Come costruire una nazione: la RAI-TV

Obiettivi

Da quando, nel 1954, avviò le trasmissioni televisive regolari, la RAI è stata lo specchio fedele della società e della politica del nostro paese. Negli anni del cosiddetto «miracolo economico», sotto il ferreo controllo della Democrazia Cristiana, la RAI-TV fu un formidabile strumento di «pedagogia popolare», contribuì alla nazionalizzazione della cultura e dei saperi, aiutò a forgiare la moderna società dei consumi.

Con il passaggio dalla «vecchia» alla «nuova televisione», che coincise con l’avvento del duopolio RAI-Fininvest, tanto i mezzi di comunicazione quanto i partiti politici, dismesse le funzioni di nation building, diventarono i mediatori della partecipazione dei cittadini al «nuovo benessere»; la televisione, pubblica e privata, non serviva più a plasmare la cultura nazionale, ma a diffondere l’American dream delle infinite possibilità per tutti; il consenso non lo si cercava attorno a delle «verità» bensì nei confronti di un «prodotto».

Nei suoi primi cinquant’anni di storia, dunque, la TV italiana è stata lo specchio, l’amplificatore, il palcoscenico delle evoluzioni della società, della politica e della cultura di massa; non ne è stata l’artefice unica, ma senz’altro l’interprete più attenta e puntuale.

La lezione ricostruisce questa storia, mettendo anche in luce come, nella dialettica tra continuità e rotture, un elemento di lungo periodo nella vicenda della televisione italiana sia dato dalle sue commistioni con la politica e i partiti; in questo senso la discesa nell’arena politica di Silvio Berlusconi, proprietario del colosso Fininvest, costituì una sorta di «anomalia nell’anomalia», con sicuramente molte specificità ma anche con radici profonde in un’epoca assai più lontana. Resta da vedere se la rivoluzione digitale e l’avvento dei new media riusciranno in futuro a emancipare la TV italiana dai suoi stretti rapporti con il potere politico.

 

Si parlerà di:

  • Uno sguardo alla periodizzazione.
  • Pulpito, cattedra, finestra sul mondo: la missione della RAI-TV.
  • Programmi e protagonisti dell’età d’oro della RAI.
  • La politica in video: la grande novità degli anni Sessanta.
  • La RAI sotto assedio: il boom delle emittenti private.
  • Quando cambiò tutto: gli anni Ottanta della «Milano da bere».
  • Gli italiani e la «neotelevisione».
  • Politica e TV alla vigilia dell’«era Berlusconi».
  • Conclusioni: la TV come autobiografia della nazione.

Relatrice

Giulia Guazzaloca è professore associato di Storia contemporanea presso l’Università di Bologna. Fa parte del comitato di redazione della rivista «Ricerche di Storia Politica» (Il Mulino). Tra le sue pubblicazioni Una e divisibile. La RAI e i partiti negli anni del monopolio pubblico 1954-1975 (Le Monnier, 2011); Storia della Gran Bretagna 1832-2014 (Le Monnier, 2015).

Materiale didattico

Tutti i partecipanti riceveranno al termine dell’evento delle schede di approfondimento sul tema oggetto dell’incontro, realizzate a cura della redazione sulla base delle indicazioni del Relatore.

Come partecipare

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Attestato di partecipazione

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Dal catalogo Università e Saggistica

UNA E DIVISIBILE

La RAI e i partiti negli anni del monopolio pubblico (1954-1975)

Giulia Guazzaloca
Perché la TV italiana è sempre apparsa un’appendice della politica, uno strumento asservito al potere e ai partiti? Il volume parte da questo interrogativo per indagare le relazioni tra televisione e politica nella fase in cui radio e TV erano di esclusivo monopolio pubblico.
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