Nella conversazione che proponiamo qui, Lucio Caracciolo, fondatore e direttore della rivista «Limes», e Adriano Roccucci, professore di Storia contemporanea all'Università Roma Tre, ci forniscono alcuni elementi per individuare e valutare lo spessore storico di alcune questioni che oggi ci sollecitano. Si comincia con una riflessione sul concetto di Occidente, che storicamente si è prestato a varie declinazioni e conformazioni. Quella che oggi sta tramontando è una precisa configurazione che si è delineata dopo la Seconda guerra mondiale, durante la Guerra fredda, sopravvivendole per una trentina d'anni. Tra il secondo e il terzo decennio del XXI secolo abbiamo assistito alla chiusura definitiva anche dell'era «post-Guerra fredda»: ci troviamo in un periodo di passaggio, una «nuova età cerniera», i cui esiti sono imprevedibili, ma su cui – di certo – si allungano anche ombre del passato. (febbraio 2026)
Abbiamo incontrato Giacomo Bonan, che insegna Storia contemporanea all'Università di Torino e si occupa di storia ambientale. Nella prima parte della nostra conversazione, il professore ci guida attraverso le varie definizioni di storia ambientale che si sono affermate negli ultimi decenni, a partire da quella proposta dallo storico statunitense John R. McNeill («storia delle reciproche relazioni tra gli esseri umani e il resto della natura»). Genealogie, tradizioni, rapporti con altri filoni di studio, innovazioni di un campo di studi cresciuto sulla spinta di domande sorte nel presente e sostenute da movimenti sociali di massa. In conclusione, cominciamo a parlare di «Antropocene».
Nella seconda parte della nostra conversazione sulla storia ambientale con Giacomo Bonan, ripartiamo dal concetto di «Antropocene» e ne discutiamo il versante geologico e quello culturale. La storia ambientale apre un nuovo dialogo tra la storiografia e le scienze «dure»: la questione dei metodi e delle fonti. In conclusione, suggerimenti per semplici esercizi di storia ambientale e del paesaggio, a partire da una scuola.
23 novembre 1980, una fortissima scossa di terremoto, lunga novanta secondi, colpisce una vasta area tra le province di Avellino, Salerno e Potenza. A 45 anni di distanza, torniamo su quegli eventi con l'aiuto della professoressa Gabriella Gribaudi che li ha studiati attraverso la documentazione d'archivio e molte interviste ai testimoni. Le vittime, i danni, il ritardo nei soccorsi. La ricostruzione in un'area enorme e con profonde differenze interne. Una «accelerazione» di processi di modernizzazione già in atto. Le polemiche sugli sprechi e la corruzione, sull'industrializzazione incompiuta e l'«arretratezza»: un capitolo della storia del rapporto tra Nord e Sud Italia. La mobilitazione del volontariato: un altro aspetto di questo capitolo. Il suggerimento di prendere sul serio e mettere in valore le esperienze democratiche che ebbero luogo nei Comuni colpiti dal terremoto e di studiarne gli esiti, caso per caso.
Proseguiamo la nostra conversazione con la professoressa Gabriella Gribaudi. L'importanza della memoria, insieme alla ricerca storica, per consolidare la «consapevolezza sociale» di vivere in una zona a rischio sismico o idrogeologico: su questa base si possono prendere le misure per adattare la popolazione a quelle specifiche condizioni e a mitigare il rischio. Il paradosso dello scarso spazio accordato alle «catastrofi» nei libri e nei manuali di storia generale, benché esse abbiano un forte impatto sulla demografia, sulla conformazione dei luoghi, sui bilanci pubblici.
La professoressa Elena Valeri, docente di Storia moderna presso l'Università di Roma La Sapienza, ci introduce proprio al significato di «Storia moderna», indicandoci le linee essenziali dell'evoluzione di questo concetto fino alle questioni che oggi ci sollecitano: le critiche a determinati aspetti della modernità, la «crisi» dell'idea di progresso, l'attuale revisione, nel contesto di un mondo globalizzato e policentrico, di concetti forgiati dal pensiero europeo e messi a punto in un'età di dominio europeo. Questa evoluzione indica quanto la storia sia materia viva, in continuo divenire, perché muta a seconda delle domande che lo storico si pone rispetto alla propria sensibilità o a quella della propria epoca, individuando e inseguendo problemi che nascono e si riproponen, sotto varie forme, nel corso del tempo.
Qual è il legame tra storia, storiografia e cinema? In che modo i film storici possono essere strumenti utili alla didattica e alla divulgazione, senza cadere in semplificazioni o distorsioni? In questo video, il Professor Miguel Gotor analizza il ruolo del cinema nella rappresentazione del passato: attraverso la sua esperienza diretta, esploreremo il valore e i limiti della narrazione cinematografica nella costruzione della memoria storica, con particolare attenzione al suo utilizzo in ambito educativo. Un'analisi critica per comprendere come il cinema possa essere, al tempo stesso, uno strumento di conoscenza e un veicolo di interpretazione soggettiva del passato.
Dopo aver analizzato il rapporto tra storia e cinema nella prima parte dell'intervista, il Professor Miguel Gotor si sofferma su un aspetto fondamentale: come utilizzare i film nella didattica senza confondere il racconto cinematografico con la realtà storica. Tra suggerimenti metodologici e titoli emblematici, emerge anche un'indicazione originale: l'uso del cinema non solo per raccontare la storia, ma per insegnare il metodo storico, educando gli studenti alla complessità delle fonti e alla pluralità dei punti di vista.
La Professoressa Gribaudi si sofferma sul periodo 1940-43: Napoli fu bombardata sin dai primi giorni di guerra, nel 1940. I due bombardamenti più devastanti ebbero luogo nel dicembre 1942 e nell'agosto 1943. Simbolo della distruzione di Napoli sono i ruderi del monastero di Santa Chiara, impressi nell'immaginario non solo da celebri fotografie, ma anche dalla canzone Munasterio 'e Santa Chiara, composta nel 1945. I documenti militari alleati aiutano a riflettere sulla guerra vista dall'alto (dai bombardieri) e su quella vista dal basso (dai bombardati, che a distanza di decenni offrono la loro testimonianza).
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A tua disposizione una breve contestualizzazione dei contenuti, spunti di approfondimento e brani tratti direttamente dall'opera dell'autrice: Guerra totale. Tra bombe alleate e violenze naziste. Napoli e il fronte meridionale 1940-44.