Grande è la mia speranza, o giudici, che sia un bene per me l’essere mandato a morte.
Sono due infatti le possibilità: o la morte toglie completamente la sensibilità, o con la
morte ci si trasferisce da questi luoghi in uno diverso. Perciò, se la sensibilità scom-
pare e la morte è simile a quel sonno che talvolta, senza neppure un sogno, ci procu-
ra il più sereno dei riposi, buon dio!, quanto è vantaggioso morire! Quanti giorni si
potrebbero trovare che siano preferibili a una notte di tal genere? E se a essa sarà si-
mile l’eternità di tutto il tempo a venire, chi più felice di me?
(Trad. di L. Zuccoli Clerici)
L’alternativa felice a cui Socrate allude era quella di ritrovare nell’Aldilà giudici famosi e giu-
sti e di incontrare le anime di coloro che erano vissuti nella giustizia e nella lealtà, avendo la
possibilità di discorrere con Orfeo, Omero, Esiodo, Aiace e molti altri.
In età augustea l’alternativa prospettata da Cicerone tramite le parole di Socrate può fare
capo a due formulazioni a prima vista contraddittorie come, da una parte, l’espressione di
Orazio
fabulae Manes
, «i Mani, favole vuote» (ode
I 4, 16) e, dall’altra,
Properzio
che apre
un’elegia (IV 7) dicendo
Sunt aliquid Manes
,
«i Mani esistono».
Questa apparente contraddizione è temperata dal fatto che Properzio in questa stessa elegia
e Orazio in molti passi delle sue opere descrivono o fanno riferimento a un medesimo
Aldi-
là di maniera
(9)
, con i fiumi infernali e le schiere di dannati famosi, alcuni destinati ai sup-
plizi infernali, altri alla serenità dell’Elisio. Che cosa significa tutto ciò? Che la rappresenta-
zione dell’inferno faceva capo allo
stereotipo letterario
e all’
imma-
ginazione
popolare
, ma era al-
tra cosa da ciò che effettivamen-
te si pensava.
Un Aldilà
di maniera
8
Jacques-Louis David,
La morte
di Socrate
(1787). New York,
Metropolitan Museum.
Mentre prende dalle mani di un
discepolo la tazza contenente il
veleno letale della cicuta, Socrate
alza il dito verso il cielo perché sta
parlando dell’immortalità dell’anima e
del suo destino celeste.
9
Lastra dipinta. Napoli, Museo Archeologico
Nazionale.
Al centro del dipinto Ermes, guida delle anime
riconoscibile dal caducèo (verga con due serpenti
intrecciati), consegna a Caronte l’obolo perché
traghetti la defunta alle sue spalle.
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