Terza dose di vaccino anti-COVID-19: quando e perché?

di Ylenia Nicolini

Ha avuto inizio, lo scorso 20 settembre 2021, il terzo ciclo della campagna vaccinale in Italia. Riceveranno infatti una terza dose di uno dei due vaccini a mRNA (Comirnaty e Spikevax) autorizzati nel nostro Paese sia i soggetti adulti e adolescenti di età ≥ 12 anni immunocompromessi, sia gli anziani di età ≥ 80 anni, gli over 60, i soggetti ricoverati nelle RSA e gli operatori sanitari maggiormente esposti o a rischio di sviluppare forme gravi di COVID-19.

La Commissione tecnico-scientifica dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), tuttavia, non sostiene, al momento, la necessità di procedere alla somministrazione di una terza dose di vaccino (“booster”) alla popolazione generale. Su quali dati si basa questa scelta?

Innanzitutto, nonostante un’ulteriore riduzione del numero di casi di COVID-19 tramite una terza dose sia invitante, qualsiasi decisione presa in merito deve basarsi sulle evidenze e considerare i rischi e i benefici per gli individui e per la società. Al momento, le evidenze disponibili sono ancora parziali; si dispone infatti di dati preliminari in continua evoluzione che, per fornire informazioni più specifiche, necessitano di essere incrementati. Inoltre, seppur la somministrazione di un booster alla popolazione potrebbe in futuro divenire necessaria per via di un calo dell’immunità iniziale o per la comparsa di nuove varianti virali, va considerato che i vaccini tuttora disponibili continuano ad essere efficaci contro la malattia severa, inclusa quella causata dalla variante delta.

La Figura a, in cui è illustrata l’efficacia del vaccino contro la patologia severa piuttosto che verso qualsiasi infezione da COVID-19, mostra un quadro della situazione attuale: il vaccino è in sostanza più efficace contro la forma grave, indipendentemente dalla variante da cui si è colpiti. Inoltre, anche se l’efficacia resta maggiore verso la variante alpha, si osserva comunque anche un’elevata protezione dalla variante delta. Sulla base di questi dati, secondo cui l’efficacia contro la malattia grave resta alta, non sembrerebbe ancora necessaria la somministrazione di una terza dose alla popolazione generale.

 





Figura a. Efficacia del vaccino contro la patologia severa versus efficacia del vaccino contro qualsiasi infezione da COVID-19 (informazioni tratte da vari report sull’efficacia dei vaccini). I grafici illustrano l’efficacia dei vaccini contro la variante severa e contro qualsiasi tipo di infezione. A) Efficacia contro qualsiasi infezione (dal 50% a <80%, dall’80% a <90%, ≥90%); B) Varianti virali.
Fonte: Krause, Philip R., et al. “Considerations in boosting COVID-19 vaccine immune responses.” The Lancet (2021): 02046-8. .


In questo scenario, va inoltre considerato un altro aspetto. La protezione contro la malattia severa è mediata non solo dalla risposta anticorpale (che per alcuni vaccini è di breve durata), ma anche dall’immunità cellulo-mediata e dalla memoria immunologica, molto più durevoli della prima. Una riduzione del livello degli anticorpi neutralizzanti, quindi, non indica necessariamente una riduzione dell’efficacia del vaccino nel tempo, proprio come una diminuzione dell’efficacia del vaccino contro la patologia leggera non è sinonimo di una perdita di efficacia verso la malattia grave.

Il fatto che i vaccini al momento disponibili siano in grado di stimolare una risposta umorale (anticorpale) contro le varianti in circolo dimostra che tali varianti non si sono ancora evolute a tal punto da riuscire a sfuggire alla risposta immunitaria che si è sviluppata in risposta a vaccinazione o a precedente infezione. Somministrare i vaccini a popolazioni numerose e non ancora vaccinate consentirebbe quindi di bloccare l’ulteriore evoluzione di varianti accelerando, di conseguenza, la fine della pandemia. In questo senso, le attuali forniture mondiali di vaccini potrebbero offrire più vantaggi se distribuite a Paesi con bassi tassi di copertura vaccinale. A tal proposito, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiesto una moratoria fino alla fine di settembre 2021 sui richiami con la terza dose. L’obiettivo di questa richiesta è proprio quello di ridurre le ampie disparità nei tassi di vaccinazione nel mondo e di garantire una copertura vaccinale di almeno il 10% della popolazione in ogni Paese entro due mesi.

 

Attività da proporre alla classe

Israele è stato il primo Paese al mondo a somministrare le vaccinazioni anti-COVID, (con il vaccino Pfizer-BioNTech), e il primo in cui già a febbraio 2021 si è iniziato a riscontrare un calo di infezioni, ricoveri e decessi nelle popolazioni più anziane. Consulta al seguente link https://ourworldindata.org/coronavirus i dati statistici relativi alla diffusione del virus SARS-CoV-2 in Israele e prepara una presentazione multimediale in cui illustri l’andamento degli ultimi due mesi in termini di nuovi casi, decessi, dosi di vaccino somministrate. Confronta i dati ottenuti con quelli relativi all’Italia.

 

Sitografia:


Agenzia Italiana del Farmaco

ISS

Ministero della Salute

Our World in Data

World Health Organization


Bibliografia:


Krause, P. R., Fleming, T. R., Peto, R., Longini, I. M., Figueroa, J. P., Sterne, J. A., ... & Henao-Restrepo, A. M. (2021). Considerations in boosting COVID-19 vaccine immune responses. The Lancet, 02046-8.

Turner, J. S., Kim, W., Kalaidina, E., Goss, C. W., Rauseo, A. M., Schmitz, A. J., ... & Ellebedy, A. H. (2021). SARS-CoV-2 infection induces long-lived bone marrow plasma cells in humans. Nature, 1-5.