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La «pietra del Sole», un calendario azteco scolpito
durante il regno di Axayacatal, nel 1479.
Ma lo stesso Colombo, nella relazione del suo terzo viaggio, parlò di
«una terra infinita» di cui prima non aveva avuto conoscenza. Anche
lo storico lombardo Pietro Martire di Anghiera, divenuto cronista uf-
ficiale dei re cattolici, aveva intuito molto presto che ci si trovava da-
vanti a un continente sconosciuto. E allora perché il nome scelto per
quel continente fu proprio quello di Vespucci? Oltre tutto, Vespucci
non era nemmeno il comandante della nave su cui aveva viaggiato.
La cosa sembrò ingiusta anche ai contemporanei. Un altro scienzia-
to, lo spagnolo Miguel Servet, protestò e si rifiutò di usare il nome
«America» nelle carte della sua edizione di Tolomeo: non si poteva
togliere a Colombo la ricompensa intellettuale per aver trovato la via
marittima verso il nuovo continente. Ma la sua posizione restò isolata.
L
a
novItà
deL
testo
dI
v
espuccI
Il fatto è che la scelta del nome fu decisa sull’onda dell’emozione
suscitata dal testo di Vespucci,
Mundus Novus
. Era un testo che de-
scriveva le stesse popolazioni nude, inoffensive, gentili di cui aveva
parlato Colombo. Ma aggiungeva molti ingredienti: c’erano in abbon-
danza particolari sul cannibalismo – carne umana salata e attaccata
alle travi come quella di maiale nelle case europee – e sui costumi
sessuali delle donne indigene, dipinte come sfrenatamente lussuriose
e attirate dagli europei. Quel testo aggiungeva ingredienti culturali di
sicuro effetto, modernissimi: «strillava» l’idea del «mondo nuovo» fin
dal titolo, invece di fare caute ipotesi in un linguaggio da scienziato;
parlava dell’età dell’oro per spiegare ai lettori imbevuti di miti clas-
sici quel paesaggio e quel modo di vivere; accennava al modo in cui
quei popoli esotici vedevano gli europei, facendo provare ai lettori il
gusto di vedersi riflessi come in uno specchio.
Insomma, c’era l’abilità di uno scrittore e di un editore che impiegava-
no ingredienti di sicuro successo. In fondo, il nome scelto per il nuovo
continente fu come il premio letterario per un autore che aveva su-
perato tutti gli altri, catturando definitivamente le fantasie dei lettori.
Banchetto di antropofagi
, illustrazione dell’editore
e tipografo fiammingo Johann Theodor de Bry (1528-98).
rono popoli progrediti, la cui sottomissione fu assai più difficile e cruenta.
Già nel suo quarto viaggio, Colombo, arrivato al Capo Honduras, scoprì
una popolazione assai evoluta, che scambiò per i sudditi del Gran Khan.
Si trattava dei
maya
, o meglio di ciò che restava di quella civiltà, che
per secoli aveva dominato la penisola dello Yucatán (territorio che
oggi fa parte del Messico), dove si era insediata a partire dal IX se-
colo, arricchendola di popolose città, di alti e magnifici templi e di
grandi strade lastricate.
Il popolo maya si dedicava alla coltivazione del mais, al commercio
su larga scala, a lavori di artigianato in legno e in pietra (l’uso dei
metalli era sconosciuto), ed era organizzato in complesse gerarchie
sociali, ai cui gradini più alti erano collocati i nobili per nascita e
i sacerdoti e ai più bassi gli schiavi. Molto progrediti dal punto di
vista intellettuale, i maya possedevano una
scrittura
figurata, un si-
stema numerico a base vigesimale, un
calendario
di 365,24 giorni,
e la loro religione era ricca di divinità, di cui cercavano di accaparrar-
si la benevolenza con riti, danze, preghiere e anche con sacrifici umani.
Dal punto di vista politico-amministrativo l’Impero era diviso in tante
città-Stato
. Nel XII secolo la civiltà maya raggiunse il culmine del proprio
splendore, poi si avviò a una lenta decadenza, di cui ancora oggi non si co-
noscono i motivi, che permise a un altro popolo, gli aztechi, di impadro-
nirsi di gran parte del loro territorio.
Particolare della Mappa di Waldseemüller, così chiamata
dal nome del cartografo tedesco che ne fu autore, il
primo a suggerire il nome di «America» per indicare il
Nuovo Mondo.
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