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5.
Le civiltà precolombiane: maya, aztechi e incas
Colombo, nell’odierno
Messico, viene in contatto
con i maya, protagonisti
di una civiltà in declino.
Ma quali insediamenti umani autoctoni trovarono gli
europei nel Nuovo Mondo? Sulle
civiltà amerinde
(cioè degli «indiani» d’America) prima della conquista
spagnola e portoghese abbiamo poche notizie. Le fon-
ti scritte sono, infatti, scarse e limitate all’America cen-
trale, dove era stato inventato un sistema di scrittura, mentre altrove non
esisteva alcun alfabeto scritto e la storia veniva tramandata attraverso le im-
magini o la tradizione orale. I resti archeologici e i racconti dei
conquistado-
res
europei ci parlano di civiltà antiche, assai lontane per costumi, tradizio-
ni, economia e forme sociali da quelle dei nuovi venuti e nettamente infe-
riori sotto il profilo tecnologico e militare, molto diverse tra loro e spesso
senza alcun contatto reciproco.
Accanto a parecchie tribù ancora legate a forme primitive di organizzazione
sociale, la cui economia si basava sulla caccia e sulla pesca, sulla coltivazio-
ne di poche qualità di alimenti (mais, manioca, patate) e su un artigianato
arcaico, anche se assai abile, da tempo si erano sviluppate civiltà evolute e
complesse. Gli indigeni nei quali si imbatté per la prima volta Colombo,
al suo sbarco nelle Antille, erano miti e socievoli e ancora legati a sistemi
primitivi di coltivazione della terra e di artigianato. Man mano, però, che
la conquista procedette verso l’interno del continente, gli europei incontra-
Approfondimento
Una delle divinità dei maya, il dio Sole, raffigurato in un
incensiere.
La «scoperta dell’America»
I
n
che
cosa
consIste
una
«
scoperta
»
In questa unità compare spesso la parola «scoperta». Ogni volta, nel
leggerla, dovremmo aggiungere: «dal punto di vista europeo». L’Ameri-
ca, infatti, esisteva anche prima che gli europei la «scoprissero». Certo,
i suoi abitanti non si chiamavano «americani». Ma in che cosa consiste
una «scoperta»? E perché si affermò il termine «America»? In questa
espressione che ci appare così ovvia – «scoperta dell’America» – sono
celate molte cose strane.
Altri navigatori europei avevano probabilmente «scoperto» l’America pri-
ma di Colombo. Tracce di viaggi dei
navigatori vichinghi
hanno fatto di-
scutere della «priorità» del navigatore genovese. E Colombo, d’altra par-
te, non si rese conto della natura del mondo che aveva davanti. La prova è
contenuta nei termini da lui usati per indicare quelle terre e i loro abitanti
– le Indie, gli «indios» -, termini che continuiamo a usare (Indie Occidentali,
indios americani) senza pensare al fatto che essi nacquero da un errore.
Si afferma di solito che il merito storico di Colombo è stato non quello di
aver toccato le terre americane, ma di esserne tornato e di avere insegna-
to ad altri quel percorso.
Un drakkar in una miniatura dell’XI secolo. I drakkar erano le veloci navi con le
quali i vichinghi solcavano i mari ma anche, grazie al fondo piatto, i fiumi e che
permisero loro di raggiungere terre lontane, come la Groenlandia, toccata nel
982 da Erik il Rosso, o il Nord America, dove pare che, nel 992, sia arrivato suo
figlio Leif.
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nome
«a
merIca
»
A rigor di termini, se «scoperta» significa l’arrivo di europei sulle coste del continente americano, Colombo non toccò il con-
tinente americano che nel terzo dei suoi viaggi, alla fine del 1498; nei primi due (1492-93 e 1493-96) si era aggirato nel labi-
rinto di isole del golfo del Messico. Prima di lui, sempre nel 1497, Giovanni Caboto aveva esplorato le coste dell’America set-
tentrionale guidando una spedizione per conto del re d’Inghilterra. E allora? La questione non è di facile soluzione se andia-
mo in cerca delle ragioni della giustizia e del merito scientifico. Già nel Cinquecento, la scelta del nome del nuovo continente
non passò senza discussioni. Il nome fu proposto dallo studioso di geografia Martin Waldseemüller nella sua
Introduzione
alla cosmografia
, stampata a Saint-Diè nel 1507. In quel volume, venne introdotto il testo che aveva dato fama al Vespucci: il
Mundus Novus
, che era uscito a stampa nel 1503 e aveva avuto un grandissimo successo. Era una descrizione delle terre at-
lantiche, dove
si affermava
con decisione
che si trattava di un continente
. Questo era il merito indubbio di Vespucci: avere
compreso ciò che agli altri era sfuggito.
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