Dal rifiuto all'energia - Il ruolo dei termovalorizzatori

di Eleonora Conca
  • Obiettivo Primario: 7 - Garantire l'accesso all'energia a prezzo accessibile, affidabile, sostenibile e moderna per tutti
  • Obiettivo Secondario: 11 - Città e comunità sostenibili
  • Obiettivo Secondario: 12 - Consumo e produzioni responsabili
 

I termovalorizzatori sono generalmente percepiti dalla popolazione come inutili e inquinanti. Tuttavia, guardando le cose da una prospettiva diversa, è possibile scoprire che questi impianti sono spesso all’avanguardia e possono svolgere un ruolo fondamentale nella gestione dei rifiuti.


 

Il problema dei rifiuti

Nel tradizionale modello di produzione e consumo, noto come “economia lineare”, le risorse naturali vengono estratte, trasformate in prodotti, utilizzate e infine smaltite come rifiuti, spesso senza possibilità di recupero. Questo sistema non è sostenibile, in quanto determina uno sfruttamento indiscriminato delle risorse e, allo stesso tempo, è causa di inquinamento.

Negli ultimi anni, una crescente consapevolezza ambientale ha lentamente spinto verso un cambiamento, promuovendo il passaggio a un modello di “economia circolare”, che punta a ridurre gli sprechi e a valorizzare il riutilizzo dei materiali. Tuttavia, nonostante i progressi, il cammino verso un sistema sostenibile è ancora lungo, e la gestione dei rifiuti rimane una delle maggiori sfide ambientali del nostro tempo.

 

La “gerarchia” dei rifiuti

La gestione dei rifiuti nell’Unione Europea è regolata dalla Direttiva 2008/98/CE, che definisce un ordine di priorità tra le diverse strategie di gestione, denominato gerarchia dei rifiuti. Questo concetto è spesso rappresentato come una piramide suddivisa in più livelli: le strategie più sostenibili, che dovrebbero essere privilegiate, si trovano al vertice e, muovendosi verso la base, si trovano via via quelle meno desiderabili.

La migliore strategia che può essere adottata per gestire il problema rifiuti è senza ombra di dubbio la prevenzione. Per ridurre la produzione di rifiuti è necessario agire consapevolmente in fase di acquisto, scegliendo prodotti con meno imballaggi, evitando l’usa-e-getta e optando per alternative durevoli. Al secondo posto troviamo il riutilizzo, che entra in gioco quando ormai l’oggetto ha apparentemente terminato il proprio ciclo di vita. Prima di buttarlo bisognerebbe chiedersi se esso non possa essere utilizzato ancora: magari potrebbe essere riparato, e in molti casi donato.

Quando le prime due strategie non sono più possibili, non resta che recuperare le materie prime di cui è composto l’oggetto, che possono essere poi utilizzate per creare qualcosa di nuovo: si tratta del riciclo. Purtroppo, contrariamente a quanto si creda, questa strada non è sempre percorribile. Esistono infatti alcune categorie di rifiuti che non possono essere riciclate, perché non è tecnicamente possibile o per i rischi connessi a tale operazione, come nel caso dei rifiuti sanitari. Inoltre, i prodotti ottenuti a partire da materie prime riciclate sono spesso di bassa qualità e hanno generalmente poco mercato (basti pensare alla carta riciclata, che appare molto più scura e generalmente non è molto gradita dai consumatori).

Per i rifiuti rimanenti, prima del semplice conferimento in discarica, c’è ancora un’altra opzione: l’incenerimento. Il processo di combustione che avviene all’interno dei termovalorizzatori consente la trasformazione dei rifiuti in energia, che viene poi restituita ai cittadini sotto forma di elettricità o riscaldamento domestico. In questo modo è possibile risparmiare grandi quantità di combustibili fossili. Lo smaltimento in discarica resta l’ultima opzione, anche se è comunque necessaria per alcune categorie di rifiuti, come i materiali inerti o quelli pericolosi.

 

Il recupero di energia dai rifiuti

Come abbiamo visto, in mancanza di alternative valide, i rifiuti possono essere bruciati allo scopo di recuperare energia, sotto forma di energia elettrica o termica. Il processo si articola in diverse fasi:

  1. Combustione – I materiali vengono bruciati a temperature comprese tra gli 850°C e i 1000°C. In questo modo è possibile limitare lo sviluppo di diossine, composti tossici e cancerogeni che si formano principalmente durante la combustione di materiali organici clorurati a temperature comprese tra 200°C e 450°C.

  2. Recupero energetico – I fumi della combustione passano attraverso uno scambiatore di calore contenente acqua: in questo modo la loro temperatura si abbassa e l’acqua si scalda, trasformandosi in vapore. Quest’ultimo viene utilizzato per il teleriscaldamento o per alimentare delle turbine per la produzione di elettricità.

  3. Trattamento dei fumi – I fumi della combustione, prima di essere immessi in atmosfera, vengono depurati attraverso un sistema di filtri, in grado di rimuovere sia le particelle solide che i vari gas inquinanti che possono essere presenti. Le emissioni sono costantemente monitorate, per verificare il rispetto dei limiti di legge.

  4. Gestione delle ceneri – I residui solidi della combustione, una volta raffreddati e sottoposti ai dovuti trattamenti, vengono spesso utilizzati come materiale inerte da costruzione. Eventuali residui ferrosi presenti al loro interno vengono rimossi con apposite calamite e avviati al riciclo.

Proposta di attività per la classe

Analisi di un caso reale


Se possibile, l’insegnante dovrebbe organizzare una visita guidata al termovalorizzatore più vicino, in modo che gli studenti possano vedere il processo dal vivo e comprendere appieno il funzionamento di questi impianti.

  • Preparazione – Suddivisione degli studenti in gruppi e ideazione di alcune domande da porre agli esperti durante la visita. Esse possono riguardare, ad esempio, la tipologia e la quantità di rifiuti trattati, le tecnologie impiegate per recuperare energia e per ridurre le emissioni, e la quantità e le modalità di utilizzo dell’energia prodotta.

  • Visita – Osservazione delle diverse fasi del trattamento dei rifiuti e intervista agli operatori del settore.

  • Elaborazione – Scrittura di un report o un articolo contenente le informazioni raccolte sull’impianto visitato e dibattito in classe sui vantaggi e le criticità emerse.


Qualora non fosse possibile effettuare personalmente una visita, gli studenti potrebbero effettuare una ricerca su un termovalorizzatore esistente, analizzando le specificità dell’impianto ed i dati su emissioni e produzione di energia.

  • Preparazione – Suddivisione degli studenti in gruppi e assegnazione a ciascun gruppo di un particolare impianto di termovalorizzazione. Alcuni impianti degni di nota sono quelli di Brescia, Torino, Vienna, Copenaghen e Parigi.

  • Attività – Raccolta di informazioni da parte dei gruppi sull’impianto ad essi assegnato. La ricerca dovrebbe riguardare la tipologia e la quantità di rifiuti trattati dall’impianto, le tecnologie impiegate per recuperare energia e per ridurre le emissioni, la quantità e le modalità di utilizzo dell’energia prodotta, e anche eventualmente l’accettazione sociale (opinioni della comunità locale, proteste o vantaggi).

  • Elaborazione – Presentazione della ricerca svolta al resto della classe, con l’eventuale ausilio di slide, poster o relazioni scritte. Discussione in classe sulle differenze tra gli impianti studiati e su vantaggi e svantaggi di ciascuno.


 

Sitografia