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Parte 1
La fonologia
5
L’accento
In ogni parola, tranne pochissime eccezioni, c’è
una sillaba che si distingue dalle
altre perché viene pronunciata con maggior forza
e, quindi, con un innalza-
mento del tono della voce:
cit
o
no
re
ta
volo
don
dolano
Questo particolare innalzamento della voce su una sillaba della parola si chiama
accento
o, meglio,
accento
tònico
(o
accento di parola
).
La sillaba e la vocale della parola su cui cade l’accento tonico si chiamano perciò
toniche
, mentre le altre, prive di accento, sono dette
atone
.
In italiano, l’accento è
mobile
: ciò significa che, mentre in lingue come il francese
e il turco l’accento cade sempre sull’ultima sillaba e in lingue come il polacco cade
sempre sulla penultima, in italiano l’accento può cadere, a seconda delle parole, su
qualunque
sillaba.
In particolare, a seconda della
sillaba su cui cade l’accento tonico
, le parole si di-
stinguono in:
posizione dell’accento
esempi
piane
sull’
ultima
sillaba
sulla
penultima
sillaba
sulla
terzultima
sillaba
celebrità
,
virtù
,
falò
limòne
,
pàlo
,
fatìca
tàvolo
,
psicòlogo
,
bàllano
bisdrucciole
tronche
sdrucciole
trisdrucciole
sulla
quartultima
sillaba
sulla
quintultima
sillaba
telèfonami
,
màndaglielo
òrdinaglielo
In italiano, la maggior parte delle parole sono
piane
. Numerose sono anche le
sdruc-
ciole
e le
tronche
. Rare le bisdrucciole e le trisdrucciole. Esistono, però, anche delle
parole atone
, cioè prive di accento, che, proprio per questo, per poter essere pronun-
ciate devono “appoggiarsi” alla parola che le segue o alla parola che le precede: nel
primo caso si chiamano
proclitiche
(‘piegate in avanti’), nel secondo caso
enclitiche
(‘piegate all’indietro’).
In particolare:
sono
proclitiche
e si appoggiano alla parola che le segue gli articoli determinativi
il
,
lo
,
la
,
i
,
gli
,
le
; le preposizioni semplici
di
,
a
,
da
ecc.; i pronomi personali
mi
,
ti
,
ci
,
si
,
vi
,
ne
(= di lui, di lei, di ciò, di loro, di queste cose),
lo
,
la
,
li
,
gli
,
le
; le forme
me
,
te
,
ce
,
ne
,
gli
accompagnate da
lo
,
la
,
li
,
le
,
gli
,
ne
a formare i pronomi doppi
me lo
,
te lo
,
glie
lo
ecc. (“
Te lo
dirò domani”; “
Me ne
dia uno”); i pronomi dimostrativi e gli avverbi
ci
(= di ciò, a ciò, in ciò, in quel luogo),
vi
(= da ciò, a ciò, in ciò, in quel luogo),
ne
(=
da quel luogo): “Vedi
il
mare?” “
Ti
amo”; “I film gialli non
mi
piacciono”; “Io vado in
spiaggia:
ci
vieni anche tu?”;
sono
enclitiche
e si appoggiano alla parola che le precede le stesse particelle prono-
minali e gli stessi avverbi citati sopra quando sono posti dopo il verbo: “Telefona
mi
”;
“Parla
ne
con qualcuno”; “Fat
ti
sentire!”; “Vac
ci
subito!”. In questo caso, come risulta
dagli esempi, esse si saldano alla parola che le precede anche nella grafìa.