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TERRITORIO E AMBIENTE
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Cultura aristocratica
e cultura popolare
poi ricordare l’importanza del
Palio di
Siena
, e la vivacità con cui ancora oggi
lo si corre, per capire il significato di fe-
ste simili, che si tenevano in ogni città: a
Pisa
,
Padova
,
Ferrara
e
Mantova
, come
a
Gubbio
,
Assisi
,
Napoli
e
Palermo
. Ani-
mavano inoltre le piazze saltimbanchi e
cantastorie, recitando passi di Omero o
narrando episodi dell’
Orlando Furioso
,
racconti medievali, storie delle vite dei
santi. La cultura che essi divulgavano si
richiamava ai
grandi autori
ed era
molto
più diffusa
di quanto non si creda oggi.
quelle
popolari
. Già all’interno della cor-
te, infatti, le
nuove idee
si diffondevano
anche attraverso le
cerimonie
, le
parate
,
le
giostre
e i
tornei
cavallereschi, le
feste
e gli stessi
rituali della vita quotidiana
(fu per esempio dalle corti italiane che si
diffuse l’uso della forchetta, del sapone
e del dentifricio), che acquistavano così
una funzione “educativa”, formando la
nuova “aristocrazia”, colta e intellettuale.
Un importante “mezzo di comuni-
cazione di massa” erano poi
le cerimonie
e le feste cittadine
, cui il popolo pren-
deva parte con passione: quelle religiose
di San Giovanni Battista a
Firenze
o del
Redentore a
Venezia
, quella laica – diffu-
sissima – del
Carnevale
. In queste occa-
sioni città e borghi si riempivano di gente:
i giochi, le gare, le rappresentazioni nelle
piazze, i balli erano numerosi e
aperti a
tutti
. A Firenze si spalancavano le por-
te di Palazzo Vecchio, dove si ballava,
come pure nelle ville medicee. Basterà
S
i è portati a pensare che la cultura
rinascimentale sia stata un feno-
meno
tutto interno alle “corti”
,
un
fatto di élite
, che non coinvolse il “po-
polo” (né, tanto meno, le donne), il quale
continuò a vivere nell’analfabetismo e
nella miseria, come nel Medioevo.
Ciò, almeno in Italia, è
vero solo in
parte
, per due ragioni. Innnanzitutto per-
ché, se il mondo delle campagne ne rima-
se per lo più escluso, non fu sempre così
nelle città: a
Firenze
,
Venezia
,
Milano
o
Genova
, per esempio, erano numerosi i
ragazzi e le ragazze che frequentavano
le
scuole
e potevano in qualche modo
partecipare alla
cultura umanistica
nella
sua
forma “scritta”
. In secondo luogo,
perché nella trasmissione dei valori, del-
le idee, dei modelli di comportamento di
una società gioca un ruolo fondamentale
la
cultura “non scritta”
.
A questa cultura “non scritta” par-
tecipavano
tutti
: le
classi più elevate
e
Cerimonie e feste cittadine, parate, giostre
e tornei cavallereschi sono manifestazioni
della cultura rinascimentale “non scritta”
alle quali partecipano anche le classi
popolari.
Una partita del “calcio in costume” di
Firenze, del quale si hanno notizie sin dal
tardo Medioevo e che viene giocato ancora
oggi. Il gioco vide la sua partita più famosa
il 17 febbraio 1530, quando i fiorentini
risposero all’assedio dell’imperatore Carlo V
mettendosi con noncuranza a giocare a palla
in piazza Santa Croce.
Passato e presente
Le feste, le giostre, i vari tipi di pa-
lio − e talvolta anche le semplici
sagre paesane – rievocano ancora
oggi quella cultura“non scritta”co-
sì importante nell’età rinascimen-
tale e sonomolto diffusi nel nostro
Paese, dove spesso rappresentano
importanti elementi di attrazione
turistica.
Quali eventi di questo genere sono
presenti nella città, o nella zona, in
cui vivi? Quali sono le loro origini? E
le loro caratteristiche? Documenta-
ti sull’argomento, cercando anche
di individuare quanto in essi è frut-
to della tradizione e quanto è inve-
ce legato al “marketing” turistico.
Scena di vita di corte in una
miniatura di Taddeo Crivelli dalla
Bibbia di Borso d’Este (1455).
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