Ora e sempre, ricerche sulla Resistenza a ottant’anni dalla Liberazione

di Francesca Cavarocchi

Francesca Cavarocchi, studiosa del fascismo, della persecuzione antiebraica e dell’occupazione tedesca in Italia, propone un percorso tra ricerche recenti sulla storia della Resistenza, mettendo a disposizione una bibliografia essenziale per affrontare diversi aspetti di questo tema.

 

Nuovi sguardi sulla Resistenza italiana

Negli ultimi anni si è registrato un rinnovato interesse per la storia della Resistenza, che si è tradotto in una serie di sintesi, biografie, testi divulgativi e progetti multimediali. La recente ondata di pubblicazioni ha a che vedere con un risveglio di attenzione nell’opinione pubblica mosso da molteplici fattori, quali l’inquietudine di fronte alle torsioni «postdemocratiche» della sfera politica e la volontà di preservare il lascito degli ultimi testimoni di quella stagione. Solo con il tempo sapremo se tale riscoperta segnerà anche una nuova collocazione della vicenda partigiana nel dibattito pubblico in Italia, mettendo fine a quelle tensioni che lo hanno caratterizzato dal 1945 in poi, ricostruite in un recente volume da Michela Ponzani (2023). Quello su cui ci soffermeremo qui è su come la storiografia – dialogando con le sollecitazioni diffuse a cui abbiamo accennato − sia tornata a lavorare sul tema a partire da nuovi quadri di interpretazione e nuove domande.

 

La storiografia su fascismo, guerra e occupazione nazista

Dagli anni Novanta si è assistito al progressivo arricchimento dell’indagine sul fascismo e sulla società italiana in guerra che − giovandosi degli apporti di una ormai monumentale storiografia internazionale − ha condotto a una ricostruzione sempre più complessa e analitica, distante da uno sguardo schematico e «italocentrico» sulle vicende collettive che hanno attraversato il Novecento. Oggi conosciamo molto di più sui fondamenti ideologici del regime fascista, sul suo ruolo di destabilizzazione del quadro internazionale, sul concreto funzionamento della macchina totalitaria, così come sulle condizioni e sulle reazioni dei diversi settori sociali di fronte alla mobilitazione bellica e poi all’occupazione dopo l’8 settembre 1943. Numerosi studi di taglio nazionale e locale hanno contribuito a offrire una prospettiva più raffinata sulle dinamiche innescatesi a partire dal 1940, ovvero dall’ingresso dell’Italia in guerra: la progressiva erosione del consenso, le emergenze materiali, i comportamenti collettivi e le reazioni delle amministrazioni di fronte ai bombardamenti, alle ondate di sfollamento e alle pressanti questioni produttive e annonarie che attanagliarono il Paese.

L’apertura di nuovi filoni storiografici ha dunque contribuito a delineare con precisione il contesto nel quale si radicò il fenomeno resistenziale. Disponiamo oggi di indagini puntuali sulle dinamiche e sui meccanismi dell’occupazione, sulle articolazioni dell’amministrazione tedesca, nonché sulla spoliazione delle risorse produttive e sul tentativo di fare dell’Italia un ennesimo bacino di manodopera coatta da inviare nel Reich: tale strategia fu destinata in buona parte a fallire, ma nondimeno fu all’origine di una sequela di bandi di reclutamento, tentativi di coscrizione, rastrellamenti che costituirono una spinta potente alla renitenza di massa e al nascondimento di giovani uomini alla macchia.

La storiografia sulle stragi, anche questa sviluppatasi dagli anni Novanta grazie ai lavori di studiosi quali Paolo Pezzino, Michele Battini, Gianluca Fulvetti, ha offerto un contributo determinante, sia perché ha permesso di ricostruire una geografia analitica delle unità della Wehrmacht impiegate in Italia e delle loro modalità operative, sia perché ha indagato le interazioni fra forze naziste e fasciste, formazioni partigiane e popolazioni civili.

A partire dai contributi di Luigi Ganapini e Dianella Gagliani, un ampio spettro di ricerche sul campo ha permesso di far luce sui dispositivi e sulle filiere operative che caratterizzarono il funzionamento della Repubblica sociale nella dimensione nazionale e locale e sulla loro attiva partecipazione alle strategie di controllo e repressione messe in atto dagli occupanti. La lunga e fruttuosa mobilitazione storiografica sulle politiche razziste e antisemite ha ormai indagato analiticamente i meccanismi di applicazione della legislazione antiebraica nelle sue diverse fasi (dalla «persecuzione dei diritti» alla «persecuzione delle vite», secondo la sistematizzazione di Michele Sarfatti), riportando alla luce molti esempi delle reti di soccorso costruite da attori laici e religiosi, che costituirono una significativa forma di resistenza civile collegata ad altri fenomeni di attivazione antifascista e antinazista «dal basso».

Studiosi come Nicola Labanca (2022) si sono dedicati a esplorare gli effetti del disfacimento dell’esercito italiano dopo l’8 settembre 1943 e dell’internamento militare nel Reich, altro fenomeno centrale per comprendere orientamenti, motivazioni e specificità della Resistenza italiana.

 

Il «lungo antifascismo» e la questione del consenso

Infine numerosi studi hanno permesso di affinare lo sguardo sul «lungo antifascismo», sul carattere di quelle reti che, attraverso un lavoro clandestino nell’Italia fascista o la mobilitazione nell’esilio, si incaricarono di tenere vive le diverse tradizioni politiche sconfitte nel 1922. Le ricerche sulla società italiana nel ventennio, specie quelle calate nei contesti locali, hanno evidenziato la presenza all’interno del Paese di aree sociali e geografiche, come i quartieri operai o le comunità contadine in cui più forte era stato il radicamento socialista, che si dimostrarono particolarmente refrattarie alla penetrazione dell’ideologia fascista. Si tratta di aspetti centrali, che permettono di articolare quella categoria di consenso che dagli anni Ottanta ha assunto un ruolo chiave nella interpretazione del regime ma che ha rischiato di legittimare l’immagine semplificatoria di un Paese uniformemente fascistizzato. Il consenso non ebbe invece un carattere omogeneo e deve essere scomposto utilizzando una pluralità di variabili, legate alla stratificazione sociale, alle appartenenze culturali e religiose, alla dimensione spaziale.

Nel suo recente studio dedicato alla «Resistenza lunga», Simona Colarizi (2023) ha offerto un’utile sintesi delle traiettorie, degli intrecci e dei conflitti che interessarono le diverse culture antifasciste, il cui carattere «carsico» costituisce una premessa centrale per comprendere l’attivazione del fenomeno Resistenza nelle sue diverse accezioni.

 

Resistenza, Resistenze: l’avanzamento delle ricerche

A partire dal libro Una guerra civile (1991) di Claudio Pavone, che prima di diventare uno storico era stato un giovane partigiano azionista, si è sviluppata un’ampia discussione che ha condotto a indagare le articolazioni e i conflitti interni della lotta antifascista, ma anche le sue origini di più lungo periodo, i suoi riferimenti culturali, il suo farsi nel corpo vivo di una popolazione traumatizzata e trasformata dal conflitto. Lo spostamento dell’attenzione dai grandi attori politici (in primo luogo i partiti) alla dimensione della scelta individuale, sollecitato da Pavone, ha permesso di allargare lo sguardo alle motivazioni, all’immaginario, alle aspirazioni della «base» del movimento clandestino, percepito come un fenomeno sociale molto più complesso rispetto alle rigide categorizzazioni postbelliche in cui era stato costretto.

Dall’altra parte è stato il contesto internazionale degli studi a offrire nuove prospettive di indagine e la possibilità di inquadrare il caso italiano nella più ampia cornice dei collaborazionismi, della guerra totale e delle diverse forme di resistenza che furono praticate nel continente europeo. Hanno giocato un ruolo chiave lavori come quelli di Jacques Sémelin, storico e interprete della nonviolenza, che nel suo Senz’armi di fronte a Hitler (1993) ha allargato l’orizzonte a una pluralità di pratiche di resistenza non militare che fino ad allora non erano state messe a fuoco.

Alcune sintesi recenti hanno provato a riscrivere la storia della Resistenza cercando di proporre una lettura multidimensionale, volta a valorizzare la pluralità di contributi, di prospettive e di interpretazioni emerse negli ultimi decenni. Questi lavori si sono giovati anche degli apporti di una letteratura spesso disomogenea e poco visibile ma ricchissima, ovvero le ricostruzioni e la memorialistica che insistono sulla dimensione locale: tale corpus bibliografico ha permesso di scandagliare le articolazioni che assunse l’opposizione antifascista nei diversi contesti regionali e subregionali, restituendo un’ampia gamma di percorsi biografici e analizzando con una lente microstorica le vicende di singole formazioni.

Facendo tesoro della lezione di Pavone e della migliore letteratura, Santo Peli (2015 e, con Filippo Focardi, 2025) ha dedicato un lungo percorso di ricerca alla scomposizione, nel segno dell’antiretorica, delle complesse dinamiche umane, sociali, generazionali che caratterizzarono i microcosmi partigiani, mettendone in luce la forza attrattiva, i risultati in termini politici e militari, ma anche le fragilità e i conflitti interni; Peli ha dedicato pagine significative alla cultura partigiana, letta attraverso i suoi simboli, i suoi rituali, la sua quotidianità, al ventaglio dei metodi di lotta e alle diverse forme di violenza politica che furono sperimentate in questa fase.

La sintesi proposta da Gianni Oliva (2018) si caratterizza per un approccio più evenemenziale, ma molto attento alla ricostruzione analitica dei tempi e dei luoghi del movimento clandestino, ai suoi complessi rapporti con gli Alleati, fino agli eventi che segnarono il crollo definitivo del regime e alle vendette postbelliche; l’autore sottolinea la necessità di inquadrare i fenomeni di violenza politica che punteggiarono la fase di transizione alla democrazia quale esito certamente non deterministico ma strettamente connesso con il contesto di brutalizzazione sperimentato nel corso del conflitto.

Il volume di Marcello Flores e Mimmo Franzinelli (2019) è forse quello che più si avvicina a una ricostruzione «integrata» del fenomeno resistenziale, provando a far interagire diverse prospettive e livelli di analisi. Intrecciando percorsi biografici di donne e uomini con grandi quadri collettivi, il lavoro insiste sulle motivazioni soggettive, sulle rappresentazioni del nemico, sulle diverse articolazioni ed esperienze organizzative, dalle attività dei Comitati di liberazione nazionale a quelle delle formazioni armate, dalla montagna ai centri urbani, allargando il campo agli internati militari, ai luoghi di prigionia, alle reti di soccorso e assistenza; la valorizzazione dell’ampia gamma di pratiche consente di cogliere con maggiore precisione sia gli elementi di convergenza sia i conflitti interni che caratterizzarono la mobilitazione contro nazisti e collaborazionisti.

Un recente volume a cura di Chiara Colombini ed Enrico Greppi (2024) ha finalmente riportato alla luce la dimensione internazionale della Resistenza italiana, mettendo in evidenza la partecipazione attiva (e quantitativamente significativa) di una pluralità di gruppi di minoranza: ex prigionieri jugoslavi, russi, inglesi, disertori tedeschi, fuggiaschi di varie nazionalità nonché sudditi provenienti dalle colonie, figure che contribuiscono a inscrivere la penisola in un più ampio contesto transnazionale. La stessa Colombini ha indagato, nella sua Storia passionale della Resistenza (2023), le motivazioni e i sentimenti collettivi (dal lutto alla speranza, dalla rabbia all’euforia) che animarono l’universo clandestino innescando processi di immedesimazione e condivisione «affettiva».

Sono infine da segnalare alcuni fra i recenti approfondimenti sul ruolo delle diverse culture e organizzazioni politiche: accanto alla riedizione del fortunato lavoro di Giovanni De Luna sul Partito d’Azione (2021), Santo Peli (2014) e Gabriele Ranzato (2024) hanno ricostruito le organizzazioni afferenti al Partito Comunista, Andrea Pepe (2023) e Giorgio Vecchio (2022) hanno approfondito motivazioni e percorsi della Resistenza cattolica, Rossella Pace (2020) si è soffermata sulle partigiane liberali.

 

La Resistenza delle donne

Sulla base dei quadri di interpretazione emersi negli ultimi decenni, è stata progressivamente recuperata, grazie anche alla pubblicazione di numerosi lavori biografici calati nella dimensione locale, tutta la complessità dell’esperienza femminile nei movimenti clandestini. Il volume La Resistenza delle donne di Benedetta Tobagi (2022), che restituisce con grande intensità e sapienza narrativa un ritratto collettivo basato su una ricchissima documentazione, è riuscito finalmente ad attrarre l’attenzione di un ampio pubblico su un tema rimasto per decenni tendenzialmente sottotraccia.

In primo luogo è emersa una partecipazione al partigianato precedentemente poco valorizzata, data la tendenza – stratificatasi a partire dalle rappresentazioni postbelliche – a circoscrivere il ruolo delle donne all’interno della dizione semplicistica di «staffette» e portaordini. Esse svolsero un ruolo significativo anche in un altro settore tradizionalmente maschile, quello della raccolta e della distribuzione di informazioni di rilevanza militare.

Dall’altra parte i ritratti biografici restituiscono l’impegno in un’ampia gamma di attività, dato che le donne assolvevano a compiti di natura logistica e informativa vitali per la sopravvivenza delle bande, gestendo non solo l’approvvigionamento di beni di prima necessità, ma anche i contatti con le comunità rurali il cui sostegno era essenziale nei complessi equilibri che garantivano il radicamento delle formazioni partigiane nei territori di appartenenza. Una mobilitazione diffusa riguardò l’assistenza alle decine di migliaia di renitenti alla leva, militari alleati evasi dalle località di internamento, ebrei e ricercati: si trattava non solo di distribuire alimenti, ma anche di confezionare documenti falsi, assicurare nascondigli, provvedere alle cure mediche. Altro campo di iniziativa in cui la presenza femminile, rimasta per decenni tendenzialmente invisibile, è emersa in studi recenti per varie aree geografiche è quello relativo alle agitazioni operaie, alle attività di sabotaggio delle lavorazioni belliche, alla protezione degli impianti dalle requisizioni tedesche, nonché all’organizzazione degli scioperi del marzo 1944.

Infine si osserva un significativo protagonismo nella distribuzione di stampa clandestina, volantini, comunicazioni attraverso il passaparola, in cui furono impegnate le reti antifasciste di diverso orientamento politico che confluirono nei Comitati di liberazione locali e regionali. Di fronte a una popolazione reduce da un ventennio di dominio fascista, disorientata dalla crisi della dittatura e spesso incapace di prefigurare gli scenari futuri, uno dei compiti cruciali dell’arco di forze che parteciparono al movimento resistenziale fu quello di riaccendere un dibattito politico, di diffondere programmi e proposte per il dopoguerra, ma soprattutto di far circolare una narrazione clandestina che potesse sostenere il morale dei civili e legittimare la loro ritrosia di fronte alle richieste di collaborazione da parte degli occupanti.

 

Verso una «storia integrata» della guerra, della Resistenza, della transizione postbellica

La letteratura ormai disponibile permette di comporre un quadro più denso e raffinato della Resistenza, dei paesaggi sociali e culturali in cui si inscrisse, dello spettro di pratiche e di progetti che la composero, in una compresenza di spontaneità e organizzazione, di solidarietà e differenze. Nelle sue diverse accezioni essa ci appare in tutta la sua rilevanza, fuori da ogni dimensione retorica e celebrativa ma anche dai tentativi di depotenziarne il significato riducendola a un fenomeno di scarso peso militare intorno al quale il Partito Comunista avrebbe costruito ex-post la vulgata di una «guerra di popolo».

Nel prossimo futuro sarebbe utile produrre delle sintesi «integrate» che riescano a tenere insieme i diversi attori collettivi che interagirono nell’Italia in guerra e a intrecciare una pluralità di livelli (sociale, culturale, politico-istituzionale, militare), evidenziando rotture e continuità in un più lungo arco diacronico ma anche provando con maggiore sistematicità a situare il caso italiano nel contesto internazionale.

Aprile 2025

Immagine: partigiani della Brigata Italia.

 

Bibliografia essenziale

Forniamo qui le indicazioni bibliografiche dei libri citati nel testo, aggiungendo alcuni altri suggerimenti per letture e approfondimenti. 

La Resistenza in Europa

Tommaso Piffer, Il fronte segreto. Gli Alleati, la Resistenza europea e le origini della guerra fredda 1939-1945, trad. di Aldo Piccato, Laura Serra, Mondadori, Milano 2023 (ed. or. 2023).

Jacques Sémelin, Senz’armi di fronte a Hitler. La Resistenza civile in Europa 1939-1943, trad. di Claire-Lise Vuadens, Sonda, Torino 1993 (ed. or. 1989).

Olivier Wieviorka, Storia della Resistenza nell’Europa occidentale, 1940-1945, trad. di Duccio Sacchi, Einaudi, Torino 2018 (ed. or. 2017).

 

La Resistenza in Italia

Simona Colarizi, La resistenza lunga. Storia dell’antifascismo, 1919-1945, Laterza, Roma-Bari 2023.

Dizionario della Resistenza, 2 voll., a cura di Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi, Einaudi, Torino 2000-2001.

Chiara Colombini, Storia passionale della guerra partigiana, Laterza, Roma-Bari 2023.

Giovanni De Luna, Il partito della Resistenza. Storia del Partito d’Azione (1942-1947), UTET, Torino 2021 (prima ed. Feltrinelli, Milano 1982).

Marcello Flores, Mimmo Franzinelli, Storia della Resistenza, Laterza, Roma-Bari 2019.

Emilio Gentile, La Resistenza. Atlante storico, Rizzoli, Milano 2025.

Nicola Labanca, Prigionieri, internati, resistenti. Memorie dell’«altra Resistenza», Laterza, Roma-Bari 2022.

Gianni Oliva, La grande storia della Resistenza, 1943-1948, UTET, Torino 2018.

Rossella Pace, Partigiane liberali. Organizzazione, cultura, guerra e azione civile, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2020.

Claudio Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, Bollati Boringhieri, Torino 1991 (l’edizione più recente, 2006, è in due volumi).

Santo Peli, Storia della Resistenza in Italia, Einaudi, Torino 2015.

Santo Peli, Storie di GAP. Terrorismo urbano e Resistenza, Einaudi, Torino 2014.

Andrea Pepe, «Sparate ma non odiate!». La legittimazione della lotta armata nella Resistenza dei giovani di Azione Cattolica, Ave, Roma 2023.

Michela Ponzani, Processo alla Resistenza. L’eredità della guerra partigiana nella Repubblica (1945-2022), Einaudi, Torino 2023.

Gabriele Ranzato, Eroi pericolosi. La lotta armata dei comunisti nella Resistenza, Laterza, Roma-Bari 2024.

Resistenza. La guerra partigiana in Italia (1943-1945), a cura di Filippo Focardi e Santo Peli, Carocci, Roma 2025.

Storia internazionale della Resistenza italiana, a cura di Chiara Colombini e Carlo Greppi, Laterza, Roma-Bari 2024.

Giorgio Vecchio, Il soffio dello Spirito. Cattolici nelle Resistenze europee, Viella, Roma 2022.

 

La Resistenza e le donne

Benedetta Tobagi, La Resistenza delle donne, Einaudi, Torino 2022.

A cui si possono aggiungere alcuni classici:

Compagne. Testimonianze di partecipazione politica femminile, 2 voll., a cura di Bianca Guidetti Serra, Einaudi, Torino 1977 (è disponibile la recente ed. in un solo volume, Einaudi, Torino 2025, con introduzione di Benedetta Tobagi e postfazione di Santina Mobiglia, che tra le altre cose è la biografa di Bianca Guidetti Serra).

La Resistenza taciuta. Dodici vite di partigiane piemontesi, a cura di Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina, La Pietra, Milano 1976 (poi ripubblicato a partire dal 2003 da Bollati Boringhieri, Torino; l’ed. più recente è del 2016).

Anna Bravo, Anna Maria Bruzzone, In guerra senza armi. Storie di donne, 1940-1945, Laterza, Roma-Bari 1995 (l’ed. più recente è del 2000).

 

Altri volumi citati

Nel corso del testo abbiamo fatto riferimento ad altri volumi che hanno segnato precedenti stagioni di studi.

Per la storia della Repubblica sociale italiana rimandiamo a Luigi Ganapini, La repubblica delle camicie nere, Garzanti, Milano 1999 (l’ed. più recente è del 2010) e a Dianella Gagliani, Brigate nere. Mussolini e la militarizzazione del Partito fascista repubblicano, prefazione di Claudio Pavone, Bollati Boringhieri, Torino 1999. Possono essere integrati da Lutz Klinkhammer, L’occupazione tedesca in Italia, 1943-1945, Bollati Boringhieri, Torino 1993.

Di Luigi Ganapini ricordiamo qui anche Voci dalla guerra civile. Italiani nel 1943-1945, Il Mulino, Bologna 2012, costruito a partire dai diari e dalle scritture autobiografiche conservate nell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (AR).

Per la persecuzione antiebraica in Italia rimandiamo a Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identità, persecuzione, Einaudi, Torino 2000.

Nella vasta bibliografia sulle stragi nazifasciste tra il 1943 e il 1945, segnaliamo: Michele Battini, Paolo Pezzino, Guerra ai civili. Occupazione tedesca e politica del massacro. Toscana 1944, Marsilio, Venezia 1997; Zone di guerra, geografie di sangue. L’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia (1943-1945), a cura di Gianluca Fulvetti e Paolo Pezzino, Il Mulino, Bologna 2016 (stampa 2017); Luca Baldissara, Paolo Pezzino, Il massacro. Guerra ai civili a Monte Sole, Il Mulino, Bologna 2009.

Si può aggiungere, sulla strage delle Fosse Ardeatine, il classico di Alessandro Portelli, L’ordine è già stato eseguito, Donzelli, Roma 1999 (l’ed. più recente è del 2019; c’è anche un’edizione Feltrinelli, Milano uscita nel 2012). È a partire da questo libro che Ascanio Celestini ha elaborato il suo monologo teatrale Radio clandestina, disponibile su RaiPlay. Nel 2024, ottantesimo anniversario della strage compiuta a Roma, è uscito un breve dialogo tra Lutz Klinkhammer e Alessandro Portelli, sotto il titolo La fiera delle falsità. Via Rasella, le Fosse Ardeatine, la distorsione della memoria, Donzelli, Roma 2024.

 

La Resistenza a scuola e le risorse multimediali

Anche in rete esiste ormai un’offerta enorme di risorse. Riportiamo qui solo alcuni siti istituzionali di riferimento.

Museo nazionale della Resistenza.

Istituto Nazionale Ferruccio Parri. Rete degli Istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, da dove si ha accesso a banche dati, materiali didattici, pubblicazioni digitali; tra le altre, menzioniamo la rivista novecento.org, che nasce in stretto dialogo con la scuola e didattica.

Noi, partigiani. Memoriale della Resistenza italiana: una raccolta di interviste promossa dall’ANPI e coordinata da Laura Gnocchi e Gad Lerner.

Segnaliamo ancora la proposta «Leggere la Resistenza nei documenti dell’Archivio centrale dello Stato», allestita in occasione del 75° anniversario della Liberazione. Quest’anno l’Archivio Centrale dello Stato propone una mostra nella sua sede all’Eur (Roma).

La mostra Banditi e ribelli. La guerra partigiana in Italia 1943-1945, a cura di Santo Peli, promossa dall’Istituto per la storia della Resistenza e per la società contemporanea in provincia di Reggio Emilia sin dal 2017, sta per avere un nuovo allestimento a Reggio Emilia. Iniziative analoghe si moltiplicheranno in tutta Italia a ridosso del 25 aprile. Si veda, tra i tanti esempi, il «Festival della Resistenza. Venezia è libera», che ha avuto inizio il 25 marzo 2025 e propone, tra le altre cose, alcune mostre virtuali.

Per lavorare sulle immagini, resta sempre utile il volume Storia fotografica della Resistenza, a cura di Adolfo Mignemi, presentazione di Claudio Pavone, Bollati Boringhieri, Torino 2002.

Cominciano a svilupparsi studi sulla «cultura materiale» della Resistenza. Segnaliamo: Francesco Marchetti, Cultura materiale della Resistenza. Storia della Resistenza Italiana attraverso gli oggetti e i materiali utilizzati dai partigiani, Tralerighe libri, Lucca 2023; Scarpe rotte eppur bisogna andar. Una storia della Resistenza in 30 oggetti, a cura di Paola E. Boccalatte e Mirco Carrattieri, prefazione di Paolo Pezzino, Biblion, Milano 2024.

Infine menzioniamo l’iniziativa «Una finestra sul 25 aprile» promossa dall’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea «Giorgio Agosti» per documentare ciò che le scuole hanno deciso di organizzare in vista del 25 aprile 2025.

Su questo tema, è disponibile online il volume Raccontare la Resistenza a scuola. Esperienze e riflessioni, a cura di Luca Bravi, Chiara Martinelli, Stefano Oliviero, Firenze University Press, Firenze 2022 (scaricabile a questo link: https://books.fupress.com/catalogue/raccontare-la-resistenza-a-scuola/12894).

 

L’autrice

Francesca Cavarocchi insegna Storia contemporanea all’Università di Firenze e fa parte dell’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea. Tra i suoi principali interessi di ricerca ricordiamo la propaganda fascista, in particolare verso l’estero, la persecuzione antiebraica, l’occupazione tedesca in Italia. Il suo libro più recente è La sorella latina. Diplomazia culturale e propaganda fascista in Francia e in Germania, Firenze University Press, Firenze 2024.