ATLANTE DEL CORSO
GUIDA AL CAPITOLO
Che cosa sono le cellule?
Le cellule sono le unità strutturali e funzionali
degli organismi viventi.
Le cellule sono di due tipi: procariotiche
ed eucariotiche.
Quali sono le strutture esterne
delle cellule? Che funzione hanno?
Le cellule sono delimitate dalla membrana plasma-
tica.
La parete cellulare è un involucro rigido
che dà forma e protezione alle cellule.
Le ciglia e i flagelli consentono la mobilità cellulare.
Quali sono le strutture interne
delle cellule e a che cosa servono?
Il citoplasma è il fluido viscoso interno alla cellula.
Il nucleo contiene il materiale ereditario.
Nel reticolo endoplasmatico sono prodotte
e modificate diverse molecole.
L’apparato di Golgi modifica le molecole
e le prepara al trasporto.
I lisosomi e i vacuoli sono importanti per
il rinnovamento cellulare.
Mitocondri e cloroplasti sono coinvolti
nelle reazioni energetiche cellulari.
In che modo le molecole entrano
ed escono dalla cellula?
Il trasporto passivo non richiede energia.
Il trasporto attivo richiede energia.
Le grosse molecole e le particelle sono trasportate
per endocitosi ed esocitosi.
Alcune giunzioni cellulari permettono il passaggio
di sostanze tra cellule adiacenti.
52
La cellula
struttura e funzioni
Come entra ed esce l’acqua
dalle cellule?
C’è ancora molto da scoprire sulla
struttura e le proprietà della “membrana
plasmatica” che racchiude le cellule.
Nel 2003 è stato assegnato un premio Nobel
per la scoperta del funzionamento delle
acquaporine, un gruppo di proteine presenti
nella membrana plasmatica. Tale scoperta
ha rivoluzionato le convinzioni precedenti
sul movimento delle sostanze tra l’interno e
l’esterno delle cellule. Le acquaporine, infatti,
sono presenti in tutti gli organismi, procarioti
ed eucarioti, e hanno la funzione di facilitare
il movimento dell’acqua attraverso la membrana.
La loro struttura è mostrata nell’immagine
(la simulazione al computer di una membrana cellulare
immersa in acqua): le spire blu, rosse e dorate sono tre
dei quattro canali di cui sono dotate e attraverso
i quali le molecole d’acqua (le bolle azzurre) passano
in fila da un lato all’altro della membrana.
CAPITOLO
3
In the news
Practice your English with
In the news video and articles
Biology in
ENGLISH
TESTO E IMMAGINI
x
WwGg
semi lisci gialli (WWGG) semi verdi rugosi (wwgg)
tutti i semi
gialli e lisci
generazione P
generazione F
1
Genetica
CAPITOLO
5
111
Se la pianta è dominante omozigote e, quindi,
è una linea pura,produrrà solo piante con il carat-
tere dominante (le piante a fusto alto producono
solo piante a fusto alto). Se, invece, la pianta è ete-
rozigote produrrà una progenie dominante e
recessiva nel rapporto fenotipico 3:1.
La seconda procedura attuata da Mendel era il
cosiddetto
test incrociato
(figura
5
), nel quale
una pianta con fenotipo dominante e genotipo
incognito viene incrociata con una pianta recessi-
va omozigote.
Mendel ipotizzò che, se la pianta test era omo-
zigote per il carattere dominante, tutta la progenie
doveva essere composta da eterozigoti e avere lo
stesso fenotipo della pianta test. Se, al contrario, la
pianta con genotipo incognito era eterozigote,
allora metà della progenie doveva essere eterozi-
gote con fenotipo dominante e metà recessiva
omozigote con fenotipo recessivo. I dati del test
incrociato confermarono le conclusioni tratte da
Mendel negli esperimenti precedenti: gli alleli
alternativi segregano durante la formazione dei
gameti, riunendosi nella progenie in modo del
tutto casuale.
Mendel studiò l’eredità
di una coppia di fattori
Dopo aver lavorato a lungo con
monoibridi
di pian-
te di pisello, cioè con individui che differivano per
un solo carattere, Mendel iniziò a lavorare anche
con
diibridi
,ossia con linee pure che si distingueva-
no per due caratteri, come, per esempio, colore e
forma del seme. La domanda a cui Mendel cerca-
va di dare una risposta era: la segregazione di una
coppia di alleli influenza la segregazione di altre?
Mendel sviluppò dapprima una serie di linee
pure di piselli che differivano le une dalle altre per
due delle sette coppie di caratteri con cui aveva
lavorato negli studi sui monoibridi. Successiva-
mente, incrociò linee pure di piante diibride. Per
esempio, piante a semi lisci e gialli con piante a
semi rugosi e verdi. Dai suoi studi sui monoibridi,
Mendel sapeva che i caratteri “seme liscio” (W) e
“seme giallo” (G) sono dominanti, rispettivamente,
su “seme rugoso” (w) e “seme verde” (g). Quindi, il
genotipo delle piante parentali a linea pura (P)
era, nei due casi,WWGG e wwgg.
Tutta la progenie F
1
derivante da questo incro-
cio presentò semi lisci e gialli, cioè il fenotipo
dominante per entrambi i caratteri.
ANALISI
di un esperimento
w
W
w
w
Ww Ww
ww ww
ww
ww
Ww
WW
W
W
w
w
Ww Ww
Ww Ww
?
5. Schema di un test incrociato.
pianta test a semi
lisci (fenotipo
dominante, ma
genotipo ignoto)
se se
pianta a semi rugosi
(omozigote recessiva)
pianta a semi rugosi
(omozigote recessiva)
rapporto 1:1
metà dei semi sono lisci
metà dei semi sono rugosi
tutti i semi
sono lisci
Concetti e relazioni
Qui sotto sono indicati diversi possibili incroci tra monoi-
bridi (ovvero una singola coppia di geni). Determina i rap-
porti genotipici e fenotipici previsti per ciascun incrocio, uti-
lizzando il quadrato di Punnett.
Cc x Cc
................................................................. ...................................................................
CC x Cc
................................................................. ...................................................................
CC x cc
................................................................. ...................................................................
Cc x cc
................................................................. ...................................................................
Rapporto fenotipico
Rapporto genotipico
(dominante : recessivo) (CC : Cc : cc)
membrana plasmatica
membrana
plasmatica
gruppo fosfato
glicerolo
acido grasso
testa idrofila
coda idrofoba
molecola di fosfolipide
doppio legame C=C
carboidrato
glicoproteina
colesterolo
proteina
ambiente acquoso esterno
ambiente acquoso interno
glicolipide
7. La membrana plasmatica.
1
2
3
Visione d’insieme
8. Il passaggio di molecole attraverso il doppio strato lipidico.
piccole molecole elettricamente neutre sostanze liposolubili
idrocarburi
glucosio
sostanze idrosolubili
ioni
La cellula: struttura e funzioni
CAPITOLO
3
59
Perché il doppio strato lipidico im-
pedisce il passaggio degli ioni?
La struttura della
membrana plasmatica
Attraversare
la membrana plasmatica
A
Classe
VIRTUALE
Classe
VIRTUALE
sopravvivenza, deve assumere ed eliminare un
gran numero di molecole o ioni
contro gra-
diente
di concentrazione, di pressione e di cari-
ca elettrica.
Queste particelle entrano ed escono dalla cellu-
la attraverso proteine di trasporto selettivamente
permeabili. In questo caso, però, il trasporto
avviene con dispendio di energia e prende il
nome di
trasporto attivo
. Le proteine di mem-
brana coinvolte nel trasporto attivo sono chia-
mate anche
pompe molecolari
. Esse utilizzano
energia per modificare la propria conformazio-
ne e realizzare il trasferimento delle molecole
attraverso la membrana plasmatica.
Uno degli esempi più importanti di trasporto
attivo nella cellula animale è rappresentato dal-
la cosiddetta
pompa sodio-potassio
, che tra-
sporta ioni sodio (Na
+
) fuori dalla cellula e ioni
potassio (K
+
) al suo interno. La cellula, infatti,ne-
cessita di mantenere un gradiente di concentra-
zione e di carica rispetto a questi ioni, soprattut-
to per la trasmissione degli impulsi nervosi e per
la contrazione delle cellule muscolari.
Le grosse molecole
e le particelle sono
trasportate per
endocitosi ed esocitosi
Alcuni tipi di cellule trasportano al loro interno par-
ticelle, microrganismi o molecole di grandi
dimensioni, come le proteine. Nell’uomo, per
esempio, i globuli bianchi del sangue ‘pattuglia-
no’ i fluidi corporei inglobando corpi estranei,
anche piuttosto grandi, come i batteri. Esistono
organismi unicellulari predatori, come alcuni
protisti ciliati, che ingeriscono altri organismi
unicellulari interi.
Ma come fanno le cellule a trasportare strut-
ture così grosse al loro interno?
Le particelle di dimensioni troppo grandi per
poter attraversare la membrana plasmatica ven-
gono assunte dalla cellula con il meccanismo di
endocitosi
. In particolare, se il materiale tra-
sportato dentro la cellula è un organismo viven-
te o un frammento di organismo, il processo è
chiamato
fagocitosi
(dal verbo greco
phageîn
,
“mangiare”). Se il materiale è un liquido con par-
ticelle in soluzione, il processo si chiama
pino-
citosi
(dal greco
píno
,“bere”).
In entrambi i casi,sia cioè nella fagocitosi (figu-
ra
27
, pagina seguente) sia nella pinocitosi
(figura
27
), il processo è identico: la cellula
emette estensioni del citoplasma rivestite di mem-
brana che circondano la particella ( e
).
I lembi della membrana si espandono fino a sal-
darsi e si fondono inglobando la particella in una
vescicola che viene a trovarsi all’interno del cito-
plasma .
3
2
1
b
a
La cellula: struttura e funzioni
CAPITOLO
3
71
26. Diffusione facilitata.
concentrazione
di soluto
elevata
bassa
esterno della cellula
interno della cellula
molecola di soluto
membrana
plasmatica
sito di legame
proteina
di trasporto
1
2
3
Concetti e relazioni
Uno studente di medicina alle prime armi deve eseguire un
conteggio di globuli rossi da un campione di sangue. Pren-
de un vetrino da microscopio e vi lascia cadere una goccia
di sangue senza accorgersi che il vetrino è bagnato di acqua
distillata. Quando osserva i globuli rossi al microscopio, os-
serva che sono molto gonfi e alcuni sono addirittura scop-
piati. Spiega che cosa è successo.
Se sullo stesso vetrino bagnato si mettessero cellule preleva-
te da una foglia, che cosa si osserverebbe?
Il trasporto
attivo
Classe
VIRTUALE
Mitocondri e cloroplasti condividono caratteristiche che li
rendono unici fra gli organuli della cellula eucariotica e che
li accomunano invece alle cellule procariotiche. Possiedono
un proprio DNA che, a differenza di quello degli eucarioti,
è una molecola circolare e non è associato a proteine, come
nel DNA batterico. Contengono inoltre ribosomi, RNA di tra-
sporto e le altre molecole necessarie a una cellula per tra-
durre il DNA in proteine. Sulle loro membrane interne si tro-
vano enzimi simili a quelli presenti sulla membrana dei pro-
carioti attuali.
Una teoria molto accreditata ipotizza che mitocondri e clo-
roplasti abbiano effettivamente un’origine procariotica e che
la loro presenza si debba a una simbiosi tra procarioti di di-
verse dimensioni e con diverso metabolismo che diedero vita
alle prime cellule eucariotiche. Questa ipotesi, nota come
teoria endosimbiontica
(
sezione D
), è stata sviluppata
da diversi studiosi già nei primi anni del Novecento, ma è
stata meglio definita e supportata da nuovi elementi solo
dopo l’avvento della microscopia elettronica, che ha con-
sentito di evidenziare la struttura degli organuli eucarioti-
ci. Fu così esposta nella sua forma attuale dalla biologa
Lynn Margulis nel 1981.
La simbiosi è una stretta associazione tra due organismi dal-
la quale traggono vantaggio entrambi. La cellula ospite po-
trebbe essere stata un procariota di grosse dimensioni, ete-
rotrofo e anaerobio, cioè incapace di vivere in presenza di os-
sigeno. Questo procariota avrebbe inglobato ma non digeri-
to un piccolo batterio fotosintetico dal quale otteneva i pro-
dotti della fotosintesi in cambio di protezione all’interno del
suo citoplasma. Gli attuali cloroplasti delle cellule eucarioti-
che sarebbero i discendenti di questi batteri fotosintetici.
L’antenato dei mitocondri sarebbe un altro batterio simbion-
te, probabilmente un organismo aerobio, in grado perciò di
utilizzare per produrre energia l’ossigeno di cui l’atmosfera
terrestre si stava via via arricchendo. I legami di dipendenza
tra cellula ospite e simbionti si sarebbero poi fatti più stret-
ti con il passare del tempo, fino a dare origine a un solo or-
ganismo con le caratteristiche della cellula eucariotica.
I
cloroplasti, i mitocondri
e l’origine delle cellule eucariotiche
Evoluzione
69
Il trasporto passivo
non richiede energia
In ogni cellula vi è un flusso continuo di mate-
riali, non solo da una zona all’altra del citopla-
sma, ma anche dall’interno verso l’ambiente
extracellulare e viceversa, attraverso la membra-
na plasmatica. Le cellule vivono in un ambiente
acquoso, dove le molecole e le particelle di pic-
cole dimensioni si muovono incessantemente,
seguendo traiettorie casuali. A volte capita che
le molecole, per qualche ragione, si muovano
tutte in una direzione, accumulandosi in un’uni-
ca zona: si dice, allora, che si è formato un
gra-
diente
di concentrazione. Nei sistemi viventi si
possono verificare gradienti di
concentrazione
,
di
pressione
o di
carica elettrica
.
Il movimento delle molecole in presenza di
un gradiente non richiede energia: le molecole
diffondono spontaneamente, spostandosi da re-
gioni a elevata concentrazione a regioni a bassa
concentrazione,oppure da regioni a elevata pres-
sione verso regioni a pressione minore, o, infine,
verso il luogo in cui siano concentrate cariche di
segno opposto. Quando le molecole o gli ioni si
spostano da regioni a elevata concentrazione a
regioni a concentrazione minore, esse si muovo-
no
secondo gradiente
.
Il movimento delle molecole secondo gra-
diente di concentrazione attraverso una mem-
brana plasmatica è chiamato
trasporto passivo
,
poiché non comporta lo svolgimento di alcun
lavoro. Esistono tre tipi di trasporto passivo: per
diffusione
, per
osmosi
e per
diffusione facilitata
.
La diffusione semplice
Se mettiamo una goccia d’inchiostro in un bic-
chiere pieno d’acqua (figura
24
) vedremo il
In che modo le molecole entrano
ed escono dalla cellula?
Il trasporto
passivo
24. Diffusione di una goccia di inchiostro
in acqua.
Classe
VIRTUALE
Il latte è il liquido secreto dalla ghiandola mammaria pre-
sente nelle femmine di mammifero. Il suo scopo è dare un
nutrimento bilanciato ai cuccioli durante le prime fasi di vita.
È composto principalmente da acqua, proteine, zuccheri,
grassi e da una varietà di fattori di crescita (vitamine, mine-
rali ecc.) e agenti anti-infettivi. La percentuale di queste so-
stanze varia molto da una specie all’altra.
La composizione del latte
Un latte con un’elevata percentuale di proteine aiuta il pic-
colo a svilupparsi velocemente, mentre un latte ricco di gras-
si lo aiuta a mettere su peso rapidamente. I mammiferi che
vivono in ambienti freddi, come le foche e i leoni marini,
producono un latte che contiene più del 50% di grassi, tan-
to che i piccoli possono crescere di diversi kilogrammi al
giorno e essere svezzati in brevissimo tempo.
Umano, vaccino, umanizzato
Il latte umano contiene soprattutto acqua e poi zuccheri
(6,9-7,2%) e grassi 3-5%. Il contenuto proteico non supe-
ra lo 0,8-0,9%. Al contrario il latte vaccino, cioè il latte di
mucca che beviamo abitualmente, è più ricco in proteine
(3,2%). Questo latte non è particolarmente adatto all’ali-
mentazione dei neonati: l’eccessivo contenuto in proteine
lo rende indigesto e risulta pesante per i reni a causa di un
eccesso di minerali rispetto al latte materno. È per questo
che, in mancanza di quest’ultimo, il quale resta comunque
la prima scelta, viene usato il cosiddetto latte artificiale o
“umanizzato”: latte vaccino modificato per quantità e qua-
lità di proteine, qualità di grassi e contenuto di carboidra-
ti, sali minerali e vitamine, in modo da renderlo più simile
a quello umano.
I
l latte
Biodiversità
fibre di cellulosa
macrofibrilla
microfibrilla
molecole
di cellulosa
Le categorie più importanti di lipidi sono:
1. gli oli, i grassi e le cere;
2. i fosfolipidi;
3. gli steroidi.
I trigliceridi si trovano negli alimenti
Nella nostra dieta,gli
oli
e i
grassi
sono le moleco-
le a più alto contenuto energetico.Dalla rottura dei
loro legami, infatti, si libera molta più energia che
da quantità analoghe di carboidrati o proteine. La
maggior parte dei lipidi sono grosse molecole
costituite da più
subunità.
Si parla di subunità,anzi-
ché di monomeri, perché le diverse componenti
non sono tutte uguali.Gli oli e i grassi, ad esempio,
sono composti da due tipi diversi di subunità:
a. il
glicerolo
, contenente tre atomi di carbonio
che costituiscono lo scheletro della molecola;
b. gli
acidi grassi
, costituiti da lunghe catene di
carbonio e idrogeno.
Quando tre acidi grassi si legano a una mole-
36
SEZIONE
A
Chimica della vita
16. Struttura delle fibre di cellulosa (legno di pino).
Quanta aria transita nei polmoni durante l’inspirazione e
l’espirazione? La quantità di aria inspirata in media da un
adulto è detta
volume corrente
ed è pari a circa 500 ml.
Di questi, solo 350 ml circa raggiungono gli alveoli: gli al-
tri rimangono nelle vie aeree andando a occupare spazi nel
naso, nella faringe, nella laringe, nella trachea e nell’albero
bronchiale (spazi cosiddetti di
aria morta
, perché non vie-
ne utilizzata per gli scambi respiratori). Una piccola quan-
tità di quest’aria, chiamata
aria residua
, rimane sempre nei
polmoni per evitare che gli alveoli collassino, cioè rimanga-
no schiacciati.
È possibile aumentare la quantità di aria immessa nei pol-
moni praticando una
respirazione forzata
. Il volume
d’aria che l’individuo può emettere con un’espirazione for-
zata dopo un’inspirazione massima è la sua
capacità vi-
tale
. La
capacità polmonare
di una persona è, invece,
l’equivalente del volume di aria che può essere contenu-
ta nei polmoni,
dato dalla somma
della capacità vita-
le e dell’aria resi-
dua, e si aggira,
normalmente, in-
torno a 5-6 litri.
Capacità vitale e
capacità polmona-
re sono due parametri molto importanti per valutare la
funzionalità respiratoria
. Sarà capitato anche a te, so-
prattutto se pratichi uno sport a livello agonistico, di do-
verti sottoporre alla
spirometria
, una tecnica per deter-
minare la capacità polmonare attraverso la misurazione del
volume dei gas inspirati ed espirati. La spirometria è il me-
todo diagnostico più diffuso per individuare disturbi a ca-
rico dell’apparato respiratorio (figura
A
).
L
a spirometria
Medicina
La bassa pressione provoca
l’entrata di aria nei polmoni,
mentre l’alta pressione
spinge l’aria ad uscirne
L’aria si muove dentro e fuori i polmoni, in segui-
to alla variazione di volume della
cavità toraci-
ca
, grazie all’azione di particolari muscoli: il
dia-
framma
e i muscoli
intercostali
(figura
7
). La
cavità toracica è la parte del corpo compresa tra
il collo e il diaframma; il diaframma è un fascio di
muscoli che divide la cavità toracica e quella ad-
dominale. È attraversato dall’esofago e da diversi
vasi sanguigni che mettono in comunicazione le
due cavità.
I muscoli intercostali si estendono dal bordo
inferiore di ogni costola fino a quello superiore
della costola sottostante. Esistono due serie di
muscoli intercostali: i
muscoli intercostali interni
alla cavità toracica, formati da fibre che si esten-
dono obliquamente verso il basso e verso la
schiena (da davanti a dietro), e i
muscoli interco-
stali esterni
, formati da fibre che si estendono verso
il basso e verso il torace (da dietro a davanti).
Inspirazione
Il diaframma e i muscoli intercostali esterni sono
responsabili dei cambiamenti delle dimensioni
della cavità toracica durante la respirazione.
Questi cambiamenti determinano il movimento
dell’aria all’interno e all’esterno dei polmoni.
Durante l’inspirazione il diaframma, normalmen-
te disposto a forma di cupola con concavità verso
l’alto, si contrae,appiattendo e abbassando il pavi-
606
SEZIONE
I
Funzioni vitali negli animali e nell’uomo
7. Meccanismo della respirazione negli esseri umani.
INSPIRAZIONE
Quando il diaframma si contrae
e si appiattisce, anche i muscoli
intercostali esterni si contraggono
e spingono in alto le costole.
ESPIRAZIONE
Quando il diaframma si rilassa
e torna alla sua forma di cupola,
i muscoli intercostali esterni si
rilassano e le costole si abbassano.
lo sterno si muove
verso l’esterno
e verso l’alto
muscoli
intercostali interni
muscoli
intercostali
esterni
diaframma
A. Misurazione della capacità
polmonare.
mento della cavità toracica. I muscoli intercostali
esterni si contraggono dilatando la gabbia toraci-
ca.La parete interna della cavità toracica è delimi-
tata da una sottile e delicata membrana chiama-
ta
pleura
. La pleura si ripiega su se stessa per rive-
stire ciascun polmone. Ne risultano due strati
completamente isolati l’uno dall’altro, separati
solo da una sottile pellicola di mucosa. Così,
quando il volume della cavità toracica aumenta
durante l’inspirazione, i polmoni si espandono
grazie alla coesione delle molecole d’acqua tra
le due membrane. Più sem606plicemente, i pol-
inspirazione
inspiration
espirazione
expiration
Flip
*IT
so
. Le membrane delle vescicole si fondono
con le membrane dell’apparato di Golgi
libe-
rando al suo interno le molecole che qui possono
essere modificate, grazie alla formazione di nuovi
legami chimici o per l’aggiunta di carboidrati .
Per esempio, la mucina, la proteina che forma gran
parte delle secrezioni mucose del corpo,assume la
sua conformazione finale nell’apparato di Golgi.
Quando le molecole sono pronte per la loro
destinazione finale, vengono separate e racchiuse
3
2
1
in
vescicole secretorie
. Ciascuna vescicola
si dirige verso la propria destinazione: le vescico-
le contenenti sostanze che devono essere espul-
se dalla cellula si fondono con la membrana pla-
smatica, liberando il loro contenuto all’esterno ;
le altre vescicole si fondono con le membrane
degli organuli a cui sono destinati i prodotti che
contengono, come ad esempio i
lisosomi
.
I lisosomi e i vacuoli
sono importanti per il
rinnovamento cellulare
I
lisosomi
sono organuli esclusivi delle cellule
animali. Sono formati da vescicole membranose
che contengono
enzimi digestivi
, cioè sostanze
che promuovono le reazioni di demolizione
delle grosse molecole in molecole più piccole.
In una sola cellula possono essere presenti fino
a diverse centinaia di lisosomi (figura
20
,
pagina seguente). Questi organuli sono molto
importanti per la vita della cellula: essi svolgono
un ruolo essenziale nel rinnovamento cellulare,
poiché consentono la demolizione delle parti
invecchiate e non più funzionanti che la cellula
sostituisce con altre di nuova sintesi.
Il nome
vacuolo
deriva dal latino
vacuum
,
cioè vuoto. Si tratta, infatti, di contenitori delimi-
tati da membrana, vuoti solo in apparenza, che
fungono invece da depositi per diverse sostanze
4
4
La cellula: struttura e funzioni
CAPITOLO
3
65
18. L’apparato di Golgi.
pile di sacchi
membranosi
vescicola che si è staccata
dall’apparato di Golgi
19. Il percorso di una molecola dall’apparato di Golgi all’esterno della cellula.
nucleo
apparato di Golgi
esocitosi
proteine sintetizzate
per la secrezione
vescicole secretorie
RE rugoso
RE liscio
1
2
3
4
5
vacuolo
vacuole
Flip
*IT
Il funzionamento
dell’apparato di Golgi
Classe
VIRTUALE
• Focus
biodiversità,
evoluzione,
medicina
• Collegamento puntuale
con le immagini
• Visione d’insieme
• Analisi visiva
• Analisi di un esperimento
• Concetti e relazioni:
quesiti simili alle verifiche Abilità, si trovano alla
fine dei paragrafi più importanti.
Quesito di apertura •
Biology in English •
Domande guida, alle quali
rispondono i titoli dei paragrafi •