L’irresistibile fascino del fascismo fuori d’Italia. I casi degli Stati Uniti e dell’Inghilterra

Gli obiettivi


La diplomazia culturale del fascismo non fu la stessa in ogni Paese, ma sviluppò strategie e traiettorie legate ai contesti locali – spesso in relazione alle dimensioni delle comunità di immigrati italiani. Negli Stati Uniti il Duce divenne da subito una celebrità la cui ubiquità mediatica scoraggiava discussioni circa la sua politica autoritaria. Nel Regno Unito, fu il regime in quanto sistema di governo autoritario ad essere apprezzato, specialmente da politici e giornalisti conservatori.

 

Si parlerà di:



  • Nessuna dittatura è un’isola. Il ventennio fascista non ebbe caratteri internazionali solo in relazione a campagne coloniali e guerre mondiali, ma anche e molto più a lungo attraverso un dialogo serrato con l’opinione pubblica internazionale attraverso i meccanismi della diplomazia culturale.

  • La Marcia su Roma vista dall’America. La salita al potere del Duce fu seguita da vicino e appoggiata dal governo americano (mediante l’Ambasciatore USA R.W. Child), da Wall Street (mediante T. Lamont di J.P. Morgan), dalla stampa statunitense e, di lì a breve, dall’instancabile ambasciatore italiano (G. Caetani).

  • Mussolini, celebrità americana I: Le biografie a stampa. Fondamentale per l’iniziale ricezione popolare (più che politica) del fascismo furono le biografie di Mussolini, pubblicate negli anni Venti a puntate su giornali e riviste o in volume, a partire da quella del 1925 di Margherita Sarfatti.

  • Mussolini, celebrità americana II: l’autorità mediatica. Il cinema, come medium e universo culturale, contribuì a fare del Duce una celebrità, dal pubblicizzato incontro romano con i divi M. Pickford e D. Fairbanks, ai molti cinegiornali, a due film ambiziosi, uno muto e uno sonoro, prodotti con la collaborazione di Mussolini.

  • Gli italo americani: la stampa dei «prominenti» e dei «sovversivi». Confronto fra la stampa dei «prominenti» italiani d’America, favorevoli al Duce, e quella, minoritaria e cosiddetta «sovversiva», ostile al fascismo, fra indifferenza politica della «colonia», sensibile comunque al patriottismo, e ruolo delle vignette satiriche.

  • Mussolini e Fascismo in Gran Bretagna. Paragonato all’America, il numero degli italiani era esiguo, ma attivo: il Fascio di Londra è del 1921. La diplomazia culturale del regime si appoggia all’italianistica universitaria e negli anni Trenta, quando Dino Grandi diviene ambasciatore italiano, intreccia dall’alto rapporti con simpatizzanti politici inglesi.



Relatore


Giorgio Bertellini ha conseguito la laurea in filosofia presso l’Università Cattolica di Milano e il dottorato in Cinema Studies presso la NYU. Dal 2001 insegna presso l’Università del Michigan dove è attualmente professore ordinario. Autore di pluripremiati volumi in inglese sul cinema muto euro-americano in relazione all’immigrazione italiana in America, al fascismo e al divismo, ha da poco pubblicato Il Divo e il Duce. Fama, politica e pubblicità nell’America degli anni Venti (Le Monnier).

 

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