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UD
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l e r i sorse b i olog i che
Le principali condizioni naturali per la conservazione della biodiversità sono:
◗◗
l’
esistenza di un ecosistema complesso e stabile
, costituito da un numero elevato di
specie e nel quale venga mantenuto un equilibrio tra le diverse popolazioni in esso
viventi, fattore determinante per la conservazione della biodiversità interspecifica;
◗◗
la
presenza della competizione
tra specie diverse e tra gli individui della stessa specie.
Questo fenomeno, provocando la selezione di meccanismi di adattamento alle
diverse situazioni ambientali, contribuisce a conservare la variabilità genetica e
quindi la biodiversità intraspecifica.
L’erosione genetica
Le risorse fitogenetiche, nelle condizioni naturali sopra citate, sono pertanto in-
tegralmente rinnovabili; se però queste condizioni non vengono rispettate si può
assistere alla scomparsa di alcune specie di piante e quindi alla perdita insostituibile
di una parte del patrimonio genetico vegetale. Questo fenomeno, che comporta una
perdita di biodiversità, viene chiamato
erosione genetica
.
Il diffondersi dell’agricoltura intensiva, che riduce la complessità degli ecosistemi
e la competizione, ha portato alla scomparsa di numerose specie vegetali. Questo
fenomeno è particolarmente evidente per le colture agricole, il cui prodotto è de-
stinato ad alimentare l’uomo e gli animali domestici.
Infatti le piante alimentari appartengono alle specie che per prime hanno subito
una selezione artificiale indirizzata verso una sempre maggiore uniformità di ca-
ratteri. Anche gli animali allevati hanno subito un analogo processo di erosione
genetica. La nascita dell’agricoltura ha segnato l’inizio dell’erosione genetica delle
specie coltivate.
Il costante sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’uomo ha prodotto un
grave processo di erosione genetica negli habitat più vari, come è stato messo più
volte in luce dalle battaglie ambientaliste degli ultimi anni.
Il fenomeno descritto interessa anche la produzione di piante coltivate e animali
allevati, con una perdita di biodiversità alimentare senza precedenti: dall’inizio del
Novecento a oggi, secondo la FAO, sono andati perduti circa il 75% della diversità
genetica tra le piante coltivate e il 50% delle razze animali allevate.
La causa principale dell’elevata uniformità genotipica e della riduzione della base
genetica delle specie domesticate dall’uomo, vegetali e animali, è dovuta alla pre-
dominanza di modelli di agricoltura e di allevamento intensivi nel campo della
produzione dei beni primari. Il danno ecologico così prodotto implica anche la
perdita irreversibile di geni di resistenza alle malattie, oggi di fondamentale im-
portanza per la fragilità intrinseca degli ibridi ottenuti attraverso lunghe selezioni
finalizzate a rese sempre più elevate (vedi UD 14).
Infatti la presenza dei geni della resistenza e della rusticità nelle varietà coltivate è
essenziale per poter adottare sistemi di coltivazione sostenibili, che riducano l’uso
eccessivo dei prodotti chimici per la difesa da agenti patogeni e per la concimazione.
Anche il gravissimo problema planetario della fame dei Paesi in via di sviluppo
è legato alla perdita di biodiversità nelle colture agricole tradizionali (soprattutto
cereali) e negli animali allevati.
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