La guerra è un fallimento dell’immaginazione

Valentina Bartolucci, Giorgio Gallo, Costruire la pace in un mondo in guerra, Mondadori Università, Milano 2025, XVI-312 p. Scheda a cura di Niccolò Grazzini.

Conflitto non vuol dire sempre guerra

Il volume Costruire la pace in un mondo in guerra di Valentina Bartolucci e Giorgio Gallo rappresenta un contributo importante alla riflessione contemporanea sul tema della pace e dei conflitti. Frutto di oltre vent’anni di attività di insegnamento e ricerca nell’ambito delle Scienze per la Pace, affronta in modo sistematico e multidisciplinare il rapporto tra guerra e pace, offrendo strumenti di lettura critica della contemporaneità utili non solo allo studioso, ma anche a chi insegna a scuola e a chi aspira a una cittadinanza consapevole.

Il presupposto di fondo del libro è la distinzione fondamentale tra guerra e conflitto: mentre quest’ultimo è considerato una dinamica naturale e potenzialmente trasformativa della convivenza umana, la guerra ne rappresenta una degenerazione patologica, frutto di un fallimento di immaginazione. Tale distinzione è resa operativa attraverso l’adozione di approcci e strumenti elaborati nell’ambito della ricerca per la pace, tra cui il noto triangolo ABC (Atteggiamenti, Comportamenti, Contraddizioni) proposto da Johan Galtung.

 

Un’indagine storica e filosofica

I primi capitoli del testo sono dedicati a un’indagine storica e filosofica della guerra: se ne ricostruiscono le rappresentazioni culturali, le giustificazioni etiche, la trasformazione da evento eccezionale a strumento normalizzato della politica. Di particolare interesse per lo storico è l’attenzione alle metamorfosi del paradigma bellico nella contemporaneità, dove le guerre non si configurano più secondo i modelli classici, ma assumono forme ibride, asimmetriche e permanenti, spesso sono combattute da attori non statali e legate a interessi economici globali. È in questo contesto che gli autori analizzano i principali conflitti recenti e in corso, utilizzandoli come casi esemplari per illustrare le dinamiche della violenza contemporanea. La guerra in Ucraina, cominciata con l’invasione russa nel febbraio 2022 e segnata da continue escalation, viene proposta come un evento spartiacque che ha riportato la guerra interstatale nel cuore dell’Europa, mettendo in crisi l’idea di un continente pacificato. Gli autori ne mettono in luce non solo le cause geopolitiche, ma anche le dimensioni culturali e mediatiche, in particolare la tendenza a semplificare il conflitto in una narrazione binaria che ostacola una comprensione profonda delle sue radici.

Ugualmente centrale è l’analisi della crisi in Medio Oriente, con riferimento all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e alla durissima risposta israeliana nella Striscia di Gaza. Viene evidenziata la tragica sproporzione delle vittime civili e l’emergere, anche in questo caso, di una logica di escalation che soffoca ogni spazio di mediazione. Altri conflitti citati includono la guerra in Iraq del 2003, analizzata come esempio paradigmatico della strumentalizzazione del discorso umanitario a fini bellici, il conflitto siriano, che incarna la tipologia della guerra civile internazionalizzata, e le guerre nei Balcani, con particolare attenzione al ruolo delle compagnie militari private e alle conseguenze della dissoluzione jugoslava. Viene inoltre menzionata la guerra in Tigray, in Etiopia, tra le più sanguinose del nostro tempo, spesso ignorata dal discorso pubblico europeo.

 

Il significato della pace: giustizia e diritti

L’approccio degli autori si distingue per la volontà di favorire una trasformazione strutturale dei conflitti. La pace, in questa prospettiva, non è intesa come semplice assenza di guerra, ma come presenza attiva di giustizia, diritti, inclusione, partecipazione. Una pace positiva, generativa, che richiede l’attivazione di percorsi educativi, culturali e politici capaci di sfidare l’inerzia della violenza.

Il testo dedica ampio spazio anche all’analisi del rapporto tra sviluppo e violenza, mostrando come le dinamiche di esclusione economica, marginalizzazione e diseguaglianza siano spesso alla radice dei conflitti armati, e come talvolta anche le politiche di cooperazione, se mal progettate, possano contribuire a riprodurre tali dinamiche.

 

La pace si costruisce, ed è una responsabilità verso il futuro

Di grande interesse è infine la parte dedicata agli strumenti operativi per la costruzione della pace: peacekeeping, peacemaking, peacebuilding. Il volume non si limita a una critica del presente, ma propone linee d’azione concrete per chi opera nei contesti conflittuali, con un linguaggio accessibile ma rigoroso.

In definitiva, Costruire la pace in un mondo in guerra rappresenta un contributo prezioso per chi, nel mondo della scuola, vuole fornire agli studenti chiavi di lettura critiche del presente e costruire percorsi didattici orientati all’educazione alla cittadinanza e alla pace. Un’opera da leggere, discutere e condividere, nella convinzione che il compito dell’insegnante non si esaurisca nella trasmissione del sapere, ma implichi anche una responsabilità etica verso il futuro.

Maggio 2025