Esiodo
(gr. Hesíodos, lat. Hesiodus)

Una discussa autobiografia
Tutto ciò che una lunga tradizione di studi ama ripetere, in termini biografici, sul conto di Esiodo – ritenuto la prima vera ‘personalità’ della storia letteraria occidentale – è desunto da diversi passaggi delle sue opere, non tutti di carattere esplicitamente ‘autobiografico’: si ritiene così che egli fosse un piccolo contadino di Ascra, in Beozia, dove il padre giunse dalla città d’Asia Cuma, per mare, in cerca di fortuna, e dove Esiodo crebbe accanto ad almeno un fratello, il Perse destinatario delle Opere. Alla morte del padre, i due fratelli sarebbero venuti a contesa per la spartizione dell’eredità, e dal testo delle Opere pare di cogliere che Perse sia ricorso a vie disoneste, se non addirittura a veri e propri atti di corruzione, per farsi assegnare parte cospicua del patrimonio. Come Esiodo sia divenuto poeta, è descritto – e ripetuto da molti moderni nei termini di una vera e propria ‘esperienza mistica’ – dal proemio della Teogonia: mentre egli pascolava le sue greggi sull’Elicona, le Muse gli sarebbero apparse e l’avrebbero aspramente apostrofato come membro di un ceto (quello dei pastori) dedito ai soli piaceri del ventre; gli avrebbero quindi ingiunto di dedicarsi al canto (di cantare «ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà») consacrandolo poeta tramite il dono di un ramo d’alloro. Ancora dalle Opere si apprende un altro evento fondamentale della biografia esiodea: la sua vittoriosa partecipazione alle competizioni poetiche organizzate a Càlcide, in Eubea, per la morte del signore Anfidamante; Esiodo avrebbe quindi dedicato alle Muse dell’Elicona il tripode vinto nella gara.

Sin qui i dati ricavabili dai testi del poeta; i moderni si chiedono poi se la sua attività aedica avesse carattere professionistico, o se si trattasse soltanto di una pratica dilettantesca svolta a margine del lavoro agricolo e pastorale; se la contesa con Perse si sia risolta con successo, o se Esiodo abbia avuto anche per questo rapporti così conflittuali con le élites aristocratiche urbane che dominavano la Beozia arcaica (i famosi «re divoratori di doni»). Ai dati interni e alle speculazioni successive non poco aggiunge la tradizione biografica antica: che descrisse fra l’altro in forma leggendaria la morte del poeta, di cui in età storica si voleva identificare la tomba nella città di Orcòmeno.

Quanto alla cronologia, il riferimento ad Anfidamante e alla guerra per il controllo della pianura lelantina orientano verso la seconda metà dell’VIII secolo a.C.: il che collima, pur in termini generali, con la diffusa cronologia antica, che faceva di Esiodo talora un predecessore, talora un contemporaneo, talora infine un successore di Omero; quest’ultima versione risultò dominante con l’ellenismo, ed è tuttora condivisa dalla maggioranza degli studiosi, benché non manchino critici illustri che ritengono Esiodo anteriore ad Omero (o, meglio, i suoi testi anteriori ai testi di tradizione omerica).

Tuttavia, contro l’insieme di questa ricostruzione, si sono levate di recente voci assai critiche. Si è fatto osservare che molti dei presunti elementi autobiografici contenuti nei testi esiodei (specialmente nel proemio della Teogonia e nelle Opere) corrispondono ad altrettanti motivi convenzionali assai diffusi nella poesia greca successiva e soprattutto nella letteratura del bacino mediterraneo che ad Esiodo fu precedente o coeva: così l’epifania delle Muse (o di altra divinità) in un ambiente pastorale, la lite con il fratello (o con altro congiunto) come motivo ispiratore di massime a carattere sapienziale, il tema del poeta come ‘esule’ o ‘straniero’ che spesso castiga condotta e costumi dei potenti locali, e via dicendo. Ciò indurrebbe ad individuare in ‘Esiodo’, contro l’opinione che vede in lui il primo esempio di matura autoconsapevolezza poetica o addirittura il primo ‘individuo’ della storia occidentale, una figura dai tratti leggendari, una sorta di ‘garante’ o patrono ideale del testo e della sua autorità: in breve, qualcosa di non troppo diverso dall’Omero mitizzato (e storicamente ‘impalpabile’) della tradizione aedica. Contro tale dissoluzione di Esiodo nella corrente anonima delle consorterie aediche e dell’oral poetry si sono scagliati non pochi assertori dell’opinione tradizionale. Sicché la questione, oggi come oggi, appare più che mai aperta.

Opere esiodee e ‘pseudo-esiodee’
Sotto il nome di Esiodo l’antichità tramandava un numero assai consistente di poemi epici a carattere narrativo, teologico o sapienziale, riuniti in un corpus che per estensione e modalità d’attribuzione ricorda dappresso la formazione del cosiddetto Ciclo epico: un insieme di poemi ‘anonimi’ e verosimilmente tradizionali agglutinati intorno al nome di un’autorità ormai riconosciuta a livello panellenico, secondo un tipico processo di ascrizione pseudoepigrafica (‘falsificazione’ che attribuisce un testo a un autore illustre) che risulta attestato in molti àmbiti della letteratura antica (dall’epica alla tragedia, dalla filosofia all’oratoria, per tacere d’altri). Di tale corpus sono giunti sino a noi soltanto frammenti (talvolta cospicui), e per intero i tre poemi Teogonia, Opere e Scudo.

I moderni sono oggi pressoché unanimi nel ritenere autentici soltanto la Teogonia e le Opere, mentre il discorso rimane sostanzialmente aperto per quella sezione finale delle Opere che prende il nome di Giorni, e che dopo un lungo periodo di sfortuna critica si trova oggi per lo più apprezzata come genuina materia esiodea (ma non senza eccezioni e vivaci dissensi).

Già in antico, tuttavia, una tradizione beotica – quindi risalente ai conterranei al poeta - di cui è testimone Pausania (II d.C.) giudicava autentiche soltanto le Opere, con l’eccezione del proemio, e condannava senza appelli la stessa Teogonia: opinione condivisa anche da altri dotti di età ellenistica. Per lungo tempo si è inoltre contestato come ‘opera di scuola’, posteriore a Esiodo, il proemio della Teogonia, che oggi si ritiene invece un testo capitale per la comprensione del poeta e della sua poetica.

Gli altri poemi rientranti nel corpus esiodeo sono i seguenti: il Catalogo delle donne o Eée (Eôiai, dal refrain «o colei che…», con cui si introducono le varie ‘eroine’ protagoniste della narrazione), che si connetteva al tema trattato dalla Teogonia affrontando il motivo dell’unione fra dèi e donne mortali; da una delle narrazioni contenute nel poema, quella di Alcmena, si sarebbe dipartito il racconto dello Scudo, che rievoca la lotta fra Eracle e Cicno figlio di Ares; l’Ornitomanzia, un poema didascalico sulla divinazione tramite l’osservazione dei volatili; la Melampodia, dedicata all’indovino Melampo; i Precetti di Chirone, poema sapienziale che intendeva raccogliere le massime impartite dal Centauro Chirone al giovane Achille; la Discesa di Teseo nell’Ade; le Grandi Eee e le Grandi Opere, che dovevano avere temi affini a quelli dei due poemi pressoché omonimi e meglio noti.

Temi e poetica
Pur in una produzione tanto varia, ed esposta a così frequenti sospetti di estesa inautenticità, i moderni hanno cercato di delineare un ‘pensiero’ esiodeo relativo innanzitutto al mondo degli uomini e al mondo degli dèi, quindi al ruolo della poesia in tale contesto. Si riconosce in genere che tema dominante del canto esiodeo sia la Dike («Giustizia») nel suo aspetto di legge cosmica (è tutore della dike lo Zeus di cui la Teogonia narra l’avvento a spese di Urano, di Crono e delle altre divinità pre-olimpiche) e di legge umana (l’esaltazione della giustizia e la legittimazione del lavoro umano, nel quadro del mondo ordinato voluto da Zeus, è il motivo che tiene insieme le Opere). Di qui tanto la lunga narrazione delle vicende divine narrata nella Teogonia, che si può considerare (e già gli antichi consideravano) una vera e propria canonizzazione del pantheon greco, quanto la lunga serie di massime e consigli, sia pratici che morali, rivolti al destinatario delle Opere, il fratello Perse.

Il ruolo riconosciuto al poeta in questa prospettiva è ovviamente quello di un ‘maestro di verità’, o addirittura di un autentico ‘profeta’, giacché con Esiodo più che con Omero sono enfatizzati quei caratteri che rendono così simili, nell’immaginario greco, le figure del cantore e dell’indovino. Altri studiosi hanno voluto invece sottolineare quei caratteri ‘razionali’ che farebbero di molte riflessioni esiodee (e di molte personificazioni divine) un diretto antecedente delle concezioni poi elaborate dalla filosofia ionica e ionico-attica; al punto che alcuni tendono a vedere in Esiodo una sorta di ‘tramite’ intermedio fra l’oralità pura di Omero e il mondo ormai alfabetizzato del tardo arcaismo.

Ancora assai discusso è invece l’orizzonte sociologico della poesia esiodea: si ritiene tradizionalmente che Esiodo fosse un ‘piccolo contadino’ e che quindi la sua ideologia si opponesse per statuto a quella del mondo aristocratico rappresentato da Omero. Tale immagine è però oggetto di un radicale ridimensionamento: non solo il proprietario terriero descritto da Esiodo appare tutt’altro che modesto per mezzi e per sostanze, ma nella stessa visione esiodea è possibile riconoscere non pochi elementi di genuina ideologia aristocratica, destinati a duratura fortuna nella progressiva elaborazione dell’etica tradizionale antica.

Un terreno assai fruttuoso per la ricerca esiodea è risultato, a partire dalla seconda metà del Novecento, il confronto con numerosi testi della letteratura del Vicino oriente: a cominciare dall’Enuma Elis, poema accadico del II millennio a.C., che tante somiglianze mostra con la Teogonia, sino ai numerosi esempi di letteratura sapienziale sumera, accadica, egiziana, la cui comunanza di temi e motivi con le Opere non si può in alcun modo negare.

[Federico Condello]