcio della sua vita, proseguendo il suo impegno pubblico nei primi anni della Repubblica.

Dicembre 2025

Immagine: il Duomo di Messina semidistrutto a seguito del terremoto del 28 dicembre 1908.

 

Per approfondire

Sul rapporto fra terremoti e storia, cfr. Emanuela Guidoboni, Jean-Paul Poirier, Storia culturale del terremoto dal mondo antico al XX secolo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2019, da cui ho ricavato i dati sul sisma di Messina (pp. 317-323).

Sul modo in cui i terremoti entrano, o molto più spesso non entrano nei manuali di storia, si vedano in questo spazio online le videointerviste a Gabriella Gribaudi, in particolare la seconda (Storiografia, memoria e “mitigazione del rischio”).

I 18 volumi delle Opere di Gaetano Salvemini pubblicati dall’editore Feltrinelli sono disponibili online nel sito della Biblioteca Gino Bianco; qui si possono leggere gli Scritti sulla scuola, Il ministro della mala vita e gli articoli scritti per l’«Unità», compresi quelli contro la guerra di Libia; nel volume dedicato al carteggio dal 1895 al 1911 non compare la lettera che presentiamo qui.

La biografia di Salvemini più aggiornata è quella di Francesco Torchiani, Gaetano Salvemini. L’impegno intellettuale e la lotta politica, Carocci, Roma 2025; alle pp. 73-74 è riportata la citazione della sua intervista al «Nuovo Giornale» di Firenze. Torchiani parla di Gaetano Salvemini nella Lezione di Storia di Mondadori Education del 12 gennaio 2026.