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Nuova Europa e Nuovo Mondo
UNITÀ DI APPRENDIMENTO
Il razzismo è antico come l’uomo. Ognuno ritiene che la razza
migliore sia la propria. Alla stessa maniera crediamo (o spe-
riamo) che la nostra squadra di calcio, la nostra compagnia
di amici, la nostra scuola o in genere il nostro gruppo sociale
sia il migliore, indipendentemente dal fatto che ciò che più
lodiamo nel nostro gruppo siano fattori biologici (ci sentiamo
più belli e più bravi degli altri) o socioculturali (che nel nostro
gruppo la vita è più gradevole e stimolante che altrove).
In un’epoca molto più lontana, i Greci giudicavano con di-
sprezzo qualunque straniero: li chiamavano “barbari”, cioè
balbettanti, perché non sapevano parlare bene il greco; ma in
qualunque gruppo etnico si è sempre manifestato un orgoglio
collettivo che ha reso difficili i confronti obiettivi […].
I Romani attribuivano altissimo valore alla concessione del
diritto di cittadinanza;
civis romanus sum
[“sono un cittadino
romano”], poteva affermare con orgoglio chi lo possedeva.
Nel Medioevo, se la conoscenza dei popoli asiatici dovuta ai
viaggi dei mercanti occidentali in Estremo Oriente (valga un
nome per tutti: Marco Polo) contribuì all’approfondimento del
concetto di diversità, pure non determinò il sorgere negli Eu-
ropei di una particolare sensazione di superiorità.
Furono i grandi viaggi di esplorazione tra la fine del XV se-
colo e l’inizio del XVI a determinare una visione razzista. Gli
Africani portati come schiavi nel
nostro continente dai portoghe-
si, come gli indios sfruttati nelle
Americhe, erano considerati es-
seri inferiori: quei “selvaggi” vennero descritti dai viaggiatori e
dai missionari in maniera fantasiosa e di solito negativa, tanto
da convincere gli europei del fatto che essi non appartenessero
al genere umano e non possedessero l’anima.
Bianco e nero si affermarono come concetti contrapposti,
associati il primo a bellezza e bontà, il secondo a bruttezza e
cattiveria, con l’ovvia conclusione della superiorità del bian-
co sul nero.
Per ben tre secoli (dal Seicento all’Ottocento), i bianchi prati-
carono senza rimorsi la tratta degli schiavi neri verso l’Ame-
rica. Nel 1865 l’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti tro-
vò molti oppositori che celavano i propri interessi economici
(erano infatti gli schiavi a lavorare nelle piantagioni) dietro il
principio della naturale inferiorità dei neri, che veniva provata
dai razzisti con argomenti quali la differenza di odore e di ca-
pigliatura (ignorando che i capelli crespi aiutano a trattenere
il sudore e a evitare i colpi di sole), nonché attribuendo ai neri
una mascolinità particolarmente aggressiva.
L. Cavalli-Sforza, F. Cavalli-Sforza, A. Piazza,
Razza o pregiudizio?
,
Einaudi Scuola 1996
IL LAVORO DELLO STORICO
Padroni e schiavi: la nascita del razzismo moderno
IN QUESTA BREVE PANORAMICA sulla presenza nel tempo di un atteggiamento razzista fra gli uomini, l’Età moderna viene in
dividuata come uno snodo fondamentale. È infatti allora che il razzismo si afferma, si consolida e si estende a un numero crescent
di persone in Europa.
Lavora sulle fonti
1.
Il testo è formato da sette ca-
poversi: individua in ciascuno
di essi il concetto centrale e ri-
assumilo in una breve frase.
2.
Evidenzia nel testo il momento
in cui, secondo gli autori, si ha
la nascita di una vera visione
razzista.
3.
Individua, rileggendo il testo,
da quali elementi essa è mo-
tivata e quali atteggiamenti
culturali determina.
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