Traduzione A
(M. Scàndola)
In quel momento di trepidazione il console Decio
chiama a gran voce Marco Valerio: “Occorre il soc-
corso degli dèi”, gli dice, “o Marco Valerio. Suvvia
dunque, pubblico pontefice del popolo romano,
suggeriscimi le parole con le quali devo immolarmi
per la salvezza delle legioni”. Il pontefice gli ordinò
di indossare la toga pretesta e di dire, col capo vela-
to, levando la mano di sotto alla toga fino a toccare
il mento,
ritto su un giavellotto posto sotto i suoi
piedi
, “O Giano, o Giove, o Marte padre, o Quiri-
no, o Bellona, o Lari,
o dèi Novensili, o dèi Indi-
geti
, o dèi che avete potere su di noi e sui nemici,
e voi, o dèi Mani, vi prego, vi supplico, vi chiedo
e mi riprometto la grazia che voi accordiate propi-
zi al popolo romano dei quiriti potenza e vittoria,
e rechiate terrore, spavento e morte ai nemici del
popolo romano dei quiriti. Così come ho espressa-
mente dichiarato, io immolo insieme con me agli
dèi Mani e alla Terra, per la repubblica del popolo
romano dei quiriti, per l’esercito, per le legioni, per
le milizie ausiliarie del popolo romano dei quiriti, le
legioni e le milizie ausiliarie dei nemici”. Dopo aver
innalzato questa preghiera, ordina ai littori di an-
dare da Tito Manlio, e di annunziare sollecitamen-
te al collega ch’egli si era immolato per l’esercito.
Quindi,
con la toga cinta alla maniera dei gabini
,
balzò armato a cavallo, e si lanciò in mezzo ai nemi-
ci sotto gli occhi di entrambi gli eserciti, apparen-
do loro d’aspetto alquanto più maestoso di quello
umano, quasi fosse inviato dal cielo come vittima
espiatoria di tutta la collera degli dèi,
per stornare
la rovina dai suoi e per riversarla sui nemici
.
Traduzione B
(L. Perelli)
Nella confusione del momento il console Decio
gridò a gran voce a Marco Valerio: “O Valerio, qui
occorre l’aiuto degli dèi; orsù dunque, o pubblico
pontefice del popolo romano, dettami le parole ri-
tuali con cui io devo offrirmi in voto per l’esercito”.
Il pontefice gli ordinò di indossare la toga pretesta,
e di dire queste parole
stando in piedi su di un
giavellotto
, col capo velato e con una mano protesa
di sotto la toga fino a toccare il mento: “O Gia-
no, o Giove, o padre Marte, o Quirino, o Bellona,
o Lari,
o dèi stranieri e indigeni
, o divinità che
avete potere su di noi e sui nemici, o dèi Mani, vi
prego vi venero, vi chiedo e son certo di ottenere
la grazia, che benigni concediate al popolo roma-
no dei quiriti forza e vittoria, e che gettiate terrore,
paura e morte fra i nemici del popolo romano dei
quiriti. Come ho dichiarato con le mie parole, così
offro in voto agli dèi Mani e alla Terra le legioni e le
forze ausiliarie dei nemici insieme con me stesso a
pro della repubblica del popolo romano dei quiriti,
dell’esercito, delle legioni e delle forze ausiliarie del
popolo romano dei quiriti”. Dopo aver così prega-
to ordina ai littori di andare da Tito Manlio e di
riferire subito al collega che egli si era offerto in
voto per l’esercito.
Cintasi poi la veste col cinto
gabino
balzò armato a cavallo e si slanciò in mezzo
ai nemici, apparendo agli occhi dei due eserciti con
un aspetto alquanto più maestoso di quello umano,
quasi fosse mandato dal cielo a espiare ogni collera
divina,
per stornare dai suoi la rovina gettandola
sui nemici
.
In generale le due traduzioni sono molto simili. Cerca
tuttavia di spiegare le seguenti scelte dei due tradut-
tori, relative alle parti evidenziate.
super telum subiectum pedibus stantem
‘A’ traduce
«ritto su un giavellotto posto sotto i suoi piedi; ‘B’ rende
stando in piedi su di un giavellotto». Quale traduzione ti
sembra più chiara? E quale più aderente al testo latino?
divi Novensiles, di Indigetes
‘A’ rende letteralmente
«
o dèi Novensili, o dèi Indigeti»; ‘B’ fornisce una tra-
duzione che è al tempo stesso una spiegazione: «o dèi
stranieri e indigeni».
Novensiles
sono infatti gli dèi
importati, che hanno in Roma una
nova sedes
. Quale
soluzione è a tuo avviso preferibile?
incinctus cinctu Gabino
‘A’ rende «con la toga cinta
alla maniera dei gabini»; ‘B’ conserva la figura etimo-
logica del testo originale: «Cintasi poi la veste col cinto
gabino». Quale traduzione è più fedele all’originale? E
quale più chiara per il moderno lettore italiano? Tieni
presente che il testo allude a una particolare maniera
di indossare la toga in modo da formare una sorta di
cintura attorno ai fianchi, utilizzata una volta dagli
abitanti di Gabii.
qui pestem ab suis aversam in hostes ferret
‘A’
tra-
duce
«
per stornare la rovina dai suoi e per riversarla
sui nemici»; ‘B’ «per stornare dai suoi la rovina gettan-
dola sui nemici». Spiega come i due traduttori abbiano
diversamente risolto il participio congiunto
aversam
,
peraltro univocamente reso dal punto di vista lessicale.
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