I
CONQUISTADORES
Nuova
Spagna
Nuova
Castiglia
Primi anni del Cinquecento = espansione spagnola nell’America centrale
Anni Venti e Trenta del Cinquecento = conquista violenta di parte del Centro e Sud America
Hernán Cortés
in MESSICO
➝
fine dell’Impero azteco
Francisco Pizarro
in PERÙ
➝
fine dell’Impero inca
Un’immagine del sito archeologico di Machu Picchu,
nell’odierno Perù. La cittadella inca di Machu Picchu
(espressione che significa «vecchia cima») era situata
a 2800 metri sul livello del mare, in una posizione che
rendeva l’accesso molto difficile. Dopo la conquista
spagnola, Machu Picchu fu per qualche tempo il centro
della resistenza inca; la cittadella rimase poi per secoli
sconosciuta e venne riscoperta nel 1911 dallo storico
Hiram Bingham.
Nel 1521, l’Impero azteco era ormai vinto e il re di Spagna e imperatore Carlo
V aggiungeva una nuova, vastissima provincia ai suoi già immensi domini.
Cortés, nominato governatore dello Stato così conquistato, che venne chia-
mato
Nuova Spagna
, compì ancora un’impresa importante scoprendo la
penisola e il golfo della California (1535). Le sue relazioni inviate all’impe-
ratore Carlo V rivelarono all’Europa le straordinarie ricchezze delle civiltà
amerinde e stimolarono l’invio di nuove spedizioni. Cominciò anche su lar-
ga scala l’opera dei
missionari
, richiesti da Cortés per cancellare le religioni
locali, dipinte a fosche tinte soprattutto per la pratica dei sacrifici umani.
Il grande Impero inca
viene aggredito e distrutto
insieme alla sua cultura
da Francisco Pizarro.
L’oro e le grandi ricchezze che i conquistatori dell’Im-
pero azteco portarono nella madrepatria spinsero
Fran-
cisco Pizarro
a tentare la conquista dell’impero degli
incas in Perù (1532). Come quello degli aztechi, anche
questo Impero era lacerato da
conflitti interni
sui qua-
li poterono far leva gli avventurieri europei.
Al momento dell’arrivo degli spagnoli, governava l’Impero l’inca
Atahualpa
,
ma contro di lui tramava il fratellastro Huascar, col quale si alleò Pizarro.
Dopo aver attirato Atahualpa in una imboscata, Pizarro lo catturò, si fece
dare enormi quantità di oro per liberarlo e infine lo ucci-
se (1533). Completata la conquista dell’Impero, Pizarro si
scontrò col suo compagno di ventura Diego de Almagro –
che aveva cominciato la penetrazione nel Cile –, lo uccise
e fu poi a sua volta ucciso dal figlio di Almagro.
La rapacità dei conquistatori distrusse ogni traccia dell’an-
tica cultura: oggetti d’oro e d’argento furono fusi e le mum-
mie dei re conservate a Cuzco furono depredate. Ma fu so-
prattutto la scoperta delle miniere di metalli preziosi ad
accendere la cupidigia dei conquistatori. La popolazione
indigena fu costretta a lavorare nelle
miniere d’argento
fi-
no allo sfinimento.
La fedeltà della popolazione ai propri antichi ordinamen-
ti rese particolarmente duro il compito di assoggettarla ai
nuovi signori. Un discendente della famiglia regnante, Tu-
pac-Amaru, guidò un tentativo di ricostituzione dell’antico
impero e scelse come capitale l’imprendibile città di
Ma-
chu Picchu
. Gli spagnoli ebbero ragione della resistenza
solo a gran fatica, ma alla fine Tupac-Amaru fu catturato e
condannato a morte (1571). Il suo nome è rimasto nella
tradizione latino-americana come simbolo della volontà
di rivolta. La popolazione quechua (così detta dalla lingua
che parla) sull’altipiano andino è l’erede attuale degli incas.
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