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Attività
• Tra i molti film costruiti attorno a una storia di stupro si segnala per qualità artistica e
intensità patetica la
Ciociara
di Vittorio De Sica (1960), trasposizione cinematografica
(per la sceneggiatura di Cesare Zavattini) dell’omonimo romanzo di Alberto Moravia
(1957). Il film e il romanzo raccontano la vicenda di due popolane (Cesira e la figlia
Rosetta) sfollate nella campagna del Lazio meridionale nel 1943 nell’illusione di poter
meglio sopravvivere alla guerra, e finite entrambe vittime di violenza carnale da parte
di un gruppo di soldati marocchini arruolati nelle truppe americane di occupazione,
che stavano lentamente risalendo l’Italia per liberarla dai tedeschi.
a. Mettendo a confronto le vicende narrate nei due film (separate da poco più di un
decennio) e le figure delle protagoniste (Cesira e Rosetta nella
Ciociara
, Francesca
Cimarosa nella
Moglie più bella
), evidenzia gli elementi di continuità e quelli di
innovazione del costume sociale riscontrabili nel film più recente.
b. Quale trasformazione causa la violenza subìta nel carattere e nel comportamen-
to di Rosetta?
c. Nella
Ciociara
lo stupro costituisce l’epilogo tragico di un’odissea attraverso la
quale gli autori rappresentano il pervasivo degrado causato dalla guerra a ogni
livello della condizione umana. A questo proposito, hai mai sentito parlare di ‘stupri
etnici’? Che cosa s’intende con questa espressione? A quali recenti conflitti si fa
riferimento?
Il tema
Il rifiuto del matrimonio ripara-
tore da parte di una giovane violentata.
La trama
Francesca Cimarosa è una ra-
gazza quindicenne, figlia di contadini, di
cui si innamora Vito Juvara, mafioso ric-
co e in ascesa. Lei acconsente a fidanzar-
si, ma quando scopre di essere conside-
rata come un oggetto rompe il fidanza-
mento. Ferito nel proprio orgoglio di ma-
schio, Vito, con l’aiuto di tre giovani, rapi-
sce la ragazza e la violenta, convinto che
questa lo sposerà. Ma Francesca, invece
di accettare – come da tradizione – il ma-
trimonio riparatore,
denuncia lo stupra-
tore
vincendo, con la sua determinazio-
ne, anche la riluttanza dei genitori, ricat-
tati da Vito. Il violentatore e i suoi amici
vengono così arrestati.
Il significato
Modesto sul piano del va-
lore artistico, il film ha però notevole
in-
teresse documentario
. Esso si ispira al-
la vera storia della giovane siciliana Fran-
ca Viola (nata nel 1947), che dopo esse-
re stata rapita, segregata in un casolare,
violentata e quindi liberata da un inter-
vento dei Carabinieri (2 gennaio 1966),
rifiutò – prima donna italiana – il matri-
monio riparatore, allora previsto dal codi-
ce penale (art. 544) per estinguere i rea-
ti di ratto e di violenza carnale. Opponen-
dosi alla mentalità arcaica del violentato-
re e degli stessi genitori, la protagonista
compie un
gesto rivoluzionario
, che la
fa assurgere a simbolo della modernità e
della lotta per l’emancipazione della don-
na. Nella realtà dei fatti, lo stupratore e i
suoi complici furono processati e condan-
nati. Nel 1981 l’art. 544 del codice pena-
le fu abrogato.
Affinità e differenze con la storia di
Lucrezia
Francesca Cimarosa e Lucre-
zia (vd. T3, p. 357) sono entrambe vitti-
me di una violenza carnale, una circostan-
za che le accomuna tristemente a milioni
di donne. Ciò che ne fa due personaggi
simbolici è però l’eccezionalità della loro
reazione alla violenza subìta. Lucrezia si
uccide in ossequio a una concezione ar-
caica secondo la quale la vittima di uno
stupro, ancorché innocente, era comun-
que considerata contaminata; ma prima
di farlo denuncia lo stupratore e invoca
la vendetta. Francesca Cimarosa si op-
pone alla tradizione arcaica del matrimo-
nio riparatore e denuncia, ma alla giusti-
zia dello stato, il suo violentatore. In en-
trambi i casi, la reazione alla violenza su-
bìta è stata foriera di
mutamenti a livel-
lo istituzionale
: nel caso di Lucrezia, la
denuncia avrebbe provocato, secondo il
racconto liviano, la transizione dalla mo-
narchia alla repubblica; nel caso di Fran-
cesca Cimarosa, o meglio di Franca Viola
che ella simboleggia, il suo gesto contri-
buì all’evoluzione del costume e della ci-
viltà giuridica.
Un film da vedere
La moglie più bella
damiano damiani (1970)
Attività
• Lo storico deve solo sforzarsi di comprendere o
anche dare giudizi di valore sugli avvenimenti?
Ecco in proposito le riflessioni di due grandi
storici e teorici della storiografia:
«Una parola domina e illumina i nostri studi:
‘comprendere’. Non diciamo che il buon sto-
rico è senza passioni; ha perlomeno quella di
comprendere. […] Comprendere, tuttavia, non
sottintende affatto un atteggiamento di passi-
vità» (M. Bloch,
op.
cit.
).
«I fatti storici presuppongono un certo grado
d’interpretazione, e le interpretazioni storiche
implicano sempre un giudizio morale – o, se
preferite, un termine dall’apparenza più neutra,
dei giudizi di valore» (E.H. Carr,
op.
cit.
).
a. Che cosa pensi di queste due affermazioni?
b. Ti sembra che sia sempre possibile distinguere tra
giudizio storico e giudizio morale?
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