Immunità: scelta individuale, responsabilità collettiva

di Stefania Franco

La pandemia ha riportato in auge il dibattito mai sopito sull’obbligo vaccinale. Per ora non è previsto l’obbligo di vaccinazione contro COVID-19, ma già si parla di possibili restrizioni per chi dovesse rifiutarlo, come per esempio il divieto di viaggiare in aereo o recarsi all’estero. Tali misure potrebbero essere applicate quando la copertura vaccinale sarà tale da poter contenere il contagio.

 

Il mito dell’immunità

Da sempre gli esseri umani aspirano all’immunità, un desiderio che diverse culture hanno tradotto in forma di mito. Nella cultura greca è esemplare la vicenda di Achille: il suo corpo riceve l’immunità dalle acque del fiume Stige, fatta eccezione per il tallone, che sua madre Teti tiene fuori dall’acqua mentre lo immerge. Molto simile alla storia di Achille è la leggenda norrena del sangue di drago, narrata nella saga dei Nibelunghi. Dopo aver ucciso il drago, Sigfrid si bagna nel suo sangue e diventa invincibile, ma una piccola parte del suo corpo coperta da una foglia rimane vulnerabile. Entrambi gli eroi muoiono per una ferita inferta nel loro punto debole. 

La morale è che la completa immunità è un traguardo irraggiungibile persino per gli eroi, figurarsi per i comuni mortali, ma a un livello più profondo possiamo trovare un altro significato. Nei miti, infatti, le vicende individuali hanno sempre un significato collettivo, perciò possiamo considerare il corpo dell’eroe come una metafora del corpo sociale: in quest’ottica emerge quanto il concetto di immunità sia intrinsecamente collettivo. Tutte le società hanno il loro punto debole, che consiste in quella parte di popolazione che, per varie ragioni, non è stata immunizzata. La vulnerabilità collettiva a una certa malattia è tanto più estesa quanto maggiore sarà il numero di persone esposte. 

 

La livella delle libertà

Un argomento sollevato dagli oppositori dell’obbligo vaccinale si basa sull’idea che il diritto dell’individuo a non sottoporsi al vaccino non lede quello degli altri ad accettare tale pratica. Si tratta di un’interpretazione “personale” del principio liberale secondo il quale la mia libertà finisce dove inizia la tua. La questione, infatti, è che per fronteggiare i virus non possiamo agire come individui, bensì dobbiamo sforzarci di pensare a noi stessi come membri di una collettività.

Infatti, per le loro caratteristiche biologiche i virus non fanno distinzioni quando si tratta di attaccare un organismo.

Nella poesia A livella Totò paragona la morte allo strumento utilizzato dai muratori per pareggiare le superfici. I virus sono un po’ come la livella:  si interessano a noi solo nella misura in cui possono colonizzarci per fare ciò che autonomamente non possono fare, ossia replicarsi e diffondersi. Dal punto di vista di un virus ci sono solo tre categorie di persone: i suscettibili, gli infetti e i rimossi. I primi sono i più interessanti perché sono i potenziali ospiti; gli infetti sono quelli che sono già stati attaccati e possono diffondere il contagio; i rimossi sono quelli che non possono più essere infettati o perché sono guariti e sono diventati immuni o perché sono morti. Questo modello prende il nome di SIR, dalle iniziali delle tre categorie infettivologiche appena elencate, ed è utilizzato per studiare come si diffondono gli agenti infettivi (non soltanto virus ma anche batteri, funghi e parassiti).

Il principio della libertà individuale funziona fintanto che consideriamo gli esseri umani come singoli. L’immunità, invece, è una strategia intrinsecamente collettiva. All’interno di una popolazione ci saranno sempre dei suscettibili e per contrastare il contagio è necessario creare intorno a loro una cintura protettiva. La funzione degli immuni è proprio questa: ridurre al minimo le parti del corpo sociale esposte al contagio.

 

Il diritto dell’individuo e l’interesse della collettività

Sono molte le motivazioni che possono spingere alla riluttanza o al rifiuto vaccinale e le implicazioni etiche sono tali da rendere quello dei vaccini uno dei temi più polarizzati del dibattito pubblico. Particolarmente spinosa è la questione dell’obbligo vaccinale che si pone in questi termini. 

Lo Stato può imporre al cittadino un trattamento sanitario per ragioni di salute pubblica

Che cosa deve essere considerato prioritario, il diritto individuale all’autodeterminazione o l’interesse della collettività

L’articolo 32 della Costituzione afferma che:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Il pomo della discordia tra sostenitori e oppositori dell’obbligo vaccinale spunta nel secondo comma.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. 

Chi si oppone all’obbligo vaccinale si appella a questo passaggio per sostenere che l’imposizione di un trattamento sanitario è incostituzionale. Tuttavia, questa tesi si basa su un’interpretazione errata di una frase costruita con una doppia negazione. Parafrasando il secondo comma in forma affermativa, da nessuno … se non si passa a:

Tutti possono essere obbligati a un determinato trattamento sanitario solo per disposizione di legge.

Questo significa che solo lo Stato e nessun altro può imporre un trattamento sanitario. Un esempio è il trattamento sanitario obbligatorio a cui possono essere sottoposte le persone affette da gravi patologie psichiatriche. L’obbligo vaccinale ricade nella stessa fattispecie giuridica, ma con una sostanziale differenza. A intervenire qui è il principio secondo il quale la libertà individuale può e deve essere limitata qualora costituisca una minaccia per la società. Questo è esattamente ciò che si verifica rispetto al rischio di contagio, dal momento che l’immunità non è soltanto una questione individuale ma è una proprietà comune e condivisa dai membri di una società. 

 

Il mito del rischio zero e la scelta di Achille

Il corollario dell’immunizzazione come strategia collettiva è la condivisione tanto dei benefici quanto dei rischi. Il rischio zero non esiste: per quanto un vaccino possa essere sicuro, l’inoculazione è sempre un salto nel vuoto per l’individuo, che non ha modo di sapere a priori se svilupperà una reazione avversa. Lo Stato ha il diritto di chiedere al cittadino di assumersi a titolo individuale un rischio, per quanto piccolo esso possa essere, se questo è nell’interesse comune?

Diversamente dai comuni mortali, Achille conosceva il suo destino e ha avuto la possibilità di scegliere tra una vita lunga ma priva di grandezza e una vita breve ma gloriosa. Achille ha scelto la gloria. Fortunatamente per noi il dilemma non si pone in maniera così drammatica e nessuno è tenuto a comportarsi da eroe. Tuttavia non siamo completamente impotenti di fronte ai capricci del caso, perché in una certa misura il rischio può essere calcolato e, soprattutto, condiviso con la collettività.

 

Bibliografia

Eula Biss, Immunità. Vaccini, virus e altre paure, Luiss University Press 2021

Paolo Giordano, Nel contagio, Einaudi 2020

Andrea Grignolio, Chi ha paura dei vaccini, Codice 2016

 

Attività per la classe