Tre parole chiave di Elena Ferrante

Gli obiettivi


Grazie alla scrittura di Elena Ferrante, la cui opera si può considerare un vero e proprio classico dei nostri tempi, Napoli e l’Italia si propongono oggi come un repertorio di storie della nostra ipermodernità globalizzata. I suoi romanzi evocano  nelle lettrici e nei lettori i movimenti oscuri, le questioni aperte, i grovigli emotivi delle grandi trasformazioni di oggi attraverso una messa in scena quasi provocatoria di Napoli e della sua oggettiva particolarità (antropologica, culturale e politica), del suo eccedere rispetto al disciplinamento della modernità. Il fascino delle narrazioni ferrantiane, al tempo stesso radicate e cosmopolite, sta in una magmatica metamorfosi delle vite e del tempo. Per spiegare il senso di queste metamorfosi, la lezione ritaglia attraverso l’intera opera della scrittrice un percorso tematico, scandito da tre parole chiave: «matrofobia», «polifonia» e «frantumaglia».

 

Si parlerà di:



  • Matrofobia. La scrittura di Ferrante dà voce ai tratti decisivi della differenza femminile, una alterità storica, esistenziale e biologica che disegna nuovi equilibri e risemantizza quelli ereditati dal millenario repertorio dell’immaginario maschile. Tra i segni di questa alterità, spicca la relazione conflittuale ma fondativa tra le figlie e le madri e la rappresentazione della «matrofobia» («la paura di diventare come la propria madre», A. Rich) come ciclica caduta delle figlie emancipate nelle «caverne» (E. Ferrante) delle madri.

  • Polifonia. Nei romanzi di Ferrante, le microstorie dei destini umani mostrano i loro strati geologici di dominio e violenza attraverso le esistenze delle donne, ma al tempo stesso mettono in forma un mondo femminile inclusivo, che è riuscito a rovesciare il personale nel politico partendo dalla relazione morale e immorale con l’altra.

  • Frantumaglia. Le protagoniste dei romanzi di Ferrante sono legate da un discorso comune sulla soggettività femminile, sulla sua capacità di destrutturarsi e rinascere dalla «frantumaglia», un’esperienza traumatica di scomposizione della realtà profondamente affine alla «smarginatura» che governa sul piano formale e tematico L’amica geniale. Non è un caso che entrambi questi termini siano neologismi, di cui uno semantico (la smarginatura): la loro novità lessicale dà forma al bisogno di nominare il mondo da una prospettiva inedita.



Relatrice


Tiziana de Rogatis (Napoli) insegna Letterature comparate all’Università per Stranieri di Siena. Ha scritto su Montale, la poesia europea e il modernismo. Attualmente si occupa del rapporto tra il trauma, le identità femminili e le forme letterarie in scrittrici italiane e del mondo anglofono. Su Ferrante ha pubblicato una monografia (Elena Ferrante. Parole chiave, 2018) edita da e/o e da Europa Editions, le case editrici italiana e americana della scrittrice. Sull’Amica geniale ha tenuto conferenze in Italia e nel mondo.