Esploratori di futuri climatici
Un nuovo approccio dell’educazione scientifica per promuovere immaginazione e responsabilità
di Emma D’Orto
- Obiettivo: 11 - Città e comunità sostenibili, 13 - Lotta al cambiamento climatico
Quando si parla di cambiamento climatico, il futuro appare spesso così carico di timori da essere evitato. Nella ricerca in ambito educazione scientifica, al contrario, sta emergendo la necessità di renderlo uno spazio di esplorazione consapevole e un laboratorio di speranza, aiutando i ragazzi a immaginare futuri desiderabili. Fra gli strumenti cardine di questo approccio ci sono gli scenari climatici: strumenti scientifici che descrivono possibili evoluzioni del sistema climatico e delle società umane nel tempo.
Gli scenari nascono dalla consapevolezza che il clima è un sistema complesso guidato dall’intreccio di processi fisici, attività umane, sviluppo tecnologico e organizzazione sociale. Portarli nei contesti educativi permette di confrontarsi con più traiettorie possibili, tutte realisticamente realizzabili perché basate su dati e analisi scientifiche, ma ciascuna legata a scelte diverse da compiere oggi. Per questo motivo gli scenari sono strumenti ottimi per riflettere sul legame tra il presente e il futuro e fra l’uomo e la natura, promuovendo consapevolezza e senso di responsabilità.
Gli scenari nascono dalla consapevolezza che il clima è un sistema complesso guidato dall’intreccio di processi fisici, attività umane, sviluppo tecnologico e organizzazione sociale. Portarli nei contesti educativi permette di confrontarsi con più traiettorie possibili, tutte realisticamente realizzabili perché basate su dati e analisi scientifiche, ma ciascuna legata a scelte diverse da compiere oggi. Per questo motivo gli scenari sono strumenti ottimi per riflettere sul legame tra il presente e il futuro e fra l’uomo e la natura, promuovendo consapevolezza e senso di responsabilità.
Clima ed educazione al futuro
Nonostante i tentativi di rinnovamento da parte di importanti filoni di ricerca e di sperimentazione didattica, ancora oggi nella pratica scolastica e nei curricoli italiani rimane il retaggio culturale che tende a rappresentare la scienza come sapere “atemporale”. Tale visione è fondata sulla trasmissione di un corpus di leggi e modelli universali e immutabili, raramente collegato all’evoluzione storica che ha portato alla sua formulazione e quasi sempre svincolato dalle connessioni con il presente e il futuro della società. Questo vecchio approccio, sebbene abbia contribuito alla costruzione e all’indipendenza della cultura scientifica, mostra profondi limiti quando si confronta con sfide complesse e di lungo periodo come il cambiamento climatico.
Negli ultimi anni, nella ricerca sull’educazione scientifica è emersa con sempre maggiore chiarezza la necessità di integrare una prospettiva orientata al futuro. Comprendere fenomeni complessi come il cambiamento climatico (ma anche altri temi profondamente attuali come l’intelligenza artificiale o i computer quantistici) significa infatti pensare il futuro come una dimensione della conoscenza, non un ambito puramente speculativo. In questo approccio, portare lo sguardo in avanti significa combinare gli strumenti delle scienze dure e delle scienze sociali per lo sviluppo di un pensiero orientato al futuro: la capacità di usare dati, modelli e scenari per immaginare mondi possibili e riconoscere il ruolo che individui e società giocano nel costruirli. Ciò significa allenare non solo la comprensione dei processi fisici complessi, ma anche l’immaginazione responsabile e la speranza attiva, la cosiddetta “active hope”: pensare il futuro non come qualcosa che si subisce, ma che prende forma attraverso decisioni collettive e visioni del mondo condivise.
Negli ultimi anni, nella ricerca sull’educazione scientifica è emersa con sempre maggiore chiarezza la necessità di integrare una prospettiva orientata al futuro. Comprendere fenomeni complessi come il cambiamento climatico (ma anche altri temi profondamente attuali come l’intelligenza artificiale o i computer quantistici) significa infatti pensare il futuro come una dimensione della conoscenza, non un ambito puramente speculativo. In questo approccio, portare lo sguardo in avanti significa combinare gli strumenti delle scienze dure e delle scienze sociali per lo sviluppo di un pensiero orientato al futuro: la capacità di usare dati, modelli e scenari per immaginare mondi possibili e riconoscere il ruolo che individui e società giocano nel costruirli. Ciò significa allenare non solo la comprensione dei processi fisici complessi, ma anche l’immaginazione responsabile e la speranza attiva, la cosiddetta “active hope”: pensare il futuro non come qualcosa che si subisce, ma che prende forma attraverso decisioni collettive e visioni del mondo condivise.
Fra previsioni e proiezioni
La scienza del clima insegna che, quando si ha a che fare con sistemi complessi, il futuro non può essere previsto nello stesso modo in cui la fisica classica descrive il moto di un corpo o l’evoluzione di un sistema isolato. Il clima è il risultato di dinamiche complesse, in cui processi fisici, dinamiche ecologiche di larga scala e scelte sociali si co-determinano continuamente. È proprio questa trama di interdipendenze, in cui dimensioni naturali e culturali risultano inseparabili, a rendere il futuro climatico non riducibile a una previsione unica e deterministica, ma piuttosto a un insieme di traiettorie possibili, sensibili alle decisioni collettive e ai contesti in cui esse si sviluppano.
Per dar forma a ciò, la ricerca climatica ha sviluppato il concetto di scenario: uno strumento che permette di esplorare il ventaglio di possibilità future in modo rigoroso e specifico. Gli scenari descrivono come il sistema climatico evolverà, ma in base al variare di determinate condizioni. Alcuni scenari si concentrano sullo studio di variabili quantitative, come i Representative Concentration Pathways (RCP) che mostrano diverse traiettorie di possibili emissioni di gas serra e le conseguenze fisiche associate (come l’innalzamento di temperatura media globale). Altri, molto meno conosciuti e utilizzati a livello educativo e divulgativo, ampliano lo sguardo includendo studi qualitativi su fattori sociali, economici e politici. Un esempio di scenario di questo tipo sono gli Shared Socioeconomic Pathways.
Per dar forma a ciò, la ricerca climatica ha sviluppato il concetto di scenario: uno strumento che permette di esplorare il ventaglio di possibilità future in modo rigoroso e specifico. Gli scenari descrivono come il sistema climatico evolverà, ma in base al variare di determinate condizioni. Alcuni scenari si concentrano sullo studio di variabili quantitative, come i Representative Concentration Pathways (RCP) che mostrano diverse traiettorie di possibili emissioni di gas serra e le conseguenze fisiche associate (come l’innalzamento di temperatura media globale). Altri, molto meno conosciuti e utilizzati a livello educativo e divulgativo, ampliano lo sguardo includendo studi qualitativi su fattori sociali, economici e politici. Un esempio di scenario di questo tipo sono gli Shared Socioeconomic Pathways.
Scenari narrativi per stimolare l’immaginazione
Gli Shared Socioeconomic Pathways (SSP) sono un quadro di scenari socio-economici integrati che descrivono come potrebbe evolvere la società nel corso del XXI secolo (da oggi al 2100) e le relative sfide climatiche, a seconda delle scelte che compiamo oggi. Per farlo, affiancano ai grafici alcune descrizioni qualitative (anche dette “storyline”), ovvero delle narrazioni strutturate e coerenti che raccontano 5 diversi percorsi alternativi di sviluppo economico-sociale e le relative sfide climatiche. Nello specifico, come mostra il grafico seguente, ogni percorso rappresenta un diverso modo di affrontare il cambiamento climatico attraverso mitigazione (asse delle ordinate) e adattamento (asse delle ascisse). SI va da scenari in cui società più sostenibili e inclusive facilitano la riduzione delle emissioni e la resilienza (SSP1, SSP2), a percorsi in cui disuguaglianze persistenti o rivalità regionali rendono più difficili gli sforzi collettivi (SSP3,4,5).
I dettagli sugli SSP si possono leggere sull’articolo di O’Neill e colleghi (The roads ahead: Narratives for shared socioeconomic pathways describing world futures in the 21st century, 2015).
SSP1 – Sustainability (“Il mondo desiderabile”)
Le città respirano tra alberi e parchi urbani, le foreste ricrescono e l’agricoltura è intelligente e sostenibile. La popolazione cresce lentamente e la povertà diminuisce rapidamente. L’energia proviene quasi tutta da fonti rinnovabili e la cooperazione internazionale guida politiche efficaci contro il cambiamento climatico. Il mondo sembra muoversi verso un equilibrio tra benessere umano e natura. La Terra sembra guarire, passo dopo passo.
SSP2 – Middle of the Road (“La Via di Mezzo”)
È un mondo familiare. Il progresso è disomogeneo: alcune regioni migliorano infrastrutture e servizi, altre restano indietro. La popolazione cresce moderatamente, la povertà cala lentamente e le emissioni di CO₂ aumentano a ritmo moderato. Le città si espandono e la tecnologia avanza, ma la sostenibilità è spesso un’idea più che una pratica. È come navigare con vento incostante: si avanza, ma non sempre verso il futuro migliore.
SSP3 – Regional Rivalry (“Il Mondo dei Confini”)
Qui i confini sono muri, non ponti. Ogni regione cerca sicurezza e risorse per sé, ignorando l’altro. La popolazione cresce rapidamente, soprattutto nei paesi più poveri, e la povertà resta alta. Le nazioni rafforzano confini e difese, le risorse naturali sono sfruttate localmente senza cooperazione globale. L’energia è spesso fossile, costosa e sporca, e le emissioni aumentano molto. Le città sono fortificate e la natura appare fragile e distante.
SSP4 – Inequality (“Il Mondo dei Castelli”)
La tecnologia e le risorse sono concentrate in poche mani. Nei paesi ricchi la vita è sicura, con bassi impatti ambientali locali, e tecnologie avanzate che li proteggono dagli eventi estremi. I poveri affrontano crisi, degrado ambientale e scarsità. La popolazione cresce poco nei paesi ricchi e molto in quelli poveri. Le emissioni globali sono alte, guidate da uno sviluppo rapido e diseguale. La distanza tra ricchi e poveri segna ogni strada e ogni comunità.
SSP5 – Fossil-fueled Development (“L’autostrada di fuoco”)
Il mondo corre veloce, trainato da crescita economica e tecnologia. La popolazione cresce inizialmente rapidamente, la povertà diminuisce, ma l’energia dipende quasi interamente da combustibili fossili. Le emissioni aumentano molto e il cambiamento climatico accelera. Le città brillano di luci e automobili, fabbriche e trasporti dominano il paesaggio, ma la natura soffre: foreste tagliate, fiumi inquinati, oceani che si scaldano.
SSP1 – Sustainability (“Il mondo desiderabile”)
Le città respirano tra alberi e parchi urbani, le foreste ricrescono e l’agricoltura è intelligente e sostenibile. La popolazione cresce lentamente e la povertà diminuisce rapidamente. L’energia proviene quasi tutta da fonti rinnovabili e la cooperazione internazionale guida politiche efficaci contro il cambiamento climatico. Il mondo sembra muoversi verso un equilibrio tra benessere umano e natura. La Terra sembra guarire, passo dopo passo.
SSP2 – Middle of the Road (“La Via di Mezzo”)
È un mondo familiare. Il progresso è disomogeneo: alcune regioni migliorano infrastrutture e servizi, altre restano indietro. La popolazione cresce moderatamente, la povertà cala lentamente e le emissioni di CO₂ aumentano a ritmo moderato. Le città si espandono e la tecnologia avanza, ma la sostenibilità è spesso un’idea più che una pratica. È come navigare con vento incostante: si avanza, ma non sempre verso il futuro migliore.
SSP3 – Regional Rivalry (“Il Mondo dei Confini”)
Qui i confini sono muri, non ponti. Ogni regione cerca sicurezza e risorse per sé, ignorando l’altro. La popolazione cresce rapidamente, soprattutto nei paesi più poveri, e la povertà resta alta. Le nazioni rafforzano confini e difese, le risorse naturali sono sfruttate localmente senza cooperazione globale. L’energia è spesso fossile, costosa e sporca, e le emissioni aumentano molto. Le città sono fortificate e la natura appare fragile e distante.
SSP4 – Inequality (“Il Mondo dei Castelli”)
La tecnologia e le risorse sono concentrate in poche mani. Nei paesi ricchi la vita è sicura, con bassi impatti ambientali locali, e tecnologie avanzate che li proteggono dagli eventi estremi. I poveri affrontano crisi, degrado ambientale e scarsità. La popolazione cresce poco nei paesi ricchi e molto in quelli poveri. Le emissioni globali sono alte, guidate da uno sviluppo rapido e diseguale. La distanza tra ricchi e poveri segna ogni strada e ogni comunità.
SSP5 – Fossil-fueled Development (“L’autostrada di fuoco”)
Il mondo corre veloce, trainato da crescita economica e tecnologia. La popolazione cresce inizialmente rapidamente, la povertà diminuisce, ma l’energia dipende quasi interamente da combustibili fossili. Le emissioni aumentano molto e il cambiamento climatico accelera. Le città brillano di luci e automobili, fabbriche e trasporti dominano il paesaggio, ma la natura soffre: foreste tagliate, fiumi inquinati, oceani che si scaldano.
Proposta di attività per la classe
Una giornata nel 2050
L’attività si apre con un momento di costruzione collettiva: l’insegnante guida la classe nell’immaginare e descrivere insieme una giornata nel 2050 collocata nello scenario SSP1 – Sostenibilità. Attraverso domande stimolo e confronto, la classe definisce progressivamente il contesto sociale, economico e ambientale in cui si svolge la giornata, creando una base condivisa di riferimento. Può essere utile prendere spunto dal genere letterario/artistico “Solarpunk” (spunti fra i materiali della sitografia).
Successivamente, la classe viene divisa in gruppi. A ciascun gruppo viene assegnato uno degli altri quattro scenari socioeconomici (SSP2, SSP3, SSP4 o SSP5). Gli studenti sono invitati a immaginare e scrivere una giornata tipo vissuta da loro stessi nel 2050, collocandosi coerentemente all’interno dello scenario assegnato e tenendo conto delle sue caratteristiche principali.
Aspetti da considerare:
Discussione finale: le narrazioni prodotte dai gruppi vengono condivise e confrontate in plenaria. L’insegnante guida una riflessione sulle differenze e le somiglianze tra gli scenari, mettendo in evidenza le connessioni tra le scelte del presente e i futuri immaginati. La discussione si concentra su come decisioni individuali e collettive, a diversi livelli, contribuiscano a orientare le traiettorie possibili del cambiamento climatico.
L’attività si apre con un momento di costruzione collettiva: l’insegnante guida la classe nell’immaginare e descrivere insieme una giornata nel 2050 collocata nello scenario SSP1 – Sostenibilità. Attraverso domande stimolo e confronto, la classe definisce progressivamente il contesto sociale, economico e ambientale in cui si svolge la giornata, creando una base condivisa di riferimento. Può essere utile prendere spunto dal genere letterario/artistico “Solarpunk” (spunti fra i materiali della sitografia).
Successivamente, la classe viene divisa in gruppi. A ciascun gruppo viene assegnato uno degli altri quattro scenari socioeconomici (SSP2, SSP3, SSP4 o SSP5). Gli studenti sono invitati a immaginare e scrivere una giornata tipo vissuta da loro stessi nel 2050, collocandosi coerentemente all’interno dello scenario assegnato e tenendo conto delle sue caratteristiche principali.
Aspetti da considerare:
- lavoro e istruzione
- organizzazione delle città
- mobilità
- alimentazione
- relazioni sociali
Discussione finale: le narrazioni prodotte dai gruppi vengono condivise e confrontate in plenaria. L’insegnante guida una riflessione sulle differenze e le somiglianze tra gli scenari, mettendo in evidenza le connessioni tra le scelte del presente e i futuri immaginati. La discussione si concentra su come decisioni individuali e collettive, a diversi livelli, contribuiscano a orientare le traiettorie possibili del cambiamento climatico.
Sitografia
- Editoriale dal titolo “Future-oriented science education for agency and sustainable development (Laherto et al, 2023): Future-Oriented Science Education for Agency and Sustainable Development | Frontiers Research Topic [in inglese]
- Articolo scientifico dal titolo “The roads ahead: Narratives for shared socioeconomic pathways describing world futures in the 21st century (O’ Neill et all, 2015): The roads ahead: Narratives for shared socioeconomic pathways describing world futures in the 21st century - ScienceDirect [in inglese]
- Sito del progetto di ricerca europeo FEDORA, dedicato alla educazione scientifica orientata al futuro: Fedora [in inglese, ma con risorse anche in italiano]
- Articolo sul nostro sito: Biodiversità e fantascienza
- Portale italiano sul Solarpunk: Solarpunk Italia
Highlights
- I nuovi approcci che emergono dalla ricerca sull’educazione al cambiamento climatico sottolineano l’importanza dell’educazione al futuro;
- Gli scenari climatici qualitativi (come gli SSP) sono un ottimo strumento da usare in ambito educativo per promuovere senso di responsabilità e immaginazione basata su evidenze scientifiche;