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degradazione dell’ambiente derivata dalle attività antropiche e dall’inquinamento in genera-
le, in particolare da quello derivante dall’attività agricola convenzionale (pesticidi, erbicidi,
insetticidi, fertilizzanti chimici ecc.).
Inoltre, la recente industrializzazione dell’agricoltura ha portato alla sostituzione con nuove
varietà delle sementi selezionate e tramandate dai contadini di tutto il mondo di generazione
in generazione. Nelle società contadine queste sementi erano oggetto di scambio e una parte
del precedente raccolto veniva riseminato: in questo modo gli agricoltori hanno creato biodi-
versità determinando e successivamente selezionando nuovi caratteri adatti alle caratteristiche
dei loro suoli, dei climi, delle loro pratiche agronomiche e alle loro necessità.
Le “nuove sementi” utilizzate oggi sono state migliorate in laboratorio per adattarle meglio,
ovunque, alla meccanizzazione, ai fertilizzanti e ai pesticidi chimici ottenuti grazie a un elevato
consumo di combustibili fossili.
Secondo la FAO (Food and Agriculture Organization), questa “omogeneizzazione” ha portato
alla catastrofica erosione, ovvero alla scomparsa, di moltissime specie e varietà coltivate, con
la conseguente perdita di circa il 75% di biodiversità.
Quindi la specie umana oggi deve rispondere alle seguenti domande:
Come è possibile gestire e conservare questo patrimonio di biodiversità di grandissimo inte-
resse mondiale?
Quali sono le azioni e con quali mezzi poterle attuare al fine di conservare la maggior biodi-
versità possibile?
DomanDe
Analizza una zona agricola di tua conoscenza riguardo al tema della biodiversità, in relazione alle
problematiche sopra evidenziate. Approfondisci la tematica della biodiversità e, se è possibile,
verifica se sono state recuperate alla produzione agricola, sia vegetale sia animale, varietà e/o
razze locali in pericolo di estinzione.
Inoltre rispondi, argomentando le risposte nel modo più ampio possibile, ai seguenti quesiti.
1
Normalmente nell’ambiente agrario di un’azienda, perciò antropizzato e non più natu-
rale, sono presenti due ambienti differenti: i campi coltivati con specie e cultivar già
“selezionate” sia dall’industria sementiera sia dall’agricoltore e un’area “più naturale”
costituita da capezzagne, fossati, eventualmente aree boscate e altri elementi, quali le
siepi, dove si possono sviluppare aggregazioni botaniche spontanee, volatili, insetti e
altri animali che vanno a costituire diversi microambienti: tutto ciò può risultare positivo
per la conservazione delle specie?
2
Un ecosistema si dice essere allo stadio di “climax” quando tutte le sue componenti
sono in equilibrio tra loro; a questo stadio l’ecosistema, che è più stabile e viene de-
finito “maturo”, può contenere in modo naturale le popolazioni di insetti, funghi, erbe
(anche quelle dannose) ecc. Un ambiente agricolo convenzionale, di conseguenza
antropizzato, è in grado di assicurare tali possibilità?
3
Nell’agricoltura convenzionale i processi di produzione sia vegetale sia animale sono
ormai del tutto “standardizzati” al fine di ottenere prodotti il più omogenei e congrui
possibile alle richieste dell’industria agro-alimentare e degli stessi consumatori: questo
stato di cose ha qualche influenza sulla biodiversità? Se sì, quali potrebbero essere le
eventuali soluzioni?
4
In questi ultimi decenni, le industrie sementiere hanno operato una profonda selezione
sia delle specie sia delle cultivar erbacee e arboree ottenendo delle varietà che sicura-
mente hanno portato a un incremento delle rese produttive; tuttavia questa selezione
ha generato anche nuove “problematiche” all’attività produttiva agricola: sapreste
descriverle anche con esempi pratici?
5
Come si potrebbe, all’interno del proprio territorio, salvaguardare la biodiversità? Po-
trebbe essere sufficiente istituire apposite aree protette e parchi al fine di impedire la
scomparsa di specie e di varietà a rischio di estinzione?
V E r i f i c a d E l l E c o m p E T E n z E
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