In dialogo su Dante con Gian Luigi Beccaria, Giulio Ferroni, Tomaso Montanari e Stefano Prandi

 

I temi dell’incontro:

La presenza di Dante oggi
A 700 anni dalla morte del poeta, la Commedia ancora oggi strettamente appartiene, quasi frutto di un vicinissimo ieri, al nostro mondo linguistico e culturale: rappresenta quasi senza distanze una condivisione forte, unica nel panorama delle letterature del mondo, e un riconoscimento immediato e familiare di immagini, di personaggi e di storie.

Relatore: Gian Luigi Beccaria, linguista e critico letterario, è membro dell’Accademia della Crusca, dell’Accademia delle Scienze di Torino e dell’Accademia dei Lincei. Oltre a numerosi studi su lingua e scrittori della letteratura italiana, ha curato il Dizionario di linguistica, metrica e retorica (Einaudi 1994 e 2004) ed è autore di alcuni fondamentali studi, tra cui Italiano antico e nuovo (Garzanti 1988-1992), I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute (Einaudi 1995), Sicuterat. Il latino di chi non lo sa. Bibbia e liturgia nell’italiano e nei dialetti (Garzanti 1999), Tra le pieghe delle parole (Einaudi 2007), Il mare in un imbuto. Dove va la lingua italiana (Einaudi 2010), L’italiano che resta. Le parole e le storie (Einaudi 2016) e Il pozzo e l’ago. Intorno al mestiere di scrivere (Einaudi 2020). Per Mondadori Education ha scritto con Marinella Pregliasco i manuali di grammatica Italiano. Come si è formato, come funziona. come si usa, come cambia (Le Monnier Scuola 2014) e Parole per… Leggere, pensare, comunicare (Le Monnier Scuola 2019).

Dante poeta “popolare”?
La Commedia è certamente stata ed è un’opera “popolare”, come conferma la sua enorme fortuna, diffusa ben oltre la ristretta cerchia dei lettori colti. Ciò è avvenuto principalmente per due motivi. Innanzitutto perché essa fa continuamente riferimento a un immaginario collettivo ampiamente divulgato dalle leggende, dalla predicazione, dalla tradizione figurativa come la Biblia pauperum. In secondo luogo perché è la poesia stessa di Dante a possedere la capacità di rendere concreto e vivo tutto ciò che tocca, dimostrandosi intimamente “realistica” (come aveva intuito Auerbach) e riuscendo a rendere costantemente partecipe il lettore attraverso l’evocazione delle emozioni dei personaggi rappresentati nel poema.

Relatore: Stefano Prandi, studioso si è formato all’Università di Bologna con Ezio Raimondi, Luciano Anceschi, Umberto Eco, Carlo Ginzburg, Alfonso Traina. Titolare della cattedra di Letteratura italiana all’Università di Berna dal 2001 al 2017, dirige ora a Lugano l’Istituto di Studi Italiani dell’Università della Svizzera italiana. Ha insegnato alcuni anni nelle scuole secondarie superiori e ha collaborato con l’editoria scolastica. Il suo lavoro di ricerca spazia dal Medioevo all’Umanesimo e Rinascimento, dall’età moderna al Novecento. Per Mondadori Education ha scritto i manuali di letteratura italiana La vita immaginata (A. Mondadori Scuola 2019) e Il mondo nelle parole (A. Mondadori Scuola 2020).

Dante e le due lingue degli italiani
Una vecchia idea di Roberto Longhi era quella di separare l’insegnamento di italiano da quello del latino, per annetterlo a quello della storia dell’arte. Questo avrebbe permesso alla storia dell’arte di avere più ore, più importanza, più forza. E avrebbe reso chiaro che si trattava di insegnare contemporaneamente le due lingue degli italiani: quella delle parole e quella delle immagini, secondo un’idea di “bilinguismo culturale” che affiora alla nostra coscienza storica nell’XI canto del Purgatorio, dove Dante paragona i padri del volgare (Guinizzelli, Cavalcanti e lui stesso) a Giotto e Cimabue, padri della pittura italiana. La dignità delle immagini, questa lingua popolare e coltissima insieme, parte da Dante e a Dante incessantemente ritorna.

Relatore: Tomaso Montanari si è formato alla Scuola Normale di Pisa e insegna all’Università per Stranieri di Siena. Studia l’età barocca e il ruolo della storia dell’arte nell’Italia di oggi, con particolare attenzione ai temi dell’ambiente e della tutela del patrimonio e del paesaggio. Scrive per «Il Fatto quotidiano» e tiene la rubrica “Ora d’arte” nel Venerdì de «la Repubblica». Ha curato per Rai 5 le monografie a puntate su La libertà di Bernini, La vera natura di Caravaggio, I silenzi di Vermeer e Velázquez. L’ombra della vita. Per Mondadori Education ha diretto e scritto insieme a Salvatore Settis il manuale per i Licei Arte. Una storia naturale e civile (Einaudi Scuola 2018 e 2019)

La lunga vita dei personaggi danteschi
La popolarità di Dante è legata fin dall’inizio alla suggestione della sua opera e all’enigma della sua figura personale (vari aneddoti diffusi su di lui). La conoscenza a livello popolare del suo poema e dei suoi personaggi si è poi prolungata in infinite riprese nelle arti più varie, svolgimenti narrativi, deformazioni inventive. Da una parte un Dante severamente monumentale, dall’altra un’icona pop, fino ai più vari media contemporanei. Come esempio di fortuna popolare dei personaggi danteschi, particolare attenzione sarà riservata a Pia dei Tolomei.

Relatore: Giulio Ferroni, è professore emerito della Sapienza di Roma. Ha compiuto una fitta serie di studi su autori dei secoli più diversi, seguendo anche, come critico militante, la produzione letteraria contemporanea. Tra i suoi libri più recenti: Ariosto (2008), Prima lezione di letteratura italiana (2010), Il comico. Forme e situazioni (2012), Gli ultimi poeti. Giovanni Giudici e Andrea Zanzotto (2013), La fedeltà della ragione (2014), La scuola impossibile (2015), La solitudine del critico (2019), L’Italia di Dante. Viaggio nel paese della Commedia (2019).

Moderatore: Duccio Canestri, Docente e consulente editoriale, Mondadori Education.