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Tipi di matrimonio
Levirato
Prendiamo il cosiddetto
levirato
(derivato da “Levi”, il nome della tribù ebrai-
ca presso la quale, stando alla Bibbia, non era infrequente): con questo termine si ten-
de a indicare il costume, molto più diffuso che non nell’antica Israele, in base al quale
la
moglie di un defunto
va
in sposa al fratello di quest’ultimo
, il quale diventa in
tal modo tutore della donna medesima e della sua prole.
Sororato
Questo è invece il termine con cui indichiamo il costume di
dare in mo-
glie a
un uomo rimasto
vedovo la sorella della donna defunta
, soprattutto quan-
do questa muore senza prole. Lo scopo di quest’unione è quello di rimpiazzare le fa-
coltà riproduttive della donna scomparsa a vantaggio del gruppo del marito. Il soro-
rato non è da considerarsi pertanto come una pratica speculare a quella del levirato.
Il sororato è molto diffuso, specialmente in molte delle società patrilineari, le quali
hanno interesse a far sì che gli individui maschi abbiano assicurata una progenitu-
ra soprattutto maschile.
Matrimonio con lo spirito
Un altro caso interessante è quel-
lo chiamato “matrimonio con lo spirito” (o con il “fanta-
sma”). Fu studiato ormai molti anni fa presso i nuer del Su-
dan, in Africa centro-settentrionale. I nuer sono allevatori
e agricoltori e sono strettamente patrilineari. Come in tutte
le
società patrilineari
, avere dei figli (specialmente maschi)
è per un uomo e per il suo gruppo un fattore di grandissi-
ma importanza. È tanto importante che si ritiene opportuno
“procurare” ad un uomo dei figli anche qualora egli muoia
prima di essersi sposato. A tale scopo, un uomo del gruppo
di discendenza del defunto, possibilmente un fratello o un
cugino, contrae
matrimonio con una donna
a nome dello
scomparso
, per cui i figli che nasceranno da tale unione sa-
ranno considerati a tutti gli effetti figli del defunto.
Matrimonio tra donne
Gli igbo della Nigeria, ma anche altri popoli africani, praticano,
sebbene raramente, anche il cosiddetto “matrimonio tra donne”. Questo non è istituito
per sanzionare rapporti di tipo omosessuale, ma risponde all’esigenza, avvertita da tutte
le donne delle società in cui vige, di avere figli e raggiungere la piena identità sociale.
Nel caso in cui una
donna sposata
risulti
sterile
, essa viene fatta divorziare e, proprio
in quanto sterile, viene
considerata “come un uomo”
. Ella può così “contrarre matri-
monio” con un’altra donna, scegliere un uomo a sua discrezione e farlo unire con co-
lei che è la propria moglie di diritto. I figli che nasceranno da questo rapporto saran-
no figli legittimi della “donna-marito” e quindi appartenenti al gruppo di discenden-
za di quest’ultima.
Fino ad ora abbiamo prodotto esempi relativi a società patrilineari. Anche quelle a
di-
scendenza matrilineare
sono interessate a gestire al meglio la fertilità femminile. La
cosiddetta residenza “natolocale” è tipica di società dove prevale il criterio della matri-
linearità. Qui i
mariti
continuano a risiedere presso il loro gruppo (anch’esso matrili-
neare) e
non hanno
particolari
obblighi nei confronti dei loro figli
, a cui provvede
la famiglia della donna. Società di questo tipo si trovano in Africa, in America Meri-
Una giovane donna nuer con
le cicatrici tribali,
che attestano il passaggio
all’età adulta.
A questo punto la giovane può
andare in sposa.
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