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Le forme della comunicazione
La comunicazione verbale e la comunicazione non verbale
Comunicare con gli al-
tri, dicevamo, è un fenomeno estremamente complesso e sfaccettato. Ciò significa che
la comunicazione può assumere molte forme. Col variare dei codici, dei protagonisti,
dei contesti della comunicazione variano inevitabilmente anche le sue modalità.
Se mentre sorseggio una bibita al bar strizzo l’occhio alla mia vicina, che non conosco,
compio un atto comunicativo. Sono un soggetto in interazione con un altro soggetto,
ho un significato da trasmettere e voglio metterlo in comune con la mia interlocutri-
ce, e per farlo uso un certo codice. Strizzando l’occhio io ho comunicato qualcosa sen-
za utilizzare un linguaggio fatto di parole (nomi, verbi, aggettivi), né scritte né parla-
te. Se la mia interlocutrice risponde con un ceffone, comunica anche lei senza utiliz-
zare il linguaggio parlato.
La
comunicazione che fa uso di parole
(dette o scritte), cioè del linguaggio in senso
stretto, la chiamiamo
comunicazione verbale
. Quella che
non fa uso di parole
, ma
di altri segni (per lo più corporei), è detta
comunicazione non verbale
. Spesso si usa
anche per la comunicazione non verbale il termine “linguaggio”, in analogia con il ca-
so della comunicazione verbale. Si parla per esempio di un “linguaggio dei gesti” o di
un “linguaggio del corpo”.
La comunicazione non verbale non raggiunge mai lo stesso grado di complessità e raf-
finatezza della comunicazione verbale. Non possiamo sostituire totalmente la nostra
lingua madre con un linguaggio non verbale senza, nello stesso tempo, perdere almeno
in parte la capacità di comunicare in estensione e in profondità. Ciò però non signifi-
ca che quella corporea sia una forma residuale di comunicazione. Nelle interazioni so-
ciali normali il linguaggio verbale non può fare a meno di una parallela comunicazione
non verbale. Mentre parliamo gesticoliamo, muoviamo la faccia, moduliamo il timbro
di voce, e in questo modo integriamo e completiamo la comunicazione verbale. Molte
frasi verrebbero facilmente fraintese se il ricevente non potesse, mentre le ascolta, os-
servare il comportamento dell’emittente e udire la tonalità della sua voce.
La comunicazione non verbale non è secondaria rispetto a quella verbale, ma soltanto
differente, e come tale svolge una funzione diversa e complementare nei suoi confronti.
In linea di massima, mentre il linguaggio verbale è particolarmente adatto a trasmette-
re pensieri e descrizioni di fatti, la comunicazione non verbale è più adatta a trasmet-
tere emozioni e sentimenti e a segnalare i ruoli e le posizioni sociali.
Il linguaggio del corpo
Le forme di comunicazione non verbale sono molte. Strizza-
re l’occhio significa impiegare la
mimica facciale
. Nell’esempio sopra descritto essa è
stata utilizzata per inviare un messaggio ben preciso, ma di solito ha la funzione priori-
taria di creare un ambiente continuo di comunicazione, cioè un contesto di informa-
zioni utili al corretto e completo svolgimento dell’interazione comunicativa: informa-
zioni relative al grado d’interesse e attenzione degli interlocutori, ai loro stati emotivi,
al loro desiderio di capirsi, alla loro approvazione o disapprovazione nei confronti del
messaggio e del suo contenuto.
Il ceffone che ho ricevuto in cambio è invece un esempio di
comunicazione ge-
stuale
. Di solito essa non è così violenta. Molti gesti servono a trasmettere infor-
mazioni (“venite di qua”, “fermo!”, “vai a quel paese”). Altri, in particolare la ge-
sticolazione delle mani mentre si parla, accompagnano e chiariscono l’espressione
verbale. Altri ancora esprimono l’atteggiamento o lo stato d’animo del soggetto.
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