La geopolitica del pallone. Mondiali di calcio e relazioni internazionali

Obiettivi


La lezione intende ricostruire la storia della Coppa del mondo di calcio, dalla prima edizione del 1930 in Uruguay sino a Russia 2018, mostrando come da semplice evento sportivo essa abbia acquisito un crescente protagonismo sul terreno geopolitico, che l’ha trasformata in un vero e proprio mega-evento globale. La parte finale della lezione sarà dedicata al caso di Qatar 2022, sottolineando come si tratti di un tassello fondamentale della strategia di soft power (secondo alcuni sport power) promossa dalla monarchia qatariota per consolidare la propria immagine a livello regionale e internazionale.

 

Si parlerà di:



  • La Coppa del mondo di calcio come evento politico globale. Le grandi manifestazioni sportive (a partire dai Giochi Olimpici) nel corso del Novecento hanno progressivamente acquisito un crescente protagonismo sul terreno economico, mediale e soprattutto politico, diventando ben presto maxi-eventi di portata geopolitica globale. La Coppa del mondo di calcio ne è probabilmente la testimonianza più evidente. La scelta stessa del Paese organizzatore è un atto politico fin dalla prima edizione del 1930, quando l’attribuzione della prima edizione della Coppa cadde sull’Uruguay che aveva fatto pressioni per inserire l’evento nei festeggiamenti per il centenario della sua costituzione.

  • L’età dei pionieri (1930-1954). Sotto la guida di Jules Rimet il Mondiale si consolida sul piano sportivo e finanziario. Anche se il torneo in Uruguay è poco più di un campionato americano e quelli del 1934 e del 1938 sono poco più di un torneo europeo è proprio in questa fase che vengono messe le basi della futura espansione e che il suo significato politico viene riconosciuto. Non solo l’organizzazione del torneo diventa veicolo di propaganda, ma anche la semplice partecipazione di una squadra può diventare – come dimostrano i fischi di Marsiglia alla nazionale italiana nel 1938 – un’occasione di contestazione politica.

  • La fase della stabilizzazione (1954-1974). La Coppa del mondo si consolida attorno alla diarchia Europa-Sudamerica. In un periodo segnato da guerra fredda e decolonizzazione, è in particolare la presidenza del britannico Stanley Rous (1961-1974) che permette alla FIFA di rafforzarsi nel quadro di un rigido eurocentrismo, che di fatto esclude il cosiddetto «Terzo Mondo» calcistico.

  • Nuovi orizzonti televisivi e commerciali (1974-1998). L’elezione a presidente della FIFA del brasiliano João Havelange (1974-1998) rappresenta uno spartiacque e sancisce l’avvio di una nuova fase, «commerciale-televisiva». A partire dalle elezioni del 1974, si assiste a un’alleanza in funzione antieuropea nel mondo del calcio che porta all’apertura verso altri continenti, all’aumento delle squadre partecipanti alla fase finale e soprattutto all’esplicito sfruttamento commerciale del potenziale economico dei Mondiali.

  • L’era della «globalizzazione» (1998-2018). In piena continuità con il suo predecessore, Joseph Blatter innalza ulteriormente il Mondiale di calcio a mega-evento planetario, fatto di introiti in crescita esponenziale, di visibilità mediatica globale (a partire da Francia 1998 tutte le edizioni hanno fatto registrare audience cumulative superiori ai 25 miliardi di telespettatori) e sotto la sua presidenza tutti i continenti, ad eccezione dell’Oceania, ospitano un’edizione della Coppa del mondo.

  • Verso Qatar 2022. Gli scandali che obbligano alle dimissioni di Blatter portano alla luce un lato oscuro fatto di interessi poco nobili e corruzione, che paradossalmente però contribuisce, al pari dei media e degli sponsor, all’affermazione del calcio come fenomeno globale e si intrecciano con l’assegnazione dell’edizione 2022 al Qatar.






Relatore


Riccardo Brizzi è docente di Storia contemporanea presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna e presso il master di giornalismo dello stesso Ateneo. È membro del Senato accademico dell’Università di Bologna. Ha ricevuto incarichi d’insegnamento come visiting professor presso numerose Università europee (Sciences Po Paris, Paris II Assas, Sciences Po Lyon, Universität Bamberg, ecc). Tra le pubblicazioni più recenti: Charles de Gaulle and the Media (Palgrave Macmillan, 2018) e Storia della Coppa del mondo di calcio (1930-2018). Politica, sport, globalizzazione (con N. Sbetti, Le Monnier, 2018).

 

Moderatore


Alessandro Mongatti, Responsabile editoriale del settore Università, Periodici e Varia di Mondadori Education


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STORIA DELLA COPPA DEL MONDO DI CALCIO (1930-2018)

Politica, sport, globalizzazione

Riccardo Brizzi, Nicola Sbetti
La Coppa del mondo non è soltanto una manifestazione sportiva, ma è anche un evento dalle importanti ripercussioni politiche. Celebri sono le strumentalizzazioni propagandistiche effettuate da dittatori come Mussolini e Videla delle vittorie mondiali della nazionale italiana negli anni Trenta e argentina nel 1978. Meno conosciuti sono altri episodi, come i festeggiamenti in Iran per la qualificazione ai Mondiali del 1998, che portarono migliaia di donne a scendere in piazza violando convenzioni e divieti, o l'appello effettuato da Didier Drogba a deporre le armi e organizzare libere elezioni in una Costa d'Avorio lacerata dalla guerra civile, in occasione della qualificazione della propria nazionale a Germania 2006. Questo volume ripercorre la storia della Coppa del mondo di calcio, dalla prima edizione del 1930 in Uruguay sino a Russia 2018, mostrando come da semplice evento sportivo essa abbia acquisito un crescente protagonismo sul terreno mediatico, economico e, soprattutto, politico, che l'ha trasformata in un vero e proprio mega-evento globale.
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