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ECONOMIA, LAVORO E SOCIETÀ
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All’origine del
“made in Italy”
Le
motivazioni dell’acquirente
era-
no da un lato
venali
– un gioiello, un ser-
vizio d’argenteria, il dipinto di un artista
conosciuto avevano indubbiamente un
valore monetario
, che poteva anche au-
mentare nel tempo –, dall’altro
culturali
,
nel caso dei libri, dei mappamondi, degli
strumenti scientifici. Ma spesso l’acqui-
sto di oggetti d’arte era una maniera per
seguire la
moda
, raccogliendo nei propri
palazzi e nelle ville gli oggetti che quoti-
dianamente si ammiravano a corte.
La produzione delle “arti minori”
proseguì anche nel Sei-Settecento: basti
pensare agli strumenti musicali di
Cre-
mona
, dove l’arte della
liuteria
raggiun-
se gli eccelsi livelli delle botteghe di un
Guarneri, di un Amati o di uno Stradiva-
ri. Viole, violini e violoncelli erano allora
venduti, in Italia o in Europa, al prezzo di
80 o 90 scudi. Un secolo dopo, gli stessi
strumenti erano valutati dieci volte di più
e oggi uno Stradivari può costare alcu-
ni milioni di euro o di dollari. Il mercato
dell’arte era diventato un vero e proprio
investimento finanziario
e il bell’oggetto
si era trasformato in un
bene patrimo-
niale
destinato a crescere di valore nel
tempo.
Passato e presente
Gli oggetti d’arte prodotti in Italia nel Ri-
nascimento possono essere considerati gli
antenati del “made in Italy”. Che cosa s’in-
tende con questo termine moderno? Quali
sono i suoi prodotti più significativi? A quale
tipo di pubblico si rivolgono? È coinvolta in
questo tipo di produzioni anche l’economia
della tua zona? In che modo?
gusto
e quell’abitudine a circondarsi di
oggetti “italiani”
, raffinati e lussuosi che
caratterizzarono a lungo le classi alte
europee e che, per certi aspetti, può es-
sere paragonata ai moderni successi del
“made in Italy”
.
Certo, i compratori non avevano
generalmente, di questi oggetti, la con-
siderazione che se ne ha oggi: un piatto
di maiolica, un quadro, una coppa in ar-
gento venivano destinati soprattutto a
funzioni decorative
, come un mobile o
un tappeto. Nello stesso modo, un pitto-
re del primo Cinquecento si considerava
ancora soprattutto un
artigiano
, capace
di eseguire, nella sua bottega, quadri im-
portanti, ma anche
piccoli lavori
, come
bandiere, stemmi araldici, carte da gioco,
dorature di candelieri e cornici, disegni
per stampe e incisioni.
N
egli ultimi anni l’attenzione de-
gli storici si è rivolta a un nuovo
tema di ricerca: la sterminata
produzione di oggetti artistici
di ogni
tipo verificatasi in
Italia
fra il Quattro e
il Cinquecento.
Stampe, medaglie, libri illustra-
ti, cassoni, mobili, stendardi, reliquiari,
arazzi, tappeti, maioliche, gessi, scultu-
re in cotto, strumenti musicali, stucchi,
specchi, armi da parata ecc. comincia-
rono a “fare tendenza” in Europa, tanto
da dar vita a un vero e proprio
merca-
to dell’arte
. Destinate all’
esportazione
,
queste produzioni – presenti in quasi tut-
te le
città
italiane e in molti
centri mino-
ri
– non solo ebbero un
rilevante signifi-
cato economico
(pari se non superiore
a quello delle manifatture della lana o
della seta), ma soprattutto crearono quel
Destinati all’esportazione, gli oggetti d’arte
prodotti nelle botteghe italiane “fanno
tendenza” in tutta Europa.
Coppa nuziale in vetro
decorata con smalti
e oro realizzata a
Venezia nel 1464-74.
Una preziosa opera
di oreficeria italiana del
XVI secolo.
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