Storie dell’Italia repubblicana. 2

Pietro Scoppola, La Repubblica dei partiti. Profilo storico della democrazia in Italia (1945-1990), Il Mulino, Bologna 1991, 449 p. Scheda a cura di Davide Serafino

Proseguono le letture in tema di storia dell’Italia repubblicana. Dopo il volume di Paul Ginsborg, il secondo classico che proponiamo è quello di Pietro Scoppola, uscito nel 1991.

 

La «Repubblica dei partiti»

Lo storico cattolico Pietro Scoppola (1926-2007) pubblicò La Repubblica dei partiti. Profilo storico della democrazia in Italia (1945-1990) nel 1991, per l’editore Il Mulino. È un volume che riscuote tutt’oggi un certo successo anche al di fuori dell’ambito storiografico, avendo segnato profondamente il dibattito politico sulle riforme istituzionali nella fase iniziale di quella che è diventata una pluridecennale transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica. L’autore, del resto, accompagnò la discussione che si era aperta pubblicando una nuova edizione aggiornata del suo lavoro nel 1997, dove il sottotitolo diventava Evoluzione e crisi di un sistema politico.

Com’è evidente invece dal titolo, la storia dell’Italia repubblicana proposta da Scoppola coincide con la storia del «sistema dei partiti» che ha governato il Paese fino ai primi anni Novanta. Al cuore dell’analisi (va segnalato subito che il volume è più interpretativo che narrativo-descrittivo), c’è dunque la politica, mentre la società pare quasi scomparire nelle retrovie, una scelta precisa che però inevitabilmente relega in secondo piano o tralascia del tutto temi e interpretazioni di taglio economico, sociale o culturale.

 

Un sistema destinato a una crisi «inevitabile»

Alla base dell’interpretazione di Scoppola vi è l’idea che dopo il fascismo e la guerra il sistema politico italiano emerse fondato su tre cardini: lo stretto connubio tra proporzionalismo e parlamentarismo; la delimitazione dell’area dei partiti di governo, seppure accompagnata da una graduale apertura attraverso aggregazioni al centro; l’insostituibile ruolo di perno del sistema della Democrazia cristiana. Da un lato, questa configurazione fu determinante per lo sviluppo di una democrazia di massa; dall’altro lato, tuttavia, fu la radice della sua degenerazione partitocratica.

In altre parole, nel dopoguerra la «Repubblica dei partiti» rappresentò sia una necessità, dovuta alle particolari contingenze storiche del Paese, sia un fattore positivo poiché la centralità dei partiti antifascisti, soprattutto quelli popolari e di massa, fu la spina dorsale della nascita dell’Italia democratica. Ma negli anni seguenti quel sistema non si mostrò capace di rimodellarsi di fronte a una realtà sociale e politica in progressiva trasformazione.

In quest’ottica, la crisi è valutata come irreversibile e «inevitabile» poiché il sistema politico, dopo avere esaurito tutte le proprie possibili formule evolutive, quantomeno quelle compatibili con il quadro internazionale (segnato dalla Guerra fredda e dal collocamento dell’Italia nel campo guidato dagli Stati Uniti), appare impantanato, incapace di rinnovarsi e ancorato a stantie alchimie politiche del passato. In questa prospettiva l’autore riduce la crisi italiana a motivi esclusivamente di carattere politico – quasi di ingegneria politica – lasciando sullo sfondo le ragioni economiche, sociali, culturali. Dal momento che le ragioni della crisi sono connaturate al particolare sistema politico italiano, per Scoppola appare altrettanto «inevitabile» rivalutare quei momenti politici – intesi sempre nel senso di politica dall’alto, «di palazzo» – in cui il connubio tra parlamentarismo e proporzionalismo fu messo in discussione, uno su tutti il periodo del centrismo degasperiano (in particolare – vi torneremo in conclusione – con la cosiddetta «legge truffa» del 1953, la legge elettorale che introduceva un premio di maggioranza per la coalizione che avesse superato il 50% dei voti – meccanismo allora vivamente contestato, oggi invece perno delle leggi elettorali in vigore).

 

Intuizioni e limiti di una interpretazione

Va notato che Scoppola, mentre stava lavorando alla stesura del volume, aveva già maturato un’acuta consapevolezza dei sommovimenti politici in atto, comprendendo come la crisi degli anni Ottanta fosse diversa dalle precedenti: non una semplice crisi politica, ma una vera e propria crisi di sistema. Scrisse la sua analisi, lo ricordiamo, prima dei referendum elettorali del 1991 (sulla riduzione delle preferenze esprimibili per l’elezione dei deputati) e del 1993 (sull’abrogazione di parte della legge elettorale per il Senato per introdurre un sistema maggioritario e abolizione del finanziamento pubblico dei partiti), e delle successive modifiche della legge elettorale, e prima di «Tangentopoli» e del collasso dei partiti che per quarant’anni erano stati protagonisti della vita politica italiana.

Questa intuizione, però, rappresenta anche il limite dell’interpretazione dell’autore. L’amara consapevolezza di una incipiente crisi fatale finisce per informare retrospettivamente l’intero volume, tanto da indurre l’autore a valutare alcuni importanti passaggi della storia repubblicana – a cominciare, come già ricordato, dal centrismo di De Gasperi – alla luce di un esito giunto a decenni di distanza, attenuando così il giudizio critico. Pur mantenendo un solido impianto storiografico, la necessità di fornire risposte alla crisi e alle difficoltà politiche del presente – nel volume ricostruzione storica e proposta di riforma istituzionale sono strettamente connesse –, finisce per influenzare l’interpretazione del passato.

 

La struttura del libro e i temi fondamentali

All’interno del volume, che segue un percorso cronologico articolato in capitoli tematici, alcuni argomenti assumono un’importanza strategica, tanto che finiscono per attraversare l’intera ricerca. Tra questi spicca quello della rilevanza dei partiti popolari e di massa, Democrazia cristiana (Dc), Partito socialista (Psi) e Partito comunista (Pci), che hanno un ruolo centrale nella ricostruzione democratica del Paese e nella definizione del sistema politico, ma allo stesso tempo ne rappresentano un limite (capitoli 2 e 3).

Un altro tema centrale, sui cui ancora influisce il momento storico in cui viene scritto il volume, è quello del fallimento delle riforme, visto come sintomo di una democrazia fragile e impantanata nei compromessi. Scoppola non guarda in tal senso soltanto al fallimento del centrosinistra (capitolo 8), ma anche, e forse di più, al fallimento del tentativo, negli anni del centrismo, di garantire al Paese maggioranze politiche stabili attraverso una riforma elettorale che avrebbe marginalizzato le opposizioni, di destra e di sinistra, e avrebbe obbligato i partiti minori a «scegliere» tra l’irrilevanza politica e un’alleanza subalterna alla Dc; Scoppola insiste qui sulla distinzione tra il problema della riforma, da lui giudicata necessaria, e il modo in cui fu tentata (capitolo 5). I capitoli dedicati al centrosinistra e alla «solidarietà nazionale» degli anni Settanta (capitoli 8 e 9) confermano questa interpretazione: il primo rappresenta un tentativo di apertura del sistema politico e di allargamento dell’area della partecipazione democratica, ma finisce per accentuare la tendenza al compromesso e fallisce a causa dell’incapacità di realizzare riforme strutturali; allo stesso modo la seconda viene vista come una dimostrazione di responsabilità da parte di Dc e Pci in una fase di emergenza economica e sociale dovuta anche alla diffusione del terrorismo, ma anche come un’espressione di debolezza sistemica e un’ennesima conferma di come le risposte al problema del blocco istituzionale guardino a formule vecchie, senza affrontare il nodo della riforma dello Stato (capitolo 10). Sono questi gli anni in cui, di fronte alle risposte mancante da parte delle istituzioni, si esaspera il conflitto sociale, accresce la sfiducia nella mediazione politica e si pongono le basi per la crisi politica, e di sistema, che avrebbe investito l’Italia a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

 

Al cuore del libro: De Gasperi e il centrismo

Nella ricostruzione di Scoppola il centrismo assume un ruolo fondamentale, tanto che si potrebbe dire che l’intero volume ruoti intorno a esso e che i capitoli dedicati ai periodi successivi rappresentino una lunga spiegazione degli effetti deleteri che hanno avuto le mancate riforme di quella stagione.

Altrettanto centrale nel lavoro di Scoppola è la figura di Alcide De Gasperi, su cui aveva già lavorato negli anni precedenti. Per lo storico, infatti, De Gasperi ha il merito di avere traghettato la società italiana lontano dai lidi del clerico-fascismo e di aver indirizzato il consenso del mondo cattolico ed ecclesiastico, tutt’altro che moderato e democratico, verso la nascente democrazia, e al contempo di aver respinto la minaccia comunista, attraverso soluzioni pienamente democratiche, affatto scontate nel clima della Guerra fredda. Il centrismo, in sostanza, per Scoppola è il momento in cui il sistema politico italiano funziona meglio e in cui la forte leadership di De Gasperi riesce a ridurre i difetti congeniti del sistema, tralasciando però che il sistema politico funzionò anche grazie al «congelamento» della Costituzione e al progetto di «democrazia protetta». Quest’ultima, infatti, si articola lungo tre direttrici: appunto la mancata emanazione di alcune leggi di attuazione della Costituzione; il progetto di una legislazione speciale che mira a restringere le libertà civili e a rafforzare la legge e l’ordine, per esempio limitando il diritto di sciopero e la libertà di stampa; infine, la legge elettorale del 1953. Le «leggi eccezionali» non vengono approvate, ma hanno comunque un peso notevole perché legittimano e incoraggiano, quantomeno nella pratica, discriminazioni verso le forze di sinistra e i lavoratori. La legge elettorale è un elemento cardine di questa strategia e dovrebbe servire alla Dc per «difendersi» dall’avanzata socialcomunista, senza ricorrere all’aiuto della destra monarchico-missina, considerata comunque un alleato di riserva, come avrebbe dimostrato il governo Tambroni.

Da questo punto di vista, la riforma del sistema politico nel 1953 viene vista come un’occasione mancata per superare il combinato-disposto di parlamentarismo e proporzionalismo che avrebbe condotto al consociativismo e alla sclerotizzazione del sistema politico italiano. Scoppola precisa come sia necessario distinguere il problema della riforma elettorale dal modo in cui essa venne tentata, cioè attraverso la cosiddetta «legge truffa». Se le modalità paiono, anche a Scoppola, lesive dei diritti dell’opposizione – la legge del 1953 prevedeva un premio del 65% dei seggi per la coalizione che raggiungesse la maggioranza assoluta –, la necessità di una riforma elettorale in senso maggioritario, o comunque con un premio di maggioranza, pare essere data per scontata e non viene troppo problematizzata. L’annuncio del sistema elettorale e politico che, mentre Scoppola scriveva, era alle porte.

 

Il libro in classe

In conclusione, il volume di Scoppola, nonostante alcuni passaggi criticabili e alcune valutazioni influenzate dal momento in cui viene licenziato, appare tuttora rilevante per comprendere l’evoluzione del sistema politico italiano e, in quest’ottica potrebbe essere utile, soprattutto a scuola, per affrontare alcuni importanti temi di educazione civica, di diritto e di attualità politica.

Marzo 2026

Immagine: la facciata di Palazzo Madama, sede del Senato.

 

Per approfondire

La nuova edizione del libro di Pietro Scoppola uscì sotto il titolo La Repubblica dei partiti. Evoluzione e crisi di un sistema politico 1945-1996, Il Mulino, Bologna 1997, 553 p. La riedizione più recente è quella del 2021.

Nel 2008, in occasione del primo anniversario della morte di Pietro Scoppola, la rivista «Contemporanea» organizzò un dibattito su La Repubblica dei partiti, poi pubblicato nel fascicolo XII, 2009, 2, a cura di Francesco Traniello (con la partecipazione di Guido Formigoni, Roberto Gualtieri, Maria Serena Piretti, Luca Polese Remaggi, Paolo Soddu), che è stata tenuta presente per compilare questa scheda.

Sulla questione delle «leggi eccezionali» nel periodo centrista, ho tenuto presente Ilenia Rossini, «Democrazia protetta» e «leggi eccezionali»: un dibattito politico italiano (1950-1953), «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2, 2011, pp. 75-107.

Tra i lavori di Scoppola dedicati a De Gasperi, si ricorda La proposta politica di De Gasperi, Il Mulino, Bologna 1977, che poi ebbe due edizioni successive (l’ultima nel 1988). Per un profilo biografico di Scoppola, si può partire dalla voce del Dizionario biografico degli italiani firmata nel 2018 da Agostino Giovagnoli.

La scheda sul volume di Paul Ginsborg, Storia dell’Italia repubblicana è disponibile a questo indirizzo.

Pietro Scoppola, Paul Ginsborg e Silvio Lanaro discussero dei loro lavori, allora recenti, in una tavola rotonda che ebbe luogo presso l’Università di Firenze il 3 novembre 1992, e ora si legge sotto il titolo L’Italia repubblicana: tre autori a confronto [a cura di Enzo Collotti e Mario G. Rossi], «Passato e Presente», 29, 1993, pp. 11-32; ora disponibile online sul sito dell’associazione Amici di Passato e Presente.