Biodiversità e fantascienza

Immaginare mondi per salvare il nostro di Chiara Anzolini
  • Argomenti: Biologia, Scienza e società

Ogni anno, tra fine ottobre e inizio novembre, torna il Trieste Science+Fiction Festival, la storica rassegna dedicata alla fantascienza in tutte le sue forme. Film, incontri e mostre raccontano come l’immaginazione possa diventare uno strumento per riflettere sul nostro rapporto con la scienza, la tecnologia e l’ambiente. È proprio da questo intreccio che nasce una domanda: cosa può insegnarci la fantascienza sulla biodiversità?

 

Mondi immaginari e realtà in trasformazione

La fantascienza è da sempre un laboratorio dell’immaginazione. Ci mostra futuri possibili, spesso inquietanti, e nel farlo ci obbliga a guardare più da vicino il presente. Se osserviamo attentamente, molte delle sue storie parlano, direttamente o indirettamente, di biodiversità: di equilibrio tra specie, di sopravvivenza in ambienti ostili, di relazioni tra umano e non umano.

Nel corso del Novecento, scienza, tecnologia e fantascienza hanno proceduto insieme, influenzandosi a vicenda. Non si tratta solo di invenzioni poi diventate realtà – satelliti, robot, intelligenze artificiali – ma di idee. Il genere fantascientifico, più di ogni altro, interroga il rapporto dell’essere umano con la natura e con le proprie creazioni. Nei deserti letali di Dune, nei pianeti glaciali di Snowpiercer o nella Terra devastata di Interstellar, la crisi ecologica diventa lo sfondo su cui si misura la capacità di adattamento delle specie. Ogni racconto è, in fondo, una riflessione sulla fragilità e la resilienza della vita.

Scienza e fantascienza: un dialogo sul futuro

Molte autrici e autori di fantascienza sono state anche scienziate e scienziati, o hanno collaborato con centri di ricerca. Immaginare il futuro richiede competenza scientifica e capacità di anticipare le conseguenze di una scoperta o di una tecnologia. È un esercizio simile a quello di chi studia la biodiversità: comprendere come un ecosistema reagisce ai cambiamenti, naturali o indotti dall’essere umano.

In questo senso, scienza e fantascienza condividono un metodo: entrambe nascono da una domanda – “E se…?” – e la trasformano in esperimento o in racconto. Anche la rappresentazione dello scienziato dovrebbe riflettere questo intreccio: non più l’eroe solitario o il genio eccentrico che abbiamo visto molte volte, ma una persona comune, animata da curiosità e spirito critico. Immaginare, per lo scienziato come per lo scrittore, è un modo per esplorare le possibilità del reale e immaginare soluzioni ai problemi del presente.

Raccontare la crisi climatica con speranza

L’immaginario fantascientifico ha influenzato anche il modo in cui comunichiamo la scienza. La crisi climatica, per esempio, è spesso narrata con i toni apocalittici dei disaster movie: uragani, desertificazione, città sommerse. Ma questo linguaggio, pur efficace nel generare allarme, rischia di produrre rassegnazione.

Esistono però anche visioni diverse, come quelle del movimento solarpunk, dove tecnologia e natura convivono in equilibrio. Qui la biodiversità non è una vittima, ma una risorsa: ogni specie, ogni ecosistema, ogni interazione biologica rappresenta una possibile via di adattamento.

In fondo, raccontare la biodiversità significa immaginare futuri sostenibili. E forse è proprio qui che fantascienza e scienza si incontrano davvero: nel tentativo di dare forma al possibile. Entrambe ci ricordano che sopravvivere – come individui, come specie, come pianeta – non è questione di forza o tecnologia, ma di immaginazione, cooperazione e rispetto per la vita in tutte le sue forme.

Proposta di attività per la classe

Studentesse e studenti devono immaginare un mondo futuro in cui la vita – in tutte le sue forme – trova nuovi modi per adattarsi ai cambiamenti climatici e ambientali. L’attività può essere svolta interamente in classe in due ore di lezione, oppure parzialmente in classe e parzialmente a casa. Se l’attività è di particolare interesse, può essere estesa ad un progetto didattico più articolato in collaborazione con docenti di Lingua e Letteratura Italiana, Lingue Straniere, Storia e Geografia, Disegno e Arte.

1. Introduzione (15 min)

L'insegnante guida una breve discussione a partire da alcune domande:

  1. Quali elementi rendono un ecosistema equilibrato?

  2. Come cambierebbe la biodiversità se il clima della Terra fosse molto diverso da oggi?

  3. In che modo la fantascienza può aiutarci a riflettere su questi temi?


2. Creazione del mondo (30-40 min)

Gli studenti, divisi in piccoli gruppi (3-4 persone), inventano un pianeta o una Terra del futuro, descrivendone:

  • Ambiente fisico: clima, risorse, caratteristiche geografiche;

  • Specie viventi: animali, piante o forme di vita alternative (biologiche, sintetiche o ibride);

  • Relazioni ecologiche: chi si nutre di chi? Come si mantiene l'equilibrio?

  • Presenza umana: gli esseri umani esistono ancora? Come si sono adattati?

  • Minaccia o sfida ambientale: qual è il principale problema ecologico del pianeta?


Ogni gruppo può rappresentare il proprio mondo con un poster, una mappa, un racconto breve o una scheda illustrata.

3. Condivisione e confronto (30 min)

Ogni gruppo presenta la propria creazione in pochi minuti, spiegando in che modo la biodiversità del pianeta contribuisce alla sua sopravvivenza.

Si conclude con una discussione collettiva:

  • Quali idee di equilibrio o cooperazione emergono da queste storie?

  • Che cosa possiamo imparare dal modo in cui la fantascienza immagina il futuro della vita?


 

Sitografia

Letture e visioni suggerite