Il significato delle parole nel pensiero medievale latino
ID SOFIA 154386
Si parlerà di:
- I tre vertici del triangolo semantico secondo il Dell’interpretazione di Aristotele. La triade parola-concetto-cosa è schema di riferimento per le teorie del significato dalle origini alla fine del Medioevo: domina la tesi secondo cui il concetto esercita una funzione di mediazione nella relazione tra parola e cosa. Il passaggio dal piano delle parole a quello delle cose non è visto dunque come immediato: per intendere a pieno il senso di un discorso il destinatario deve ‘interpretarlo’ per cogliere prima il ‘concetto inteso dall’autore’ e da qui poi giudicare la realtà. Per alcuni (Gilberto di Poitiers, m. 1154), si tratta di un percorso circolare e potenzialmente infinito.
- Le lingue come sistemi di segni secondo la Dottrina cristiana di Agostino. Nell’opera dal titolo Dottrina cristiana Agostino elabora una organica teoria delle lingue come sistemi di segni. In particolare, per Agostino il linguaggio biblico e teologico è intrinsecamente improprio e di conseguenza l’esegesi scritturale si articola secondo ‘molteplici sensi’ oltre a quello letterale. In una direzione simile si muove la tradizione di origine greca della ‘teologia negativa’.
- La ‘parola nel cuore’ e il ‘discorso nella mente’. Il contributo di Agostino e Boezio alla riflessione medievale sul linguaggio interiore. Il Medioevo presenta in periodi e contesti diversi riflessioni simili intorno al pensiero rappresentato come un ‘discorso interno all’animo’. Questo approccio, sviluppato soprattutto nel XIV secolo da Guglielmo d’Ockham, origina sia nella riflessione teologica (Agostino, Anselmo d’Aosta, Abelardo), sia nella tradizione logica (commenti al Sull’interpretazione di Aristotele da Boezio in poi).
- I diversi ‘modi di significare’ e il ruolo dell’attenzione secondo Pietro Abelardo. Pietro Abelardo nel XII secolo elabora un’accurata distinzione dei diversi modi in cui usiamo le parole per significare, e dunque dei diversi sensi della parola stessa «significare». Tra tutti, per questo maestro è centrale il significare nel senso di far sorgere concetti, ‘generarli’ e farli nascere nella mente di chi ascolta. In questo senso, Abelardo attribuisce un ruolo importante alla dimensione pragmatica del parlare e alla disponibilità e ‘attenzione’ di chi ascolta perché il messaggio arrivi effettivamente a destinazione.
- Le proprietà dei termini nella «logica dei moderni» e la «supposizione» e i modi di significare presso i «modisti». Mentre in precedenza la logica medievale era fondamentalmente basata sulla ricezione delle opere dell’Organon aristotelico, intorno alla metà del XIII secolo cominciano a circolare trattati che intendono affrontare temi non presenti in Aristotele e in particolare le diverse ‘proprietà’ dei termini (stare per, esplicitare una qualità di, ecc.). Parallelamente, in grammatica si afferma a Parigi una corrente detta «modismo» che fonda l’analisi del linguaggio sulla distinzione tra «significato» e «modi di significare».
Relatrice
Luisa Valente insegna Storia della filosofia medievale presso la Sapienza Università di Roma dal 1999. Le sue ricerche vertono sul pensiero del XII secolo in ambito latino: ad esempio sul discorso teologico come discorso traslato, sui nomi trascendentali «ente, uno, cosa, qualcosa», sulla triade di tipi umani «coniugati, governanti, contemplativi». Suoi autori di riferimento sono Pietro Abelardo e Gilberto di Poitiers. Di quest’ultimo ha pubblicato in traduzione italiana commentata un importante testo, il commento al Sulla trinità di Severino Boezio, disponibile in accesso aperto (Concreti e dividui, 2022). Nel 2023 ha pubblicato con Le Monnier Università, in collaborazione con Massimiliano Lenzi, Filosofie del medioevo. Essere, felicità, linguaggio.
Moderatore
Matteo Tasca - Redazione Università e saggistica Mondadori Education
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Filosofie del medioevo
Luisa Valente
Questo libro contiene una ricostruzione delle filosofie di lingua latina dei secoli dal IV al XIV. Di esse, se da un lato vengono messe in risalto la molteplicità e l’irriducibile varietà, dall’altro si sottolinea un aspetto quasi sempre strutturale: il loro costituirsi in un orizzonte religioso e cristiano. Al passaggio tra tarda antichità e alto medioevo, con autori come Agostino e Severino Boezio, e all’alto medioevo fino al XII secolo, con Abelardo e Gilberto di Poitiers, è dedicata un’attenzione analoga a quella rivolta al pensiero universitario tardomedievale, con filosofi come Tommaso d’Aquino e Duns Scoto. Centrali emergono sempre i temi dell’essere, della felicità e del linguaggio, ma sono anche presi in considerazione l’evoluzione della riflessione sull’anima e il confronto, a partire dal XII secolo, con il pensiero arabo-islamico ed ebraico. Le diverse teorie sono di volta in volta analizzate nel quadro delle istituzioni che le hanno viste nascere e dei conflitti ai quali possono aver dato adito. Infine si osserva come gradualmente – ancora a partire dal XII secolo – si affaccino alla ribalta figure nuove: quelle di alcune ‘filosofe’ e quelle di chi scrive di filosofia per i laici e in volgare. Con la collaborazione di Massimiliano Lenzi. Scopri di più
