La norma non c'è più
L'italiano in pericolo
Travajé o fatighé?
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Travajé o fatighé?
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L’italiano contemporaneo si caratterizza per un’immissione continua, e senza precedenti per quanto riguarda il numero, di nuove parole. Per effetto della specializzazione che caratterizza il mondo moderno, questi termini possono essere catalogati secondo il settore di attività o la categoria sociale, e nell’insieme costituiscono i 2/3 del lessico. Tra questi linguaggi (o lingue) settoriali (o «speciali», come li chiamano alcuni linguisti) quello della scienza e della tecnica occupa senz’altro un posto molto importante. Da una parte abbiamo l’ingresso di moltissime voci nuove dovute al continuo progresso della ricerca nel campo della fisica, della biologia, della medicina, dell’informatica; dall’altra questo linguaggio influisce su quello comune a causa dell’industrializzazione e del fatto che viviamo in un mondo altamente tecnologizzato. I canali di diffusione sono la scuola e i mezzi di comunicazione di massa, ma avviene anche che operai quasi dialettofoni imparino termini tecnici legati alla loro attività lavorativa. Molti sono i prestiti stranieri (ormai quasi sempre inglesi) nella forma originaria, come ad esempio computer, e un’infinità i termini di informatica, come input, ossia «unità d’ingresso», comparso nel 1961 (< ingl. to put in, «mettere dentro»), e output, «unità d’uscita», termine del 1970 (< ingl. to put out, «mettere fuori»); scanner, apparecchio capace di trasferire immagini sulla memoria di un computer, usato per la prima volta nel 1974 (< ingl. to scan, «esaminare minuziosamente»); mouse, il dispositivo che permette di muovere il cursore sul video, parola creata nel 1985 (< ingl. mouse, «topo»). L’informatica si è diffusa così velocemente che non c’è stato tempo di preparare traduzioni accurate. In certi casi, però, le voci sono state adattate, come è accaduto per processore, unità centrale preposta al processo di elaborazione dei dati, un termine del 1983 (< ingl. processor), o cliccare, premere il pulsante del mouse, neologismo del 1992 (< ingl. to click). In questa inarrestabile proliferazione di termini inglesi, Giovanni Nencioni avverte un pericolo non più solo linguistico; anche la ricerca scientifica potrebbe venire influenzata da schemi concettuali tipici della lingua inglese.

I termini tecnici si creano usando procedimenti standard con elementi greci o latini. Prendiamo ipertesto, il libro elettronico: è formato dal prefisso greco hypér («sopra») perché è come se fosse un libro potenziato; Internet (< ingl. international network), la rete che attraverso il computer permette collegamenti in tutto il mondo, è una parola formata col prefisso latino inter, sia pure come abbreviazione dell’inglese international. Bio (< gr. bíos, «vita»), già sfruttato in passato, può dar luogo a una serie infinita di formazioni, come ad esempio biodegradabile («che si può scomporre in elementi meno – o non – inquinanti», 1978) o biocentrismo («concezione che pone al centro dell’universo la vita» animale e vegetale, 1991). Un altro prefisso è anti– (< gr. antí, «contro»), che è estremamente produttivo, come mostrano antinucleare («chi o che si oppone all’installazione di centrali nucleari», 1983) e antitumorale («che contrasta la crescita di un tumore», 1987).

 
 
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