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I poemi omerici
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quale gli aedi dovevano attenersi durante i festival rapsodici che si svolgevano nelle
feste Panatenee: ecco un altro esempio di come il potere politico tentava di incanala-
re e controllare la tradizione epica, che tanto influsso aveva sulla mentalità collettiva.
Di tutta questa amplissima produzione sopravvivono i due poemi di Omero,
Iliade
e
Odissea
, i due di Esiodo,
Teogonia
e
Opere e Giorni
, un ciclo di
Inni
dedicati agli dèi
nonché un limitato numero di frammenti di poemi epici minori.
2 Omero e i poemi omerici
La letteratura greca inizia per noi con due opere di valore artistico assoluto, l’
Iliade
e l’
Odissea
, che gli antichi attribuivano a un poeta chiamato Omero, di cui la tradi-
zione diceva che fosse cieco ed errabondo. Nulla di preciso si sa però di lui, né del
resto lo sapevano gli antichi: esistono alcune
Vite di Omero
che presentano tuttavia
caratteri leggendari e sono frutto di una tradizione tardiva. Nessuno nell’antichità
dubitò della reale esistenza di Omero; ci si interrogò invece su quale fosse la
patria del poeta e su quanta parte delle opere che circolavano sotto il
suo nome fosse realmente da attribuire a lui e quanta, invece, fosse
confluita da altri autori nei poemi cosiddetti omerici.
Varie città si vantavano infatti di aver dato i natali al poeta
nazionale dei Greci e sette di esse sono menzionate insieme
in un epigramma tardo come possibili “patrie” di Omero:
Smirne, Pilo, Chio, Colofone,Argo, Itaca,Atene. Le pretese
di Chio si basavano sul fatto che in quella città esisteva in
Duride,
Scuola di musica
, vaso a figure rosse, secolo v a.C., Berlino,
Staatliche Museen.
La memoria collettiva di un popolo
Non è possibile affrontare lo
studio della letteratura greca senza tener conto dell’impor-
tanza che il mito assume nella formazione dei testi poetici
e, più in generale, nella cultura arcaica. Il mito non è un
ornamento poetico (come diventerà in fasi successive della
letteratura europea), ma un elemento sostanziale per il
funzionamento di una società tradizionale. In una società
come quella greca di epoca arcaica, e come sono in generale
quelle tribali, il mito contiene e trasmette il patrimonio di
idee, tradizioni, istituzioni sociali e religiose, genealogie che
costituiscono la cultura, nel senso lato del termine, di un
popolo illetterato. Esso si può definire un “racconto tradi-
zionale” trasmesso, in origine, oralmente (
m¨qo©
significa
«parola», «racconto»). Un mito non è dunque inventato da
un singolo poeta: questi lo trova già pronto nella memoria
collettiva del suo popolo e lo impiega nel corpo della sua
opera; ma poiché un mito prende forma solo quando viene
raccontato, e può essere raccontato ogni volta in modo di-
verso, ne deriva un labirinto di varianti che danno forme
differenti allo stesso racconto.
Mito e conservazione della cultura
Solitamente un mito narra
un evento che si pensa accaduto in un lontano passato (un
“tempo delle origini”) e compiuto da personaggi che assumono
agli occhi dell’uditorio una statura più che umana (dèi, eroi).
Tuttavia, questo racconto non è considerato leggendario ma
reale, anche se di una realtà diversa da quella quotidiana. In
una civiltà illetterata il patrimonio dei miti funge infatti da
serbatoio di sapienza e contribuisce a conservare l’identità
di un popolo, attraverso racconti in cui ciascuno si riconosce
e si identifica. Ad esempio, trasmette la storia sacra (ossia i
racconti sulla nascita e le vicende degli dèi); motiva le origini
di una scoperta o di un rituale (come il mito di Prometeo
che spiega l’origine del fuoco; in questi casi si parla di mito
“eziologico”, vale a dire che spiega l’
aôtÉa
, la «causa»); più
generalmente, il mito propone modelli di comportamento ai
Il mito
M I TO CULTURA SOC I ETà
j
Caratteri leggendari
della figura di Omero