859
Romanticismo e Risorgimento
Cinema e letteratura
Cinema e letteratura
Noi credevamo
di Mario Martone
Dal romanzo al film: Noi credevamo di Anna Banti
Il film di Mario Martone, uscito nel 2010, è in larga parte
ispirato al romanzo storico
Noi credevamo
(1963) di Anna
Banti. Attraverso la vicenda del patriota garibaldino Domenico
Lopresti (nonno della scrittrice, il cui vero nome è Lucia Lo-
presti), l’autrice denuncia la delusione politica di cui furono
vittime molti di coloro che si impegnarono in prima persona
nel processo risorgimentale. Sostenitore degli ideali rivolu-
zionari e repubblicani, traditi dall’unificazione dell’Italia sotto
la monarchia sabauda, il protagonista ormai vecchio e disilluso
stende, come molti di quella generazione, le sue memorie. In un colloquio immaginario col
figlio, alla fine del romanzo Domenico dichiara: «Cosa gli direi, in sostanza? Ho veduto, da vivo, il definitivo
tramonto dei miei tempi; quel che, bene o male, ha sostenuto la mia tenacia avventurosa, non serve a
lui e ai giovani della sua età. Ho cospirato con ebbrezza, mi hanno preso, ho veduto la forca e qualcosa
peggior della forca [...]. Ma io non conto, eravamo tanti, eravamo insieme, il car-
cere non bastava; la lotta dovevamo cominciarla quando ne uscimmo. Noi, dolce
parola. Noi credevamo...».
Il Risorgimento attraverso tre vite
In tre ore e quattro episodi il film racconta le vicende di tre ragazzi del Sud, gli
aristocratici Domenico (Luigi Lo Cascio) e Angelo (Valerio Binasco) e il popolano
Salvatore (Luigi Pisani), che dopo la pesante repressione borbonica dei moti del
1828, si affiliano alla Giovine Italia. Attraverso i quattro episodi che li vedono coin-
volti, vengono raccontate alcune vicende del processo che ha portato all’Unità
d’Italia: il circolo di Cristina Belgioioso a Parigi, l’insuccesso dei moti savoiardi del
1834, la lunga detenzione dei patrioti più in vista nel tetro carcere di Montefusco
(Avellino) in seguito ai moti del ’48, il tentativo fallito di uccidere Napoleone III
(1858), Aspromonte (1862), Mazzini (Toni Servillo) che continua a tramare dall’esilio
londinese, fino al discorso a sostegno della monarchia di Crispi (Luca Zingaretti) del 1865. Le storie
individuali partite dal Cilento si aprono a una dimensione europea
(Londra e Parigi) descrivendo, senza retorica, in un impasto di lingue
e dialetti, in un susseguirsi di anni ed eventi, gli ideali profondamente
sentiti dei giovani patrioti che credevano nell’Italia unita.
Il significato del film secondo il regista
Mario Martone, che da molti anni lavorava alla realizzazione del film,
dichiara che la sua uscita per i 150 anni dell’Unità d’Italia è solo una
fortunata coincidenza: «Da quando ho cominciato a pensare que-
sto film, da quando ho cominciato a studiare e a leggere cose che
non mi aspettavo fossero accadute, l’urgenza di fare questo film
non mi hai mai abbandonato, nonostante le difficoltà produttive e gli anni che ci sono voluti. Siamo arrivati
a pochi mesi dal 2011, che indubbiamente è un approdo fatale. Io spero che questa coincidenza aiuti il
film ad essere visto e ad essere vissuto soprattutto dal pubblico giovane, che non avrà difficoltà a entrare
nelle vite di questi ragazzi di duecento anni fa che hanno sacrificato le proprie vite per far nascere questo
Paese. È un film rigorosamente storico, tutto quello che si vede nel film è tratto da documenti storici. È un
film critico ma non è affatto contro l’Unità d’Italia, di cui io sono convinto sostenitore».