«Gravissimi incidenti a…». La stampa e gli episodi di violenza politica durante la campagna elettorale del 1948
A cura di Silvia Benini
Domenica 18 aprile 1948 è una data cruciale nella storia dell’Italia repubblicana. Si tennero quel giorno (e il successivo lunedì 19) le prime elezioni politiche, che videro affrontarsi la Democrazia Cristiana, garante dell’«ordine» interno e internazionale, e il Fronte popolare socialista-comunista. Il contesto era quello della Guerra fredda, delle tensioni sociali ed economiche dovute alle difficoltà della ricostruzione e agli strascichi della guerra civile. Sfogliare le cronache dell’epoca aiuta a percepire il grado di violenza politica che segnò la campagna elettorale e il voto; mettere a confronto come quotidiani di diverso orientamento riferirono i medesimi episodi di violenza permette di cogliere il ruolo dei mezzi di informazione nel confronto politico e nella costruzione del consenso e della legittimità.
Le elezioni politiche del 1948
Le elezioni politiche del 18 aprile 1948 segnarono una tappa decisiva nella storia della giovane Repubblica italiana. A meno di tre anni dalla fine della guerra e dalla caduta del fascismo, il Paese fu chiamato a scegliere la propria direzione politica in un clima di profonda incertezza e tensione interna e in un contesto internazionale segnato dall’incipiente Guerra fredda. Non si trattava di un confronto ordinario tra programmi e candidati: il voto fu percepito da entrambe le parti come uno scontro tra due visioni opposte del futuro. Da un lato, la Democrazia Cristiana (DC) e i suoi alleati moderati, sostenuti dal papato, dal mondo cattolico e dagli Stati Uniti, si presentavano come garanti dell’ordine e della continuità con l’Occidente. Dall’altro, il Fronte Popolare, formato dal Partito Comunista Italiano (PCI) e dal Partito Socialista (PSI), si proponeva come alternativa radicale, in sintonia con l’Unione Sovietica e le forze comuniste e socialiste europee.
La campagna elettorale si svolse all’insegna di un linguaggio aggressivo, in un’atmosfera di paura e diffidenza reciproca. A rendere il clima incandescente contribuivano gli strascichi della guerra civile del 1943-45, nonché le divisioni sociali ed economiche che accompagnavano il faticoso avvio della ricostruzione. Nei mesi che precedettero il voto si verificarono episodi di violenza politica in molte aree del Paese, dalle grandi città ai piccoli centri di provincia. Aggressioni, scontri di piazza, assalti a sedi di partito e persino omicidi popolarono la cronaca quotidiana.
La campagna elettorale si svolse all’insegna di un linguaggio aggressivo, in un’atmosfera di paura e diffidenza reciproca. A rendere il clima incandescente contribuivano gli strascichi della guerra civile del 1943-45, nonché le divisioni sociali ed economiche che accompagnavano il faticoso avvio della ricostruzione. Nei mesi che precedettero il voto si verificarono episodi di violenza politica in molte aree del Paese, dalle grandi città ai piccoli centri di provincia. Aggressioni, scontri di piazza, assalti a sedi di partito e persino omicidi popolarono la cronaca quotidiana.
La stampa e la violenza politica
In un contesto così teso, la stampa nazionale non fu semplice osservatrice, ma un vero e proprio attore politico. I giornali non si limitavano a riferire i fatti: li selezionavano, li interpretavano e li raccontavano attraverso una lente fortemente influenzata dall’orientamento ideologico della testata. Questo meccanismo emerge con particolare chiarezza quando si confrontino quotidiani di orientamento diverso. Il «Popolo», organo ufficiale della DC, dava ampio risalto alle aggressioni subite dai propri sostenitori, spesso attribuendo le responsabilità agli «elementi di sinistra» e descrivendo gli avversari come fomentatori di disordine e violenza. L’«Unità», il quotidiano del PCI, operava un ribaltamento speculare, denunciando la «violenza fascista» dei democristiani e accusando spesso le forze dell’ordine di complicità con il partito di governo (l’esperienza dei governi di unità nazionale, espressione di tutto il Comitato di Liberazione Nazionale, si era chiusa nella primavera del 1947; il governo in carica dal 1° giugno di quell’anno era guidato dalla DC, il presidente del consiglio era Alcide De Gasperi). Il «Corriere della Sera», pur presentandosi come quotidiano di informazione, adottava una linea editoriale che in diversi casi sembrava accogliere la versione dei fatti proposta dalla stampa vicina alla DC, soprattutto quando i protagonisti degli episodi di violenza appartenevano alla sinistra.
La parzialità, in entrambi i campi, si manifestava in due modi principali. Innanzitutto, nella selezione stessa degli eventi da riportare: gli episodi in cui le vittime appartenevano al proprio campo politico ricevevano maggiore attenzione, spesso in prima pagina, mentre quelli che vedevano i propri militanti nel ruolo di aggressori venivano minimizzati o ignorati. In secondo luogo, nella ricostruzione dei fatti: uno stesso episodio poteva essere raccontato in maniera radicalmente diversa, fino a invertire completamente le parti degli aggressori e degli aggrediti.
La parzialità, in entrambi i campi, si manifestava in due modi principali. Innanzitutto, nella selezione stessa degli eventi da riportare: gli episodi in cui le vittime appartenevano al proprio campo politico ricevevano maggiore attenzione, spesso in prima pagina, mentre quelli che vedevano i propri militanti nel ruolo di aggressori venivano minimizzati o ignorati. In secondo luogo, nella ricostruzione dei fatti: uno stesso episodio poteva essere raccontato in maniera radicalmente diversa, fino a invertire completamente le parti degli aggressori e degli aggrediti.
Un caso di studio: la ricostruzione delle violenze a Castellammare di Stabia
È ciò che accadde, per esempio, a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, il 19 marzo 1948. Il «Corriere della Sera» parlò di un attacco da parte di elementi di sinistra a un corteo della DC, versione rafforzata dal «Popolo», che descrisse un’aggressione premeditata culminata con colpi di arma da fuoco contro i giovani democristiani. L’«Unità», al contrario, sostenne che erano stati i dimostranti della DC a provocare l’incidente, insultando e minacciando i cittadini riuniti davanti alla sezione del Fronte, e che avevano persino aperto il fuoco dopo l’intervento della polizia.
Il confronto diretto tra le ricostruzioni dei tre quotidiani sullo stesso episodio di violenza consente di osservare concretamente come, nel 1948, la stampa non fosse affatto un filtro neutrale della realtà, ma uno strumento di costruzione del consenso e di legittimazione politica. Analizzare queste fonti significa non solo ricostruire la cronaca di una campagna elettorale particolarmente tesa, ma anche comprendere come le notizie vengano plasmate dal contesto in cui nascono e dal posizionamento di chi le racconta.
Il confronto diretto tra le ricostruzioni dei tre quotidiani sullo stesso episodio di violenza consente di osservare concretamente come, nel 1948, la stampa non fosse affatto un filtro neutrale della realtà, ma uno strumento di costruzione del consenso e di legittimazione politica. Analizzare queste fonti significa non solo ricostruire la cronaca di una campagna elettorale particolarmente tesa, ma anche comprendere come le notizie vengano plasmate dal contesto in cui nascono e dal posizionamento di chi le racconta.
Le fonti
1. La versione del «Corriere della Sera»
2. La versione del «Popolo»
3. La versione dell’«Unità»
Aprile 2026
Immagine: una manifestazione elettorale in piazza Duomo a Milano per le elezioni politiche del 1948
La notizia di «gravissimi incidenti» durante una manifestazione democristiana
Napoli 19 marzo, notte.
Gravissimi incidenti si sono verificati stamane a Castellammare di Stabia, dove era stata indetta dalla democrazia cristiana una manifestazione.
Dopo la celebrazione di una Messa in vicinanza della stazione della Circumvesuviana si formava un corteo di giovani democristiani che sfilava per le vie della città, tra fischi e urla da parte di elementi di sinistra. A un tratto la coda del corteo veniva assalita da alcuni elementi avversari, dando luogo a violenti tafferugli, nel corso dei quali dieci persone rimanevano gravemente ferite. Altri individui armati, a quanto pare, di bombe a mano e di coltelli, assaltavano vari autocarri che erano serviti al trasporto dei giovani democristiani. Ne nasceva un nuovo tafferuglio durante il quale uno degli autocarri, su cui aveva preso posto un giovane non identificato, riusciva a eclissarsi. Nuovi incidenti si verificavano al sopraggiungere della «Celere»[1] da Napoli. Un agente rimaneva ferito.
Fonte: Violenze a Castellammare di Stabia durante un corteo democristiano, «Corriere della Sera», 20 marzo 1948, p. 4.
2. La versione del «Popolo»
Un encomio all’«entusiasmo» e alla «fermezza» dei giovani democristiani in raduno.
NAPOLI, 19.
Oggi si è svolto a Castellammare di Stabia un grande raduno dei Gruppi Giovanili della Democrazia Cristiana della Provincia di Napoli al quale hanno partecipato oltre cinquemila giovani affluiti con automezzi da ogni parte della provincia.
I giovani furono accolti in Castellammare dai comunisti con urla, insulti e fischi. Quando dopo la Messa celebrata sul piazzale della stazione i giovani democristiani formarono un imponente corteo, i comunisti tentarono di aggredirli e approfittando dell’assenza di forza pubblica, assalirono la coda del corteo ferendo tre giovani democristiani […].
L’intervento dei carabinieri impediva ulteriori incidenti. Il comizio si svolgeva quindi in Piazza del Municipio. I comunisti tentavano di impedire il regolare svolgimento ma la forza pubblica li allontanava energicamente. […].
Mentre si svolgeva il comizio alcuni gruppi di facinorosi tentavano di incendiare e distruggere gli autocarri minacciando gi autisti con bombe a mano e coltelli. Uno di essi riusciva ad impossessarsi di un autocarro e allontanarsi con esso, ma i carabinieri ed un gruppo di giovani democristiani stabbiesi lo inseguivano e lo raggiungevano nei pressi di Torre Annunziata. Il comunista accortosi di essere inseguito fermava la macchina e si dava alla fuga nella campagna vicina.
Così l’autocarro veniva recuperato.
I giovani democristiani si imbarcavano sui loro automezzi cercando di evitare altri incidenti, ma i comunisti locali continuavano le loro provocazioni e gli insulti. Mentre la colonna si avviava all’uscita della città essi iniziavano una fitta sassaiola contro i giovani democristiani e contro le forze di pubblica sicurezza.
Succedevano allora dei tafferugli durante i quali un comunista esplodeva alcuni colpi di arma da fuoco che ferivano un milite della pubblica sicurezza al piede ed un passante al braccio.
La Pubblica Sicurezza ha operato una decina di fermi. La popolazione di Castellammare vivamente indignata per il contegno dei comunisti locali ha commentato e deplorato aspramente il fatto.
L’entusiasmo e la fermezza dei giovani democristiani napoletani sono veramente encomiabili.
Fonte: A CASTELLAMMARE DI STABIA. PROVOCATORI COMUNISTI contro giovani democristiani, «Il Popolo», 20 marzo 1948, p. 1.
3. La versione dell’«Unità»
Una «irruzione» da fuori paese: la «provocazione» dei democristiani
CASTELLAMMARE, 19. — Seri incidenti sono stati causati oggi da una gravissima provocazione democristiana.
Cinquanta camion di fedeli della D.C. reclutati da tutti i paesi della provincia di Napoli hanno fatto irruzione a Castellammare. […].
Passando davanti alle sezioni dei partiti aderenti al Fronte del Mezzogiorno[2], gli energumeni hanno lanciato insulti ed invettive, provocando la reazione immediata dei cittadini. Benché i dirigenti del partito comunista e socialista fossero intervenuti per evitare un conflitto, di fronte a nuove e più gravi provocazioni da parte dei d.c., si accendevano delle mischie, nel corso delle quali rimanevano feriti più o meno gravemente due cittadini. Più tardi i d.c. concentravano le loro forze in una piazza della città e quivi riprendevano la loro azione provocatoria.
La Celere impegnava conflitto con i dimostranti d.c. che sparavano alcuni colpi di pistola. Rimaneva ferito alla caviglia un agente di P[ubblica] S[icurezza] mentre un cittadino veniva ferito di striscio al braccio sinistro. Si è riunito immediatamente l’Esecutivo del F[ronte] D[emocratico] P[opolare] di Castellammare per elevare la sua alta protesta
Fonte: A Castellammare di Stabia. Dimostranti d.c. sparano contro la Celere, «l’Unità», 20 marzo 1948, p. 1.
[1] Nome con cui sono chiamati i «reparti mobili» della polizia, addestrati per i servizi di emergenza e per il mantenimento dell’ordine pubblico.
[2] Movimento costituitosi nel Sud Italia nel 1947 di cui facevano parte, oltre a PCI e PSI, anche altre forze politiche democratiche.
Aprile 2026
Immagine: una manifestazione elettorale in piazza Duomo a Milano per le elezioni politiche del 1948
Per approfondire
Per collocare le elezioni del 1948 all’interno di un più ampio quadro storico e interpretativo, che prenda in esame l’evoluzione delle campagne elettorali italiane, si rimanda a: Storia delle campagne elettorali in Italia, a cura di Pier Luigi Ballini e Maurizio Ridolfi, Bruno Mondadori, Milano 2002; Edoardo Novelli, Le campagne elettorali in Italia. Protagonisti, strumenti, teorie, Laterza, Roma-Bari 2018. Più specificamente sul 1948 si veda Edoardo Novelli, Le elezioni del Quarantotto. Storia, strategie e immagini della prima campagna elettorale repubblicana, Donzelli, Roma 2008.
Per una panoramica sulle trasformazioni del giornalismo italiano, sul ruolo dell’informazione nella vita democratica e il suo rapporto con il potere politico si può fare riferimento a: Oliviero Bergamini, La democrazia della stampa. Storia del giornalismo, Laterza, Roma-Bari 2013; Mauro Forno, Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano, Laterza, Roma-Bari 2012; Giovanni Gozzini, Storia del giornalismo, Bruno Mondadori, Milano 2000.
Sulla questione della violenza politica nel dopoguerra repubblicano, in relazione con il contesto internazionale della Guerra fredda e con le strategie di gestione dell’ordine pubblico, si possono vedere: Donatella Della Porta, Herbert Reiter, Polizia e protesta. L’ordine pubblico dalla Liberazione ai «no global», Il Mulino, Bologna 2003; Oltre il 1945. Violenza, conflitto sociale, ordine pubblico nel dopoguerra europeo, a cura di Enrico Acciai, Guido Panvini, Camilla Poesio, Toni Rovatti, Viella, Roma 2017. Si vedano inoltre i saggi di Matteo Millan, Democrazia, conflitto sociale e violenza politica e Marco Bresciani, I «dopoguerra» in Europa: transizioni, violenze e persistenze, entrambi in L’età contemporanea, a cura di Marco Bresciani e Fulvio Conti, Carocci, Roma 2023, pp. 57-85 e 115-146.
È utile ricordare che vari quotidiani e riviste italiani mettono oggi a disposizione i loro archivi storici digitalizzati, tramite i quali è possibile consultare online articoli d’epoca. Questi strumenti permettono di condurre ricerche individuali, approfondimenti tematici e lavori in classe e rappresentano una risorsa preziosa per avvicinare gli studenti alla lettura diretta dei documenti storici, confrontando le diverse versioni dei fatti e sviluppando uno sguardo critico sul linguaggio e le scelte editoriali dei giornali.
«Corriere della Sera» (accesso su abbonamento);
«La Stampa» (libero accesso);
«l’Unità» (libero accesso);
«Il Popolo» (libero accesso tramite il sito dell’Istituto Luigi Sturzo);
«Avanti!» (libero accesso tramite il sito del Senato).
Rimandiamo anche all’archivio della rivista «Noi donne» (libero accesso), che nei numeri del marzo-maggio 1948 riferì episodi di violenza legati alle elezioni nella rubrica «Sette giorni in Italia».
Per una panoramica sulle trasformazioni del giornalismo italiano, sul ruolo dell’informazione nella vita democratica e il suo rapporto con il potere politico si può fare riferimento a: Oliviero Bergamini, La democrazia della stampa. Storia del giornalismo, Laterza, Roma-Bari 2013; Mauro Forno, Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano, Laterza, Roma-Bari 2012; Giovanni Gozzini, Storia del giornalismo, Bruno Mondadori, Milano 2000.
Sulla questione della violenza politica nel dopoguerra repubblicano, in relazione con il contesto internazionale della Guerra fredda e con le strategie di gestione dell’ordine pubblico, si possono vedere: Donatella Della Porta, Herbert Reiter, Polizia e protesta. L’ordine pubblico dalla Liberazione ai «no global», Il Mulino, Bologna 2003; Oltre il 1945. Violenza, conflitto sociale, ordine pubblico nel dopoguerra europeo, a cura di Enrico Acciai, Guido Panvini, Camilla Poesio, Toni Rovatti, Viella, Roma 2017. Si vedano inoltre i saggi di Matteo Millan, Democrazia, conflitto sociale e violenza politica e Marco Bresciani, I «dopoguerra» in Europa: transizioni, violenze e persistenze, entrambi in L’età contemporanea, a cura di Marco Bresciani e Fulvio Conti, Carocci, Roma 2023, pp. 57-85 e 115-146.
È utile ricordare che vari quotidiani e riviste italiani mettono oggi a disposizione i loro archivi storici digitalizzati, tramite i quali è possibile consultare online articoli d’epoca. Questi strumenti permettono di condurre ricerche individuali, approfondimenti tematici e lavori in classe e rappresentano una risorsa preziosa per avvicinare gli studenti alla lettura diretta dei documenti storici, confrontando le diverse versioni dei fatti e sviluppando uno sguardo critico sul linguaggio e le scelte editoriali dei giornali.
«Corriere della Sera» (accesso su abbonamento);
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«Il Popolo» (libero accesso tramite il sito dell’Istituto Luigi Sturzo);
«Avanti!» (libero accesso tramite il sito del Senato).
Rimandiamo anche all’archivio della rivista «Noi donne» (libero accesso), che nei numeri del marzo-maggio 1948 riferì episodi di violenza legati alle elezioni nella rubrica «Sette giorni in Italia».