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Parte 1
La fonologia
Luogo di articolazione
Secondo il
luogo di articolazione
, cioè l’organo
vocale maggiormente interessato nella pronuncia, le consonanti si distinguono in:
labiali
:
p
,
b
,
m
, quando vengono articolate con le labbra;
m
è detta anche
nasale
perché risuona pure nel naso;
labiodentali
:
f
,
v
, quando vengono articolate usando le labbra e i denti;
dentali
:
t
,
d
,
n
, quando si articolano con la punta della lingua che va ad appoggiarsi
ai denti anteriori;
n
è detta anche
nasale
perché risuona pure nel naso;
alveolari
:
s
,
z
,
l
,
r
,
n
, quando vengono articolate con la lingua che va ad appoggiarsi
agli alveoli degli incisivi superiori;
palatali
, che si dividono i due sottogruppi:
alveolopalatali
o
prepalatali
:
sc
/
1
/ di “
sc
ena” e “
sc
immia”,
c
dolce /t
1
/ di “
c
ena”
e “
c
inema”,
g
dolce /d
^
/ di “
g
elo” e “
g
iro”, quando vengono articolate con la lingua
che dagli alveoli degli incisivi superiori si alza verso il palato;
mediopalatali
:
gl
/
y
/ di “
gl
i” e “e
gl
i”;
gn
/
V
/ di “
gn
occo” (che è detta anche
nasale
perché risuona prima nel naso), quando vengono articolate con la lingua che si
appoggia quasi al centro del palato;
velari
:
c
dura /k/ di “
c
ane” e di “
c
hiesa”,
g
dura /g/ di “
g
atto” e di “
g
hiro”,
q
/k/ di
q
uattro”, quando si articolano ritirando la lingua verso il velo pendulo o palato molle.
La
q
, in particolare, poiché nell’articolazione è sempre seguita dalla semiconsonante
u
/w/ e quindi oltre al palato coinvolge anche le labbra che vengono spinte all’infuori,
nel nesso
qu
/kw/ costituisce la cosidetta
labiovelare
. Poiché sembrano articolate nella
gola, queste consonanti sono chiamate anche
gutturali
.
Grado di vibrazione
Secondo il
grado di vibrazione
delle corde vocali
che provocano, e quindi secondo il livello di risonanza che hanno, le consonanti si
distinguono in:
sorde
: quando sono semplici rumori, privi di risonanza, perché l’aria emessa dai
polmoni fa vibrare le corde vocali. Si dividono in:
occlusive sorde
:
c
duro /k/ di “
c
ane” e di “
c
hiesa”,
p
,
t
;
spirante sorda
:
f
;
sibilante sorda
:
s
/s/ di “
s
ole”;
semiocclusive sorde
:
c
dolce /t
1
/ di “
c
ena”,
z
/ts/ di “dan
z
a”;
sonore
: quando suonano come un soffio più o meno prolungato, dotato di un
effetto di risonanza, perché, quando vengono pronunciate, l’aria fa vibrare le corde
vocali. Si dividono in:
occlusive sonore
:
g
dura /g/ di “
g
atto” e di “
g
hiro”,
b
,
d
;
fricativa sonora
:
v
;
sibilante sonora
:
s
/z/ di “ro
s
a”;
semiocclusive sonore
:
z
di “
z
ero”,
g
di “
g
elo”.
Questa
classificazione è schematizzata nella tavola a pagina seguente
, da cui
appaiono chiaramente i
tratti distintivi
di ciascuna consonante.
Per esempio, la consonante
p
si distingue dalla consonante
d
perché, pur essendo ambedue
occlusive (pur avendo perciò il “tratto” dell’occlusione che le distingue entrambe dalla
f
che
invece ha il “tratto” della continuità), la
p
ha il “tratto distintivo” della labialità mentre la
d
ha il “tratto” della dentalità. Invece, le due occlusive
p
e
b
si distinguono tra loro perché la
prima è sorda e la seconda sonora.
Le
liquide l
,
r
e le
nasali
m
,
n
, così come le voca­
li, sono sempre sonore.
Invece, la
labiovelare q
è
sempre sorda.