Mondadori Education & You

ME & You

"A SCUOLA CON GLI AUTORI"

Il professor Alberto Asor Rosa racconta la sua esperienza su la Repubblica...

 

A Scuola con gli autori è un progetto culturale di Mondadori Education pensato appositamente per gli studenti dell’ultimo anno del ciclo superiore degli studi, con l’obiettivo di favorire ulteriori stimoli alla crescita “sociale” e alla maturazione critica dei ragazzi, nel momento che più di ogni altro segna il passaggio all’età adulta.

Il progetto nei mesi scorsi si è articolato in una serie di lectio magistralis tenute in classe da alcuni dei rappresentanti più significativi della cultura italiana. Un ciclo di incontri con una prospettiva trasversale e una sfumatura di formazione, che ha affrontato temi di grande attualità recuperando il percorso storico delle idee per approfondire e spiegare il “presente”. Un progetto articolato, ideato per sottolineare argomenti di grande impatto culturale e civile, come la questione dell’identità nazionale e il concetto di cittadinanza.

A incontrare gli studenti maturandi delle scuole italiane sono stati alcuni degli autori più noti e importanti della casa editrice, che a partire ciascuno dalla propria disciplina, hanno percorso l’Italia intera mettendo a disposizione dei ragazzi il loro sapere e la loro lunga esperienza: Alberto Asor Rosa, Eva Cantarella, Adriano Prosperi, Mario Vegetti, Silvia Vegetti Finzi, Gustavo Zagrebelsky.

 

Un viaggio nelle superiori ci aiuta a capire il bello del Paese

TRA QUEI BANCHI SI VEDE L’ITALIA

Se dipendesse da me, intitolerei questo pezzo: «Elogio della scuola pubblica italiana».

Sono stato quest’anno a colloquio, su argomenti di letteratura e di varia umanità, con docenti e studenti di vari istituti medi superiori (prevalentemente Licei classici, scientifici e linguistici), nelle più diverse località del paese: a Milano, Ferrara, Perugia, Civitavecchia, Benevento, Campobasso, Sulmona, L’Aquila, Monreale, Catania; intorno a Roma, a Bracciano, Torrimpietra, Frascati; a Roma in Licei di estrema e media periferia (Pasteur, Primo Levi) oppure del più assoluto centro storico e della fama più consolidata e sicura (Mamiani, Tasso). Ovunque ho trovato un livello di attenzione e di preparazione più che decente, in taluni casi ottima. Ovunque, un vivo interesse per un discorso culturale, che, dalle propaggini storiche più lontane dell’identità italiana, arrivi fino ai nostri giorni, e da qui continui a proiettarsi verso il futuro (invece di arrestarsi all’altro ieri, come qualcuno vorrebbe). Dice: ma l’invito rivolto al «conferenziere di fama» costituisce di per sé un’autoselezione. Ossia: chi si fa vivo e partecipa, si colloca da solo al di sopra della media. Può darsi che sia vero. Di fatto, però, la linea dell’eccellenza, se di questo si tratta, presenta una sua sostanziale uniformità, che comunque sorprende. E del resto come potrebbe esserci una linea dell’eccellenza, se dietro di essa non ci fosse un intero organismo vitale e in movimento? Vorrei perciò utilizzare il caso personale per fare alcune considerazioni d’ordine generale. Come si è visto, io parlo prevalentemente della scuola media superiore, non solo per le esperienze personalmente compiutevi, ma soprattutto per la sua particolare incidenza nell’ambito dei fenomeni sui quali vorrei qui soprattutto attirare l’attenzione.

Tuttavia, non ho alcun motivo di credere che gli ordini scolastici precedenti, dalla materna alla scuola media unica, non attingano al medesimo spirito unificante (per l’Università, invece, bisognerebbe fare un discorso diverso, più grave e preoccupato). Ebbene, io dico che nel nostro stanco, demotivato e potenzialmente sempre più disgregato paese, la scuola pubblica rappresenta senz’ombra di dubbio la nervatura unitaria più resistente e più pervasiva. Lo sanno tutti? Se tutti lo sapessero, non accadrebbe che la scuola pubblica italiana, invece d’esser considerata dall’opinione pubblica e dalle forze politiche, come dovrebbe, il soggetto istituzionale più importante e significativo, si presenti agli appuntamenti (compresi quelli che dovrebbero essere organizzati dai Ministri della Pubblica Istruzione, — cioè, per l’appunto, i suoi Ministri), come un grande «convitato di pietra» scomodo e misconosciuto.

La nervatura di cui io parlo è fatta dell’omogeneità dei programmi, di una diffusa e sostanzialmente uniforme dedizione dei dirigenti scolastici e dei docenti e dell’inesauribile travaso di esperienze che corre fra l’istituzione formativa e il resto del mondo (le famiglie in primo luogo, certo, ma anche le altre istituzioni dello Stato, la produzione culturale, il giornalismo, le innumerevoli realtà locali italiane, il mondo così ricco e così specifico dei nostri beni culturali e ambientali, ecc. ecc). Tutto ciò, però, non funzionerebbe come funziona, se a fa da cemento a tutto il resto non intervenisse un robusto ed estremamente diffuso spirito democratico. Non sto parlando delle opinioni politiche dei professori, di cui so poco, e che comunque non riguardano questo ragionamento. Sto parlando della disponibilità al confronto e al dialogo, che è elevata, e permea di sé il complesso dell’istituzione. Ossia: da Milano a Monreale la scuola italiana è più italiana, — ossia è più comune, omogenea, riconoscibile — di quanto accada a qualsiasi altra cosa le stia intorno, — politica, società, costumi e linguaggi. Certo, ci sono altre istituzioni unificanti, dal sistema politico democratico — rappresentativo alla magistratura alle (se non è una mia idea fissa) stazioni dei carabinieri. Ma nessuna possiede l’universale pervasività della scuola pubblica e, come io sostengo, la sua sostanziale omogeneità. Se si entrasse di più nel merito, bisognerebbe parlare dei programmi d’insegnamento e della formazione (universitaria e post — universitaria) degli insegnanti: argomenti, ambedue, che condurrebbero a riflettere su altri aspetti dell’identità culturale italiana di massa in questa fase storica, e renderebbe necessariamente più operativo (e forse più critico) il discorso d’assaggio che in questo momento sto facendo. Se le cose però stanno così, non si dovrebbe aprire oggi (come altre volte è accaduto in momenti nodali della nostra storia) un colossale dibattito per la difesa e il rilancio della scuola pubblica italiana? Si parla tanto di prospettive future per il nostro paese. Ma il cuore dello sviluppo sta nella buona salute presente e futura della scuola pubblica. Se non si riparte da questo, non si andrà lontano.

 Alberto Asor Rosa - la Repubblica, sabato 2 giugno 2012

Bookmark and Share

Altre iniziative

  • Gridare “Mai più!”, il 27 gennaio e non solo

    Per non dimenticare la tragedia della Shoah

    Continua »

  • Ricordare per...

    Concorso per studenti del terzo anno della Scuola Secondaria di Primo Grado.

    Continua »

  • GIOCHI DI POTERE

    Intrecci tra sport e politica nel nuovo libro di Nicola Sbetti. 

    Continua »

  • LA WEBCAM COME SUPPORTO ALL'INSEGNAMENTO

    Le nuove tecnologie possono dimostrarsi valide alleate nel processo di apprendimento.

    Continua »


Canale Video

MEbook, MEbook kids, MEbook Young e MEbook eXtra: scopri quale app scaricare per leggere il tuo libro digitale.